top of page

Belvedere Marittimo, dissesto: la minoranza chiede al sindaco di agire su Impieri

Immagine del redattore: Matteo Cava
Matteo Cava
36 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

Sei consiglieri replicano alla vicesindaca dopo la sentenza della Corte dei conti: riconoscono il diritto all’appello, ma chiedono una scelta sulla permanenza nell’incarico. Nel documento la richiesta di invitarla a sospendersi o di valutare il ritiro delle deleghe e la revoca

31 ottobre 2026 - 12:53


Belvedere Marittimo, dissesto e deleghe a Impieri: la minoranza incalza il sindaco

BELVEDERE MARITTIMO – Un invito alla sospensione dalla carica o, in mancanza, il ritiro delle deleghe e la valutazione della revoca. È la richiesta che i consiglieri di minoranza Emanuela Arnone, Francesco Cauteruccio, Ugo Massimilla, Eugenio Greco, Giovanni Martucci e Filippo Perrone rivolgono al sindaco sulla posizione della vicesindaca e assessora Francesca Impieri, dopo la sentenza n. 322/2026 della Corte dei conti sul dissesto finanziario del Comune.


Il documento risponde alle dichiarazioni con cui Impieri ha contestato gli addebiti, annunciato appello e sostenuto l’assenza di un obbligo giuridico di dimettersi. La minoranza riconosce espressamente che la pronuncia non è definitiva, ma sollecita una valutazione politica sulla permanenza nell’incarico.


«Il diritto di appellarsi non cancella la responsabilità. Il dissesto di Belvedere merita verità, rispetto e consapevolezza», è il titolo della nota. Una presa di posizione che porta il confronto dalle difese della vicesindaca alle scelte del primo cittadino.



La richiesta al sindaco: «Dica con chiarezza alla città»

Il passaggio politicamente più rilevante arriva nella parte conclusiva del documento. Per i sei firmatari, il sindaco Cascini deve pronunciarsi sulla compatibilità tra la conferma di Impieri al governo dell’ente e l’accertamento contenuto nella decisione contabile.


«Chiediamo dunque al sindaco di dire con chiarezza alla città se ritenga compatibile con il dovere di disciplina e onore sancito dall’art. 54 della Costituzione che il suo vicesindaco continui a esercitare le funzioni dopo una sentenza che ne ha confermato la responsabilità nella vicenda del dissesto».


La richiesta prosegue indicando le iniziative che l’opposizione ritiene opportune: «Chiediamo se non ritenga opportuno invitarla a sospendersi dalla carica o, in mancanza, ritirarle le deleghe e valutarne la revoca».


A sostegno di questa sollecitazione, i consiglieri richiamano nel documento il potere di revoca degli assessori previsto dall’articolo 46, comma 4, del Testo unico degli enti locali. Si tratta di una richiesta politica rivolta al sindaco, distinta dalla questione degli effetti giuridici della sentenza.

Il messaggio al primo cittadino è esplicito: «In una vicenda di questa portata anche il silenzio è una scelta politica, della quale il Sindaco sarà chiamato a rispondere davanti alla comunità».


La sentenza e l’appello annunciato da Impieri

Il confronto nasce dalla decisione sulle opposizioni al decreto sanzionatorio del 2024. Come ricostruito nell’articolo sulle sanzioni della Corte dei conti, la sentenza n. 322/2026, depositata il 26 ottobre, ha confermato l’accertamento della responsabilità per colpa grave dei sei ex amministratori ricorrenti. Per Impieri la sanzione è stata ridotta da 10.673,70 a 5.336,85 euro. Il dissesto era stato dichiarato il 30 ottobre 2019.


Nella sua presa di posizione già pubblicata da miocomune.tv, la vicesindaca ha annunciato l’intenzione di impugnare la pronuncia, contestando la ricostruzione del proprio contributo alla crisi finanziaria.

«Non esiste alcun obbligo giuridico di dimettermi derivante dalla sentenza della Corte dei Conti», ha sostenuto Impieri. Nella stessa dichiarazione ha richiamato il mandato al Turismo svolto dal 2014 al 2018 e le iniziative promosse per il recupero delle entrate.


La minoranza replica distinguendo il diritto di difesa dal giudizio sull’operato amministrativo: «Ogni cittadino ha diritto di impugnare una sentenza e di ricorrere agli ulteriori gradi di giudizio previsti dall’ordinamento. Anche l’assessore Impieri può esercitare questo diritto».


I firmatari aggiungono: «La sentenza non è definitiva e un eventuale appello dovrà essere valutato nelle sedi competenti». Ma insistono sul punto centrale della loro posizione: «Riconoscere il diritto all’appello non significa negare il valore di ciò che è stato già accertato».


«Due fasi del giudizio»: la lettura della minoranza

Nel documento viene ripercorso l’iter davanti alla magistratura contabile: prima il decreto sanzionatorio n. 8 del 25 novembre 2024, emesso dal giudice monocratico; poi la decisione collegiale sulle opposizioni presentate dagli interessati.

Secondo la ricostruzione dei consiglieri, per Impieri il secondo provvedimento ha confermato la responsabilità, intervenendo sulla misura della sanzione.

«Due giudici, due fasi del giudizio, un medesimo esito nel merito. È da questo dato che occorre partire», scrivono.


Il riferimento riguarda dunque le due fasi processuali richiamate nella nota, senza che ciò equivalga al passaggio in giudicato della decisione. Gli stessi firmatari, infatti, riconoscono la possibilità di un successivo appello.

L’opposizione sottolinea inoltre che la vicenda ha superato la fase della sola contestazione dell’accusa: «Non siamo, dunque, davanti a una semplice contestazione della Procura, né a un giudizio politico espresso dalle opposizioni consiliari».


Per i consiglieri, il pronunciamento impone comunque una risposta sul piano istituzionale, anche in presenza della contestazione degli addebiti da parte della vicesindaca.



Misure interdittive, il nodo degli effetti della pronuncia

Un altro punto della replica riguarda le misure interdittive previste dall’articolo 248 del Tuel e la distinzione tra l’accertamento della Corte dei conti e gli adempimenti delle autorità amministrative.

Nel documento, la minoranza richiama il paragrafo 13 della sentenza e sostiene che le misure conseguano per legge all’accertamento dei presupposti indicati dalla norma, mentre gli adempimenti successivi spettino agli organi competenti.

«Sostenere che la Corte dei conti non sia l’autorità materialmente competente ad adottare la misura non significa affatto che l’accertamento giudiziario sia privo di conseguenze», osservano i firmatari.


La nota non risolve però la questione processuale dell’efficacia delle misure in relazione all’impugnazione. Su questo passaggio precisa: «L’eventuale impugnazione e le questioni relative alla sospensione degli effetti dovranno essere affrontate secondo le regole processuali applicabili».

È su un piano distinto che i consiglieri collocano la loro iniziativa: chiedono al sindaco una scelta politica, senza attendere che il confronto si esaurisca nelle ulteriori sedi giudiziarie.


La delega al Turismo e i doveri collegiali della giunta

La minoranza contesta anche l’argomento relativo all’assenza di una delega finanziaria in capo a Impieri nel periodo 2014-2018.

Richiamando i paragrafi 16.9 e 16.10 della sentenza, i firmatari pongono l’accento sulle funzioni collegiali della giunta e sui compiti di programmazione, indirizzo, controllo e verifica dei risultati della gestione.


«Non si può quindi confondere la responsabilità collegiale di governo con la titolarità di una singola delega», sostengono.

Il ragionamento viene sviluppato in un ulteriore passaggio: «Un assessore non è chiamato soltanto ad amministrare il settore affidatogli. È anche componente di un organo collegiale che partecipa alle decisioni fondamentali dell’ente e che ha il dovere di vigilare sull’attuazione delle misure necessarie a correggere gli squilibri finanziari».


I consiglieri ricordano inoltre che, secondo quanto riportano nella nota, Impieri partecipò e votò la dichiarazione di dissesto del 30 ottobre 2019. Una circostanza alla quale attribuiscono un rilievo politico nel confronto sulla precedente gestione finanziaria.


Recupero dei tributi: «Interventi sufficienti, tempestivi ed efficaci?»

Il documento affronta anche le iniziative sul recupero delle entrate rivendicate dalla vicesindaca.

Per l’opposizione, il punto da valutare è l’efficacia delle politiche adottate rispetto agli squilibri dell’ente: «La questione non consiste nel dimostrare che qualche attività di recupero sia stata effettuata, ma nel verificare se le politiche adottate fossero sufficienti, tempestive ed efficaci rispetto alla gravità della situazione finanziaria».


I consiglieri richiamano il paragrafo 16.11 della sentenza, riferendo le valutazioni su disavanzo, massa debitoria, attendibilità delle stime contabili, gestione delle entrate e recupero dell’evasione.

«Le iniziative eventualmente intraprese non sono state ritenute idonee a escludere le responsabilità contestate», è la conclusione che traggono nel documento.


La nota allarga poi il confronto politico a Maria Rachele Filicetti, indicata come attuale presidente del Consiglio comunale, e a Marco Liporace, indicato come segretario di Forza Italia. A quest’ultimo i firmatari contestano la difesa dei colleghi, ribadendo la propria valutazione sulle responsabilità politiche della precedente stagione amministrativa.


Il peso del dissesto su famiglie, imprese e servizi

Una parte ampia della presa di posizione riguarda le conseguenze della crisi finanziaria sulla comunità.

«Il dissesto finanziario di un Comune non è un fatto esclusivamente contabile. Produce conseguenze sulla vita della comunità, sulla capacità dell’ente di garantire servizi, sulla continuità amministrativa e sulle possibilità di programmare il futuro», scrivono i consiglieri.


Nel documento vengono richiamati il peso dei tributi e delle tariffe, i limiti alla spesa e agli investimenti e la gestione della massa passiva affidata all’Organismo straordinario di liquidazione. I firmatari pongono l’attenzione anche sui creditori, comprese imprese e professionisti del territorio, e sulle transazioni per ottenere il pagamento di una parte delle somme vantate.

«Dietro i numeri ci sono servizi, obblighi, risorse pubbliche e opportunità che una comunità ha perduto o che ha dovuto affrontare in condizioni di estreme difficoltà».


È da queste ricadute che l’opposizione fa discendere la richiesta di maggiore rigore nella gestione attuale: «Le gravi difficoltà e i sacrifici imposti ai cittadini dal dissesto non consentono più leggerezze o superficialità; impongono a chiunque amministri prudenza, trasparenza e un’attenzione intransigente agli equilibri di bilancio».


«La responsabilità giuridica non esaurisce quella politica»

Il richiamo all’articolo 54 della Costituzione, e al dovere di esercitare le funzioni pubbliche «con disciplina ed onore», costituisce il fondamento della richiesta indirizzata al sindaco.

Per la minoranza, il giudizio sull’opportunità di mantenere un incarico di governo deve accompagnare quello affidato alla magistratura: «Chi ricopre o ha ricoperto incarichi pubblici deve sapere che il proprio operato non è sottoposto soltanto alla verifica formale della legittimità degli atti, ma anche a una valutazione di responsabilità nei confronti della comunità amministrata».


La posizione di Impieri resta quella espressa nella precedente dichiarazione: contestazione degli addebiti e appello annunciato. Il documento dei sei consiglieri sollecita ora una risposta del sindaco alla richiesta di intervenire sulla composizione della giunta.


«Il punto non è impedire a qualcuno di appellarsi. Il punto è impedire che il diritto di appellarsi diventi un modo per sottrarsi al giudizio politico e morale della comunità», concludono i firmatari. «Perché il dissesto non è soltanto una pagina del passato. È una ferita che riguarda ancora il presente e condiziona il futuro della nostra comunità».

 
 
bottom of page