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"Patenti facili” udienza preliminare il 28 maggio. Ci sono indagati del Tirreno e calabresi

Sarebbe stata utilizzata, secondo quanto emerso dalle indagini, strumentazione elettronica: telefoni cellulari portatili, dotati di videocamera e di auricolare senza fili, fornita dietro versamento di un compenso in denaro per ciascun candidato oscillante tra i 2.000 e i 3.500 euro

PRAIA A MARE – 18 MAG. 21 - Un'operazione che ha interessato diverse località italiane. Agli atti dell'indagine delle forze dell'ordine, le modalità utilizzate per ottenere “patenti facili”.

Una vicenda che fa il suo ingresso nelle aule di giustizia; dopo le richieste di rinvio a giudizio, che risalgono all'inizio dell'anno, è stata fissata l'udienza preliminare. La parte lesa è il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, in persona del ministro pro tempore. L'udienza preliminare è stata fissata in camera di consiglio per il giorno 28 maggio, alle ore 9.00, a Roma, nella città giudiziaria in piazzale Clodio. Come specifica il Gup Valerio Savio, a causa del numero dei procedimenti pendenti presso l'ufficio non è possibile rispettare il termine, peraltro ordinatorio, di 30 giorni tra la data di deposito della richiesta di rinvio a giudizio e la data dell'udienza preliminare.



Sono 54 gli indagati e sono presenti anche diversi calabresi. Fra gli altri dovranno prendere parte all'udienza preliminare: Umberto Greco, 55 anni, di Fuscaldo, difeso dall'avvocato Giacomo Middea; Valter Granato, 58 anni, di Paola, difeso da Antonio Apicella; Riccardo Surace di Praia a Mare, difeso dagli avvocati Amedeo Bianco e Francesco Oliveto; Pietro Paolo Guerra, 65 anni di Amendolara, difeso dall'avvocato Dora Le Voci; Luca Napoli, di Trebisacce, 64 anni, difeso dall'avvocato Ubaldo Lepera; Valerio Varlaro, di Amendolara, 28 anni, difeso dagli avvocati Giovanni Franco e Rocco Perrotta; Leonardo Genovese, di Cassano allo Jonio , 32 anni, difeso dall'avvocato Mimmo Manfredi.

Fra gli indagati risultano anche due cittadini di Tortora, assistiti dagli avvocati Giuseppe Bello e Francesco Oliveto, che, nel frattempo, sono entrambi deceduti. Fra le vicende, a vario titolo si contesta, per esempio, un'associazione composta da 22 persone e ramificata sul territorio nazionale con la “predisposizione di una sofisticata e stabile organizzazione volta a far conseguire in modo illecito a taluni soggetti la patente dì guida, anche professionale, di veicoli, nonché volta alla sottrazione e riutilizzazione di marche da bollo apposte su pratiche della Motorizzazione civile di Roma”.



Sarebbe stata utilizzata, secondo quanto emerso dalle indagini, strumentazione elettronica: telefoni cellulari portatili, dotati di videocamera e di auricolare senza fili, fornita dietro versamento di un compenso in denaro per ciascun candidato oscillante tra i 2.000 e i 3.500 euro, ai candidati che intendevano presentarsi agli esami teorici per il conseguimento dell'abilitazione. In pratica, le risposte corrette venivano suggerite con le attrezzature elettroniche: “falsificando - si legge - l’esito dell’esame ed il relativo verbale, mediante induzione in errore dei pubblici ufficiali della Motorizzazione Civile i quali falsamente avrebbero attestato nei verbali informatici il regolare svolgimento dell’esame teorico e l’esito positivo”. Alcune autoscuole avrebbero organizzato dei locali in cui sistemare l’apparecchiatura tecnologica audio/video. I candidati venivano praticamente "vestiti”. Secondo quanto emerso dalle indagini ci sarebbero anche alcune figure che si sarebbero date da fare per individuare i candidati interessati.



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