Droga a Scalea e sul Tirreno: pene severe in abbreviato
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Il Tribunale di Catanzaro inasprisce le condanne per nove imputati coinvolti nell'inchiesta DDA sul traffico di droga a Scalea e nella Riviera dei Cedri

21 aprile 2026
Il tribunale di Catanzaro ha emesso ieri la sentenza di condanna con rito abbreviato per nove dei diciannove imputati accusati di traffico di droga a Scalea e sul Tirreno cosentino. L'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia ha portato a pene significativamente più alte rispetto alle richieste dell'accusa, colpendo duramente la rete attiva nella Riviera dei Cedri.
Le condanne del rito abbreviato: il dettaglio delle pene
Il collegio giudicante del Tribunale di Catanzaro ha deciso per un generale inasprimento delle pene. I nove imputati, indagati nell'operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA), hanno scelto il rito alternativo, ricevendo in gran parte condanne più pesanti di quelle formulate dal pubblico ministero nell’udienza dello scorso febbraio.
Imputato | Condanna Inflitta |
Francesco Finotti (43 anni) | 20 anni |
Renato Grisolia (33 anni) | 16 anni, 7 mesi e 10 giorni |
Andrea Possidente (33 anni) | 14 anni, 7 mesi e 10 giorni |
Michele Silvestri (32 anni) | 14 anni, 5 mesi e 10 giorni |
Emanuele Mandarano (38 anni) | 12 anni, 9 mesi e 10 giorni |
Mattia Finotti (39 anni) | 11 anni e 8 mesi |
Simone Finotti (38 anni) | 10 anni |
Franco Scorza (58 anni) | 4 anni e 7 mesi |
Alessio Pecoraro (30 anni) | 6 mesi |
Nota: Per Scorza e Pecoraro i giudici hanno stabilito una riduzione della pena rispetto alle richieste iniziali dell'accusa.
L'organizzazione dello spaccio nella Riviera dei Cedri
L’indagine, avviata nel 2020 e conclusa il 22 novembre 2024, è stata condotta dai carabinieri della compagnia di Scalea, all’epoca guidata dai capitani Andrea Massari e Giuseppe Regina, con il supporto del comandante Andrea D’Angelo subentrato successivamente al comando della compagnia.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, nel territorio operava un gruppo dedito allo spaccio di stupefacenti, in particolare cocaina, con una struttura organizzata e due canali di approvvigionamento: uno dall’area napoletana e l’altro da Cetraro.
Le indagini hanno evidenziato modalità operative sofisticate, pensate per eludere i controlli delle forze dell'ordine. Gli indagati disponevano di sistemi di comunicazione dedicati, basi logistiche sicure per lo stoccaggio dello stupefacente e una gestione condivisa dei proventi illeciti.
Reati contestati e l'ombra del metodo mafioso
I capi d'accusa spaziano dal traffico e spaccio di sostanze stupefacenti alla detenzione illegale di armi da fuoco, fino alle lesioni personali. Durante la fase investigativa è emerso un grave episodio di natura ritorsiva: alcuni membri del gruppo avrebbero esploso un colpo di arma da fuoco contro un acquirente in ritardo con i pagamenti. Questo specifico comportamento aveva inizialmente portato gli inquirenti a contestare l’aggravante del metodo mafioso.
Il procedimento giudiziario proseguirà ora con il rito ordinario per le posizioni dei restanti dieci indagati che non hanno optato per il rito abbreviato.
Gli imputati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Luigi Crusco, Giuseppe Bello, Giuseppe Fonte, Armando Sabato, Giorgio Cozzolino, Francesco Germano e Giacomo Perotta.
Il procedimento giudiziario prosegue ora per le posizioni degli altri indagati che non hanno scelto il rito abbreviato.






























