Belvedere, l'omicidio Dimova in corte d'Assise il 3 maggio

Belvedere Marittimo, si va subito al dibattimento per l'omicidio della bulgara Dimova. Il fratello si costituirà parte civile. L'imputato, Andrea Renda rischia il massimo della pena


BELVEDERE – 20 mar. 21 - Si va subito al dibattimento al processo per il caso dell'omicidio di Aneliya Dimova, avvenuto a Belvedere Marittimo, nella notte dello scorso 30 agosto. Unico imputato è Giuseppe Andrea Renda, 32 anni, di Belvedere Marittimo, ritenuto responsabile del grave fatto di sangue. Il giovane è in carcere dal 16 settembre scorso. Le indagini rapide e curate nei minimi particolari condotte dai carabinieri della compagnia di Scalea. Gli uomini del capitano Andrea Massari hanno sin da subito imbroccato la pista giusta grazie agli spunti investigativi dell'ufficiale dell'Arma e dei militari della stazione di Belvedere Marittimo, coordinati dal maresciallo Diana. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, su richiesta del sostituto procuratore, Rossana Esposito, ha disposto il giudizio immediato per Giuseppe Andrea Renda. La prima udienza è stata già fissata davanti alla Corte d'Assise di Cosenza per il prossimo lunedì 3 maggio 2021. Il figlio della vittima del brutale omicidio, Aneliya Dimova, Ivan Dobri Dobbrey, che si costituirà parte civile, sarà assistito dall’avvocato Eugenio Greco del foro di Paola.



Giuseppe Andrea Renda, è assistito dall’avvocato Alberto Grimaldi del foro di Paola, e dovrà rispondere del grave reato di omicidio con l’aggravante dei motivi futili e abbietti. Un reato che prevede la massima pena dell’ergastolo. Proprio grazie alle indagini ben curate dai carabinieri e dagli uomini del Ris di Messina che hanno recuperato una serie di riscontri che sarà difficile smontare, il Gip di Paola, in presenza di evidenti e numerosi fonti di prova, ha disposto il passaggio diretto, dalla fase delle indagini preliminari al dibattimento, bypassando così l’udienza preliminare. Il cerchio delle indagini sull'omicidio della donna bulgara, Aneliya Dimova, 55 anni, residente sul Tirreno cosentino, a Belvedere Marittimo, si è ristretto sul nome del presunto assassino sin da subito.


Solo 18 giorni di tempo per mettere in fila i tasselli di una storia che è terminata con una violenza incredibile scaricata sulla povera Aneliya Dimova. La vittima, probabilmente, ha avuto la sfortuna di trovarsi a casa quella notte e di essersi svegliata mentre il suo presunto assassino era ancora in casa. L'assassino ha infierito sulla povera donna fracassandole il cranio e cingendole il viso con la federa di un cuscino, bloccata con del nastro adesivo. Determinanti, fra gli elementi raccolti, anche le riprese di alcune telecamere di videosorveglianza, comprese quelle del comune; oltre alle indagini minuziose dei carabinieri e in particolare i riscontri forniti dal reparto di investigazioni scientifiche che ha recuperato molti elementi che sarebbero riconducibili all'indagato. Una serie di leggerezze commesse dal presunto omicida lo inchioderebbero alle responsabilità. Sarebbe stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza nelle ore dell'omicidio tra l'1.30 e le 2.40 della notte del 30 agosto, nel centro storico, mentre entrava in casa dal balcone, mentre usciva, e mentre si intratteneva a passeggiare nelle vicinanze dell'abitazione della vittima. Anche l'auto e diversi particolari sarebbero rimasti impressi nelle riprese.



778 visualizzazioni0 commenti