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Praia a Mare, l'isola Dino s'insabbia: l'allarme di Italia Nostra, "diventerà penisola"

Il lento avanzare della linea di costa mette in pericolo il simbolo di Praia a Mare



PRAIA A MARE – 9 dic. 22 - L'isola che diventa pian piano penisola. L'allarme è stato lanciato da diverso tempo dagli ambientalisti, e non solo. Italia nostra adesso conferma: procede senza sosta l'avvicinamento della terraferma all'Isola Dino. “Se ciò dovesse avvenire, l'isola Dino e tutto quello che rappresenta farà una brutta fine: addio città dell'isola Dino, addio zona speciale di conservazione, addio scrigno di biodiversità unico in Calabria, addio natura e valorizzazione nell'ambito del parco marino Riviera dei Cedri e delle strategie dell'ente parchi regionali di cui si è recentemente parlato. Avanti appetiti e speculazione”. Il lento ed inesorabile insabbiamento è iniziato da tempo.



L'isola, come molti ricorderanno, negli anni passati era raggiungibile con le barche e, quando le attività erano in funzione, c'era persino una chiatta che trasportava le automobili sull'isola. Italia nostra ricorda che già il 5 giugno del 2019 “aveva lanciato un grido d'allarme inviando un approfondito documento sul fenomeno in atto al comune di Praia a Mare, alla Regione Calabria dipartimento ambiente e territorio, al ministero dell'Ambiente divisione II, chiedendo l'attivazione di misure in grado di bloccare il processo di insabbiamento. A distanza di tre anni e mezzo nulla si è fatto, nessuno dei soggetti interessati si è premunito di manifestare le proprie intenzioni. Nei prossimi giorni – fanno sapere gli ambientalisti - trasmetteremo nuovamente l'appello alle autorità competenti e vedremo in questa nuova occasione chi con il proprio silenzio ed inattività deciderà di far scomparire l'isola più grande della Calabria e le sue bellezze naturali”.



Secondo recenti calcoli l'isola è ormai a pochissimi metri dalla linea di costa, solo due metri e 40 centimetri nella parte più alta. Un tempo, la profondità del Tirreno, negli stessi punti, era di ben 9 metri. “L’accumulo di depositi di inerti a Capo della Rena – si legge - procede rapidamente. Nel volgere di pochissimo tempo, l’innalzamento del fondo marino potrebbe chiudere l’insenatura”. Nella documentazione inviata si ricorda, fra l'altro, che “Secondo la memoria storica delle persone più anziane di Praia a Mare, la linea di costa, dal momento della loro infanzia (quindi più o meno in un arco di settant’anni), sarebbe avanzata in quel punto di varie decine di metri.

Costoro segnalano che una volta l’acqua del mare arrivava fino all’attuale parcheggio delle automobili prospiciente “Capo Arena”, ciò che allora rendeva il canale un’apertura tanto ampia, verso la successiva scogliera di Fiuzzi, tale da garantire l’equilibrio di tutto il sistema”.



Dall’analisi emerge “una tripartizione della costa: a nord, un primo tratto in erosione lambisce il comune di Praia a Mare ma interessa prevalentemente i comuni di Tortora e Maratea; al centro, un secondo tratto in equilibrio; a sud un terzo tratto in avanzamento fino all’isola Dino. In tale ultimo tratto, l’effetto ondoso ripascitivo e non più erosivo continua ancora oggi a determinare l’avanzamento della spiaggia con notevoli e preoccupanti conseguenze”. Nel rapporto, Itali nostra concludeva: “Ci viene da pensare, in prima battuta, ad un’incisiva e consistente operazione di dragaggio che, attraverso il ripristino del canale originale, possa restituire equilibrio ad un sistema naturale in via di compromissione. Ma non è detto che questa sia l’unica operazione possibile”.



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