Scalea, rapina agli anziani a Piano Grande: tre condanne per l’aggressione del 2025
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Il Tribunale di Paola ha deciso il procedimento nato dalla violenta rapina avvenuta nella notte del 21 maggio 2025. Pene fino a 8 anni per i tre imputati

20 giugno 2026 - ore 21.15 - di miocomune.tv
Tre condanne per la violenta rapina consumata nella notte del 21 maggio 2025 ai danni di una coppia di anziani in località Piano Grande, nella zona collinare di Scalea. Il procedimento si è concluso ieri, 19 giugno 2026, davanti al Tribunale di Paola, a poco più di un anno dal grave episodio che aveva scosso la comunità. Gli imputati, tre cittadini di nazionalità rumena, sono stati ritenuti responsabili, a vario titolo, dell’aggressione avvenuta all’interno dell’abitazione delle vittime.
Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, i malviventi si sarebbero introdotti nella casa della coppia, agendo con particolare violenza. Le vittime, un uomo di 84 anni e una donna di 72, erano state aggredite con armi da taglio e con una pistola. Durante la rapina l’uomo era stato privato della libertà personale, mentre la donna era stata anche vittima di violenza sessuale.
Le pene decise dal Tribunale di Paola
Uno degli imputati ha definito la propria posizione con l’applicazione della pena su richiesta delle parti, riportando una condanna a 4 anni e 8 mesi di reclusione.
Gli altri due imputati, giudicati con rito abbreviato, sono stati condannati rispettivamente a 7 anni di reclusione e 3.000 euro di multa e a 8 anni di reclusione e 3.200 euro di multa.
Che cosa era accaduto nella notte del 21 maggio 2025?
La rapina era avvenuta in una villetta di Piano Grande, area periferica e collinare di Scalea, ai confini con Santa Domenica Talao. Secondo la ricostruzione emersa nei mesi successivi, i responsabili sarebbero entrati nell’abitazione attraverso un ingresso sul retro, dopo aver infranto il vetro di una finestra.
Una volta dentro, avrebbero immobilizzato l’uomo e aggredito entrambi gli anziani, cercando denaro e oggetti preziosi. La donna, finita in ospedale con una prognosi tra i 30 e i 35 giorni, era rimasta a lungo in stato di choc. Solo successivamente aveva ricordato agli investigatori la presenza di circa 45mila euro in contanti, custoditi in un comodino tra i medicinali: denaro che i rapinatori non erano riusciti a trovare.
Quel particolare aveva rappresentato uno degli sviluppi più importanti delle prime fasi investigative. Gli inquirenti avevano infatti ipotizzato che i malviventi potessero essere a conoscenza della presenza di una somma rilevante nell’abitazione, forse collegata a una precedente operazione di compravendita.
Le indagini dei Carabinieri di Scalea
L’attività investigativa è stata coordinata dall’Autorità giudiziaria ed eseguita dai Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Scalea. Le indagini, coordinate all'epoca dal capitano Andrea D'Angelo, hanno permesso di raccogliere gravi elementi di responsabilità nei confronti dei tre autori della rapina.
Il lavoro degli investigatori è stato complesso. Secondo quanto riferito dall’Arma, gli indagati comunicavano utilizzando codici criptici e il dialetto Romanés. Gli accertamenti hanno richiesto un’attività di interpretazione delle conversazioni, oltre all’analisi di filmati, tabulati telefonici, intercettazioni e testimonianze.
Un contributo rilevante è arrivato anche dal Ris di Messina, che ha effettuato accertamenti scientifici sui reperti raccolti sulla scena del crimine. Le tracce biologiche e gli altri elementi acquisiti nell’abitazione sono stati considerati decisivi per rafforzare il quadro investigativo.
Come sono stati individuati i responsabili?
Dopo il grave episodio, i tre sospettati si erano resi irreperibili. Le operazioni di ricerca avevano richiesto appostamenti e l’impiego di strumenti tecnologici, compreso il monitoraggio tramite droni. Uno degli uomini, secondo quanto emerso dopo gli arresti eseguiti nel novembre 2025, aveva anche tentato di fuggire sui tetti prima di essere bloccato.
L’esito del procedimento, si legge nella nota dell’Arma, rappresenta «il risultato dell’attività investigativa svolta dall’Arma dei Carabinieri in stretta sinergia con l’Autorità Giudiziaria» e conferma «il costante impegno delle Istituzioni nella tutela delle vittime e nel contrasto ai reati che destano maggiore allarme sociale».
La sentenza chiude una prima fase giudiziaria di una vicenda che aveva suscitato forte preoccupazione a Scalea, ma resta ferma la precisazione sulla non definitività delle responsabilità fino all’eventuale passaggio in giudicato.
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