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Omicidio Dimova: la difesa di Renda prepara il ricorso. Motivazioni della sentenza

Emerge una novità sulla "preordinata intossicazione da stupefacenti" per l'imputato. L'avvocato Grimaldi preannuncia il ricorso



BELVEDERE – 28 giu. 22 - Omicidio Dimova, sono state depositate le motivazioni della sentenza Renda. L'avvocato difensore dell'imputato, Andrea Renda, ha preannunciato appello per una ipotesi evidenziata nelle motivazioni della sentenza di preordinata intossicazione da stupefacenti. Come si ricorderà, lo scorso 17 febbraio la Corte d'Assise di Cosenza ha ritenuto Andrea Renda, 33 anni, responsabile dell'omicidio di Aneliya Dimova, la donna di origini bulgare, di 55 anni, uccisa nella notte del 30 agosto 2020 a Belvedere Marittimo. Un delitto efferato, compiuto con una bottiglia di whisky utilizzata per massacrare la testa ed uccidere la vittima mentre si trovava nel suo letto, nell'abitazione del centro storico di Belvedere. Dopo tre ore circa di camera di consiglio, la Corte d'Assise ha letto il dispositivo con cui ha dichiarato la colpevolezza dell'imputato. Per i capi contestati, Andrea Renda è stato condannato alla pena di 22 anni di reclusione, ai quali vanno aggiunti tre anni di libertà vigilata da scontare a fine pena. Previsto anche il risarcimento. Dalle motivazioni si evince che la Corte d’Assise di Cosenza ha riconosciuto l’imputato colpevole del reato di omicidio, ma ha escluso l’aggravante dei motivi abietti e futili, non configurabili nel caso di specie, perché il motivo di lucro sotteso al reato era inquadrabile nel bisogno dell’imputato di reperire la sostanza stupefacente.



Di conseguenza, secondo quanto si desume, l’imputato avrebbe avuto diritto, con valutazione ex post, all’accesso al rito abbreviato. Tale richiesta era stata presentata dall'avvocato difensore dell'imputato, Alberto Grimaldi, sia dinanzi al giudice per le indagini preliminari, che dinanzi alla Corte. Se fosse stata accolta la richiesta, ad Andrea Renda sarebbe stato riconosciuto lo sconto di pena. La Corte d'Assise ha riqualificato il delitto di rapina, contestato al capo a) della rubrica, in quello di furto aggravato, perché commesso con violenza sulle cose. E’ stato negato il riconoscimento delle attenuanti generiche perché la Corte d’Assise ha ritenuto ricorrente l’ipotesi della preordinata intossicazione da stupefacenti. Il computo della pena, pertanto, fa notare l'avvocato Alberto Grimaldi, è partito da trenta anni di reclusione, ridotti di un terzo per il rito abbreviato a venti anni, aumentati a ventidue anni per il concorso col reato di furto aggravato. L’avvocato Alberto Grimaldi, difensore del Renda, ha preannunciato l’interposizione di appello, ritenendo, tra le altre cose da far valere in sede di gravame, “priva di ogni riscontro e ingiustificabile” l’ipotesi, tutta nuova e nemmeno contestata dal pubblico ministero della preordinata intossicazione. Nel corso della discussione in corte d'Assise, il pubblico ministero, Rossana Esposito, aveva chiesto l'ergastolo con isolamento diurno. A tale richiesta si era associato anche l'avvocato di parte civile, Eugenio Greco. Nel corso dell'attività di indagine, come si ricorderà, sono stati rilevati i filmati della videosorveglianza che inchiodano l'imputato, recuperata la ricostruzione della rete agganciata dai cellulari ed effettuate mirate ricostruzioni nell'appartamento della tragedia che si trova nel centro storico di Belvedere Marittimo, fino a recuperare un pezzo di inferriata del balcone per individuare con gli esami del Ris dei carabinieri le impronte dell'imputato.



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