Belvedere Marittimo, Omicidio Dimova: l'avvocato Greco, contro chi "infanga" il nome della vittima

Il ringraziamento ai carabinieri di Belvedere Marittimo e Scalea e alla procura per il lavoro fatto fino ad ora nelle indagini


BELVEDERE MARITTIMO – 2 ott. 20 - Quando è ancora forte il dolore per la perdita della 55enne bulgara, Aneliya Dimova, arriva l'avvertimento dell'avvocato della famiglia, Eugenio Greco, a chi mette in giro voci che possano infangare la memoria della straniera, massacrata nella sua abitazione. Sono voci di un coro stonato. Perché la gran parte dei cittadini che hanno conosciuto Aneliya Dimova, la ricordano come una persona solare, impegnata a lavorare per sostenere economicamente anche i suoi familiari. La lettera dell'avvocato Eugenio Greco, però, inizia con il dar merito ai militari dell'Arma e alla procura. Pochi giorni per sbrogliare la matassa e consegnare alla giustizia il presunto assassino, inchiodato, al momento, da elementi che sono al vaglio degli inquirenti. “In nome dei familiari, degli amici e dei conoscenti di Aneliya Dimova – scrive l'avocato Eugenio Greco - esprimo un forte senso di gratitudine e ringrazio i carabinieri della stazione di Belvedere Marittimo, del comando di Scalea, la procura della Repubblica di Paola per l’impegno profuso che ha condotto, in breve tempo, a questo primo importante risultato.

Risultato che, se restituisce alla comunità di Belvedere, tanto scossa da questo ennesimo tragico evento, un minimo di serenità, certamente non restituirà Aneliya all’affetto dei suoi familiari.

Don Gianfranco, parroco della chiesa madre della Marina di Belvedere, ha, in varie sedi, stigmatizzato il comportamento di quella parte della comunità di Belvedere Marittimo che, prima che le indagini individuassero un presunto colpevole, ha attribuito responsabilità a persone che nulla avevano a che fare con l’accaduto. Ebbene, anche in questa successiva fase delle indagini, taluni cittadini di Belvedere fanno allusioni e, questa volta, tentano di infangare la memoria di Aneliya, una donna il cui solo errore è stato quello di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato”. L'avvocato Greco è pronto a querelare se dovesse venire in possesso di precisi elementi che potrebbero infangare la memoria della donna. “Mi sono giunte voci – scrive - di commenti, di taluni, poco edificanti sulla persona di Aneliya che tendono a descriverla come persona di facili costumi e/o comunque legata ad ambienti malavitosi. In coscienza smentisco categoricamente queste voci e informo che, nel caso venissi in possesso di validi elementi probatori, sporgerò formale querela nei confronti delle persone responsabili, per tutelare la memoria di Aneliya.



Si smetta di infangare la memoria di chi non può difendersi, si smetta di quasi giustificare quanto di terribile è accaduto tentando di trasformare in responsabile chi invece è purtroppo la vittima.

Aneliya era una donna che si era ben inserita nel tessuto sociale di Belvedere. Si distingueva per la sua gentilezza, per la sua educazione, per la sua pacatezza, per il suo rispetto verso tutto e tutti. Era molto apprezzata e ben voluta da tutti per la sua semplicità, per la sua disponibilità e per l’attaccamento al lavoro che le permetteva di aiutare economicamente i propri congiunti in Bulgaria. Questa era Aneliya una donna che non meritava di finire così tragicamente la sua esistenza e che non merita una seconda condanna”.

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