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Incendio all'autocarrozzeria, deposito giudiziario. Due arresti. Contestato il metodo mafioso

Aggiornamento: 9 ago 2022

I fatti avvenuti a maggio a Corigliano Rossano alla Socas. Indagini dei carabinieri del reparto territoriale coordinate dalla Dda di Catanzaro



CORIGLIANO ROSSANO – 8 ago. 22 - Individuati i due presunti autori dell'incendio dello scorso 24 maggio all'autocarrozzeria e depositeria giudiziaria di Corigliano Rossano, Socas Srl. Nelle prime ore della mattinata, nel centro di Corigliano Rossano, i militari del Reparto Territoriale carabinieri, coordinati dal tenente colonnello Raffaele Giovinazzo, supportati dal personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria ”, dal Nucleo Carabinieri Cinofili di Vibo Valentia, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Catanzaro, nei confronti di due fratelli, un 55enne, Giovanni Chiaradia, ed un 49enne, Piero Francesco Chiaradia, già noti alle forze dell'ordine, entrambi del luogo. Sono accusati di incendio doloso aggravato dal metodo mafioso. I due, come è noto, sono da ritenersi presunti innocenti in considerazione dell’attuale fase del procedimento fino ad un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.



L’attività investigativa intrapresa dai militari, ha consentito di ricostruire, a livello di gravità indiziaria ed in attesa dei successivi sviluppi, quanto accaduto nella notte del 24 maggio. In quella data veniva incendiata la grande officina ed autocarrozzeria (depositeria giudiziaria) “Socas s.r.l.”, interamente distrutta. L’attività tecnica e dinamica svolta dai militari della sezione operativa del reparto territoriale carabinieri di Corigliano Rossano ha permesso di ricostruire a livello di elevata probabilità, il movente, le fasi preparatorie e quelle immediatamente successive all’evento delittuoso, riscontrando. Mandanti e pianificatori dei fatti sarebbero i due arrestati. In particolare, il 55enne, con diversi precedenti, già condannato in via definitiva per il reato di associazione mafiosa e per estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso, da ritenersi innocente fino a sentenza passata in giudicato, avrebbe richiesto al titolare dell’officina di procedere ad una immediata riparazione del proprio veicolo, pretendendo che avvenisse nello stesso giorno. Aveva ricevuto, però, risposta negativa dai titolari.



Per la mole di lavoro, avevano rinviato il lavoro al lunedì successivo. L’evento in questione determinava la reazione stizzita del 55enne che nei giorni successivi manifestava al fratello i suoi propositi di “castigare” il titolare dell’officina. L’attività investigativa espletata permetteva di riscontrare, inoltre, il presunto coinvolgimento del 49enne, anch'egli con precedenti. Avrebbe partecipato, insieme al fratello, alla preparazione delle bottiglie incendiarie, prelevando la benzina da un’autovettura nella loro disponibilità. In considerazione delle eclatanti modalità della condotta, è stata riconosciuta l'aggravante del metodo mafioso. Gli arrestati, espletate le formalità di rito, sono stati associati alla casa circondariale di Cosenza, a disposizione della competente autorità giudiziaria.



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