Belvedere e Cetraro, i particolari dei fatti che hanno portato agli arresti

I fatti accaduti a marzo e a giugno del 2021 sono all'attenzione della procura antimafia di Catanzaro




BELVEDERE – 16 set. 22 - Una discussione, poi una rissa e un colpo di pistola. Poteva finire in tragedia quanto accaduto sul lungomare di Belvedere Marittimo nella notte del 26 giugno 2021. I fatti, per la gravità attribuita, non sono passati inosservati, non sono stati sottovalutati e sono finiti sulle scrivanie della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, con a capo il procuratore Nicola Gratteri. Le indagini, che sono ancora nella fase preliminare e, quindi le persone indagate sono da considerare innocenti fino all'eventuale ultimo grado di giudizio, puntano a dimostrare l'impiego del metodo mafioso da parte di alcuni dei personaggi coinvolti ed anche una sorta di forma di assoggettamento che vederebbe interessate alcune persone indagate. Ieri, i carabinieri delle compagnie di Scalea e Paola, dirette dai capitani D'Angelo e Pedullà, hanno eseguito l'ordinanza del Gip di Catanzaro, De Simone. Gli episodi, oggetto dell'attività degli investigatori, sono due; all'apparenza sembrano slegati fra loro. Il primo è quello relativo alla notte del 26 giugno 2021 a Belvedere marittimo. Sono finiti in carcere: Attilio Brusca, 21 anni; Lorenzo Iorio, 20 anni; Pierfrancesco Maccari, 24 anni; Luca Occhiuzzi, 34 anni, tutti di Cetraro. Ci sono altri tre indagati: un 46enne di Scalea, un 35enne e un 38enne di Belvedere Marittimo. Il secondo episodio, invece, si riferisce a fatti accaduti il 7 marzo del 2021 e, a Fedele Cipolla, 35 anni di Cetraro, viene contestato il reato di violenza e minacce a pubblico ufficiale. Per tale vicenda il Gip di Catanzaro ha disposto la misura degli arresti domiciliari.



I FATTI DI BELVEDERE

Quella notte del 26 giugno dello scorso anno, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, un folto gruppo, in numero superiore a quindici, alcuni sono in fase di identificazione, con violenza e minacce, esplicite e implicite, esercitate contro Hakim Dezaz, addetto al servizio di sicurezza del locale notturno di Belvedere Marittimo, incaricato di invitare i clienti a pagare il prezzo delle bevande consumate, avrebbero costretto i titolari dell’esercizio a servire gratuitamente le consumazioni e a non richiederne il pagamento. Alcuni, dopo essere entrati nel locale pur non avendo la prenotazione e dopo aver allestito autonomamente e senza autorizzazione un tavolo, avrebbero preteso di consumare al bar delle bevande senza corrispondere il prezzo e si sarebbero rifiutati di pagare quelle precedentemente bevute.

LE MINACCE. Lo straniero, addetto alla sicurezza, avrebbe poi invitato il gruppo a pagare il dovuto e a non creare disordini nel locale. A quel punto sarebbero scattate le minacce: «Se tu lavori qua è grazie a noi, quindi fai il bravo». Poi: «Chiedi scusa, sennò ti sparo!». Il gruppo avrebbe inseguito l'addetto alla sicurezza e l'avrebbero colpito con calci e pugni. Viene contestato il metodo mafioso, a vario titolo, in quanto sarebbe stata evocata l’appartenenza a un sodalizio criminale che avrebbe potuto disporre dell’esercizio commerciale a proprio piacimento. Alcuni componenti del gruppo, secondo le ipotesi di accusa, si sarebbero arrogati il diritto di consumare gratuitamente, considerando una “mancanza di rispetto” ogni protesta o legittima richiesta di adempimento.



I COLPI DI PISTOLA

Uno degli indagati all'esterno del locale avrebbe esploso con una pistola cal. 6.35 un colpo d’arma da fuoco. Il proiettile ha raggiunto la coscia sinistra, “sede anatomica di punti vitali, quali l’arteria femorale”, dell'addetto alla sicurezza. Secondo la ricostruzione ci sarebbe stato anche il tentativo di sparare al volto la vittima, senza riuscirci “a causa dell’inceppamento dell’arma e nonostante i vari tentativi di sbloccarla tramite manovre di ricarica e scarrellamento”.



LE MINACCE AI CARABINIERI

L'arresto di Fedele Cipolla, 35 anni di Cetraro, ai domiciliari, è collegato a fatti accaduti a marzo del 2021. Quest'ultimo, va precisato, è da ritenere innocente fino all'eventuale ultimo grado di giudizio. Il 7 marzo del 2021, in occasione di un controllo su strada, avrebbe minacciato il comandante della Stazione carabinieri di Cetraro Marina, e un carabiniere della stessa stazione, “proferendo le parole: «ma che sono ‘ste pagliacciate?! Voi nuova generazione a Cetraro state sbagliando, non vi sapete comportare!» per costringerli a omettere il controllo di polizia e il deferimento all’Autorità giudiziaria per aver guidato senza patente mentre era sottoposto alla sorveglianza speciale. Con l’aggravante – si legge agli atti - di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p., sotto forma di metodo mafioso, consistito nell’evocare l’appartenenza a un sodalizio criminale e delle regole mafiose di condotta vigenti sul territorio, alle quali gli operanti avrebbero dovuto conformarsi; nel rivendicare un potere di controllo sulla zona e l’immunità a leggi e controlli di polizia, considerando una “mancanza di rispetto” l’esercizio dei poteri di pubblica sicurezza, e nel tentare di imporre agli agenti di polizia un atteggiamento omertoso, mediante il ricorso alla forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo”.



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