Cetraro, processo Thyrrenum, abbreviato: chieste 10 condanne
- 25 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Requisitoria del pm della Dda su ’ndrangheta a Cetraro e nel Tirreno cosentino per il processo scaturito dall'operazione Thyrrenum

25 aprile 2026
Si chiude con richieste di condanna pesanti la requisitoria della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nel processo con rito abbreviato dell’operazione convenzionalmente denominata “Thyrrenum”. Davanti al gup del tribunale di Catanzaro, il procuratore aggiunto Giulia Pantano ha ricostruito struttura e ruoli del gruppo attivo tra Cetraro e il Tirreno cosentino, ritenuto collegato alla cosca Muto.
Le richieste della Dda: pene fino a 20 anni
Secondo l’impianto accusatorio, il sodalizio avrebbe operato con un “controllo del territorio” e una “articolata distribuzione di compiti e funzioni”, incidendo sul tessuto economico e sociale dell’area.
Le richieste di condanna sono dieci e delineano il quadro più rilevante dell’inchiesta:
Imputato | Pena richiesta |
Giuseppe Scornaienchi | 20 anni + 60mila euro |
Vincenzo Bufanio | 18 anni |
Giuseppe Ferraro | 16 anni e 6 mesi |
Giuseppe Antonuccio | 16 anni |
Luca Occhiuzzi | 12 anni |
Ido Carmine Petruzzi (“Ghiegghio”) | 10 anni |
Fedele Cipolla | 10 anni |
Claudio Vattimo | 6 anni + 6mila euro |
Marco Antonuccio | 4 anni + 20mila euro |
Giuseppe Spanò (“Pelè”) | 4 anni |
Per la Dda, al vertice dell’organizzazione ci sarebbe Giuseppe Scornaienchi, indicato come figura di riferimento del gruppo.
L’inchiesta: estorsioni, armi e intimidazioni
L’indagine, coordinata dalla Dda di Catanzaro, descrive “l’esistenza di una associazione di stampo mafioso riconducibile alla ’ndrangheta” operante a Cetraro e nel Tirreno cosentino, con proiezioni anche fuori regione e all’estero.
Gli investigatori parlano di un sistema capace di “avvalersi della forza intimidatrice del vincolo associativo”, creando condizioni diffuse di assoggettamento e omertà.
Nel fascicolo confluiscono diversi episodi:
tentativi di estorsione ai danni di imprenditori, soprattutto nei settori sanitario e dei trasporti;
azioni intimidatorie, tra cui colpi d’arma da fuoco contro una discoteca di Sangineto;
tentativi di furto ai bancomat;
ricettazione di auto e targhe;
detenzione illegale di armi ed esplosivi, in alcuni casi utilizzati per finalità estorsive.
Tra le parti offese figurano lo Stato, il Comune di Cetraro, la Provincia di Cosenza e la Regione Calabria, oltre a diversi soggetti privati.
Processo Thyrrenum: le prossime tappe
Il procedimento entra ora nella fase delle discussioni delle difese. Le udienze sono fissate dal 10 luglio davanti al gup.
Parallelamente, il 24 giugno al tribunale di Paola proseguirà il filone con rito ordinario che coinvolge altri imputati residenti tra Cetraro, Diamante, Belvedere Marittimo e Rende.
Si tratta di un doppio binario processuale che segna una fase decisiva per uno dei procedimenti più rilevanti degli ultimi anni nel contrasto alla criminalità organizzata nel Tirreno cosentino.
La difesa
Del collegio difensivo dei riti ordinario e abbreviato fanno parte, fra gli altri, gli avvocati: Cesare Badolato, Marco Bianco, Giuseppe Bruno, Vincenzo Bruno, Giorgia Greco, Giancarlo Greco, Valentina Moretti, Paolo Pisani, Emilio Enzo Quintieri, Armando Sabato, Federico Sapia, Armando Scarpino, Andrea Silipo, Simona Socievole.






























