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Diamante, transazione Comune-Cabrilia: Pascale chiede gli atti e diffida l’ente ad annullare la delibera

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  • 17 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Il consigliere comunale di minoranza Giuseppe pascale ha presentato una richiesta di accesso documentale e una diffida con messa in mora su una delibera approvata il 26 maggio in seconda convocazione


Richiesta di accesso agli atti del consigliere Pascale sul caso Cabrilia a Diamante


17 giugno 2026 - Ore 18.40 - di miocomune.tv


Diamante, il caso Cabrilia: iniziativa del consigliere Pascale

Il consigliere comunale di minoranza Giuseppe Pascale ha presentato al Comune di Diamante una richiesta di accesso documentale e una diffida con messa in mora sulla transazione tra l’ente e Cabrilia, approvata dal Consiglio comunale in seconda convocazione il 26 maggio. L’iniziativa, indirizzata al sindaco, al segretario generale e al responsabile dell’Ufficio tecnico, punta a ottenere gli atti relativi alla delibera e a sollecitarne l’annullamento in autotutela.


La transazione tra Comune di Diamante e Cabrilia

La vicenda riguarda una transazione già approdata in Consiglio comunale e collegata, secondo quanto riportato negli atti del consigliere, all’ordinanza di demolizione n. 39/2023.

Pascale chiede ora all’amministrazione comunale di mettere a disposizione la documentazione amministrativa, tecnica e legale che ha preceduto e accompagnato l’approvazione della delibera. L’obiettivo dichiarato è valutare la legittimità dell’atto anche in vista di una possibile impugnazione davanti al Tar Calabria.

Nell’istanza il consigliere afferma che l’accesso è “strumentale alla tutela giurisdizionale del sottoscritto in qualità di consigliere comunale portatore di interesse diffuso alla corretta gestione del territorio e alla legalità urbanistica”.



Gli atti richiesti dal consigliere comunale

La richiesta di accesso riguarda la delibera del Consiglio comunale del 26 maggio con tutti gli allegati, lo schema di transazione sottoscritto, il verbale integrale della seduta, i pareri di regolarità tecnica e contabile, la nota dell’Ufficio tecnico richiamata nei pareri e il parere legale acquisito dal Comune.

Tra i documenti richiesti figurano anche l’ordinanza di demolizione, la relazione tecnica a supporto, gli atti relativi a un eventuale accertamento di conformità, la corrispondenza interna ed esterna tra Comune, società, legali e consulenti, oltre alla documentazione sulla variante urbanistica connessa alla transazione.

Pascale chiede il rilascio in copia conforme, anche informatica, degli atti presupposti, connessi e conseguenti, fissando il termine di trenta giorni dalla ricezione dell’istanza.



La diffida e la richiesta di annullamento in autotutela

Più netta è la seconda iniziativa presentata dal consigliere, che diffida il Comune ad annullare la delibera in autotutela.

Il primo punto sollevato riguarda il rapporto tra il Consiglio comunale e l’ordinanza di demolizione. Secondo Pascale, “l’ordinanza di demolizione ...è atto vincolato di competenza del dirigente” e, di conseguenza, “il consiglio comunale non può disporre dell’ordinanza né predeterminare l’esito del procedimento di sanatoria”.

Nella diffida il consigliere introduce anche un rilievo politico-amministrativo più ampio. A suo giudizio, “la transazione ha come effetto esclusivo la sanatoria di un abuso”.

Un ulteriore passaggio riguarda il comportamento in aula di un componente della maggioranza. Pascale sostiene che “la mera astensione dal voto” non sia sufficiente a superare il problema sollevato, perché “non sana il vizio quando l’oggetto è indisponibile e la competenza è altrui”.



Il nodo politico e amministrativo

La questione apre un nuovo fronte politico a Diamante, dove la transazione con Cabrilia diventa materia di confronto non solo consiliare, ma anche amministrativo e potenzialmente giudiziario.

Al centro del caso ci sono la correttezza del procedimento, il ruolo degli uffici, la competenza degli organi comunali e il rapporto tra atti urbanistici, ordinanze di demolizione e transazioni.

L’amministrazione comunale dovrà ora rispondere alla richiesta di accesso agli atti e valutare la diffida presentata dal consigliere di minoranza. Solo dopo l’esame della documentazione sarà possibile capire se la vicenda resterà nel perimetro del confronto politico-amministrativo o se avrà un seguito davanti alla giustizia amministrativa.



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