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Praia a Mare, Luigi Sebillo disperso in mare: sono trascorsi 18 anni

Aggiornamento: 26 feb 2021

La madre attende il suono del campanello. Si occupa del caso di Luigi Sebillo la trasmissione "Chi l'ha visto?”


L'immagine di Sebillo ricostruita da "Chi l'ha visto?”
L'immagine di Sebillo ricostruita da "Chi l'ha visto?”

PRAIA A MARE – 24 feb. 21 - Un corpo mai ritrovato e una storia che nel cuore di tante persone è rimasta aperta, senza una conclusione. Il caso di Luigi Sebillo, uscito per una battuta di pesca 18 anni fa e mai più rientrato a casa, torna d'attualità. Oggi Luigi Sebillo, che viveva a Tortora con la sua famiglia, avrebbe 33 anni. Quel 23 febbraio del 2003, invece, aveva soli 15 anni. In barca con un amico nella zona dell'Isola di Dino. Il “caso” torna d'attualità perchè, i genitori che non si sono mai arresi, non avendo elementi concreti davanti agli occhi; e perchè la trasmissione “Chi l'ha visto” torna nuovamente sulla vicenda. La madre di Luigi Sebillo, Annamaria, è addolorata, ma non si è mai data per vinta. Il cuore di madre la spinge a credere che possa esserci un'altra “trama”. “Sono 18 anni - scrive Annamaria – ma per me sono 18 minuti. Dovresti rientrare a momenti. Il campanello suono, forse sei tu che rientri.



Mi manchi da morire. Io sto ancora aspettando. Un giorno a quella porta ci sarai tu. Lo so, forse sarò troppo vecchia e non sarò io ad aprirti, ma ti riconoscerò solo al suono della tua voce e del tuo passo. “Eccomi”! Il saluto di quando rientravi a casa”. Sono i pensieri struggenti che ancora folgorano il cuore, la vista di una madre che da 18 anni non può che avere un pensiero fisso, il suono del campanello. Perché un corpo non l'ha mai visto. E non può piangere, se non ha certezze sulla sorte del figlio. Gli avvocati Francesco Liserre Giancarlo Mariano, difendono i genitori di Luigi Sebillo. Su sollecitazione dei due legali, nel 2017 la Procura di Paola ha chiesto e ottenuto, dal Gip, la riapertura del caso. Un caso che, secondo i legali, presenta dei punti poco chiari.

Quel 23 febbraio, i due, verso le prime luci dell’alba, si sarebbero diretti, a bordo di una piccola barca a remi, nella zona di mare alle spalle del camping internazionale per trascorrere qualche ora di pesca. Le condizioni del tempo non erano certo delle migliori. Imperversava un forte vento di tramontana che avrebbe spinto la barca alla deriva. I due, presi dal panico, avrebbero deciso di abbandonare il natante e di raggiungere la riva a nuoto. Uno solo dei due ragazzi è riuscito ad arrivare a riva e a dare l'allarme. Già nel 2007, gli avvocati ed i familiari hanno inserito in una memoria gli elementi che non combacerebbero fra le versioni ufficiali, quelle raccontate e quelle raccolte. La prima questione è quella dell’orario di uscita in mare. Poi, in una versione dei fatti si sostiene che i due amici nella lunga nuotata si sarebbero sentiti incoraggiandosi l’un l’altro; in altre dichiarazioni risulterebbe che il superstite si sarebbe accorto dell’assenza dell’amico solo dopo aver raggiunto la riva. Nei dubbi di quella tragica giornata rimane anche il luogo individuato solo successivamente nello specchio d’acqua davanti al campeggio Internazionale di Praia a Mare, mentre i soccorsi stavano operando in tutt’altra zona, in località Fiuzzi. Dopo richieste insistenti, due giorni dopo, si riuscì infatti a capire che il punto dove era stata abbandonata la barca era quello davanti al camping e i sub riuscirono a trovare nei fondali, a circa venti metri di profondità e a 200 metri dalla riva la canna da pesca, gli occhiali, la maglietta della tuta ed il cappellino dello scomparso. La barca era stata trovata il 23 febbraio alle 14.10 a nord dell’isola di Dino con a bordo il cellulare.



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