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Catanzaro, latitante Smajlaj rientra in Italia: il caso delle impronte alterate

  • Immagine del redattore: Matteo Cava
    Matteo Cava
  • 44 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Il cittadino albanese era ricercato con un mandato di arresto europeo nell’ambito dell’inchiesta “Gentleman II” sul traffico internazionale di droga. Secondo gli investigatori, nel 2021 si sarebbe sottoposto a un intervento chirurgico per modificare le impronte digitali.

26 agosto 2026 - 17:12


Catanzaro, Smajlaj ricondotto in Italia: cosa emerge sulle impronte

Nei giorni scorsi Fisnik Smajlaj, latitante albanese coinvolto nel procedimento “Gentleman II”, è rientrato in Italia scortato dal personale dell’unità I-CAN del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia. Nei suoi confronti era stato emesso un mandato di arresto europeo, conseguente a una misura di custodia cautelare in carcere richiesta dalla Procura di Catanzaro per la contestata associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Il rientro è stato comunicato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro-Direzione distrettuale antimafia. Non sono stati indicati il Paese nel quale Smajlaj è stato rintracciato, la data esatta del trasferimento e il luogo di detenzione in Italia.



L’inchiesta “Gentleman II”

Il provvedimento cautelare risale al 2 maggio 2023. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro aveva disposto misure nei confronti di 25 persone:

  • 19 custodie cautelari in carcere;

  • 4 custodie domiciliari;

  • 2 obblighi di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria.

Era stato inoltre disposto il sequestro preventivo dei beni intestati o riconducibili agli indagati, per un valore complessivo di circa 3,8 milioni di euro.

Le indagini erano state condotte dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria-Gico di Catanzaro con il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata della Guardia di Finanza. Dal 2020 aveva operato anche una Squadra investigativa comune composta da:

  • forze di polizia italiane;

  • Polizeipräsidium di Francoforte sul Meno, in Germania;

  • Polizia giudiziaria federale di Liegi, in Belgio;

  • Direzione centrale per i servizi antidroga;

  • Europol ed Eurojust.

Secondo il quadro indiziario ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione avrebbe avuto una base operativa nella provincia di Cosenza, tra Cassano allo Ionio, Corigliano Calabro e la Sibaritide, con ramificazioni in Germania. Al gruppo vengono attribuite importazioni di ingenti quantitativi di cocaina, eroina e hashish.

Le contestazioni formulate nell’inchiesta si trovano nella fase cautelare e dovranno essere verificate nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.



La contestazione degli oltre 30 chili di eroina

Nell’operazione “Gentleman II”, Smajlaj è stato deferito per le ipotesi previste dagli articoli 73 e 74 del Dpr 309/1990. Secondo l’accusa, avrebbe svolto il ruolo di fornitore di oltre 30 chili di eroina destinati alla cosca Abruzzese di Cassano allo Ionio.

Al momento dell’esecuzione della misura cautelare l’uomo era risultato irreperibile. Le autorità avevano quindi esteso le ricerche in ambito internazionale, attivando il mandato di arresto europeo.


L’intervento per alterare le impronte digitali

Nel corso delle indagini e della procedura estradizionale, secondo quanto riferito dalla Procura, sarebbe emerso un particolare elemento: nel 2021 Smajlaj si sarebbe sottoposto a un intervento chirurgico finalizzato ad alterare e invertire le impronte digitali, con l’obiettivo di eludere i sistemi di identificazione.

Il comunicato ricostruisce anche i precedenti giudiziari dell’uomo. La sua figura sarebbe emersa già nei primi anni Duemila in indagini sul traffico di stupefacenti destinati a organizzazioni criminali siciliane e calabresi. Arrestato nel 2006 ed espulso dall’Italia nel 2008, avrebbe continuato dall’estero a gestire le consegne di droga.

Il nome di Smajlaj compare anche nei precedenti procedimenti “Skoder” e “Gentleman”, nei quali era stato indicato come broker della droga per la famiglia Magliari, appartenente alla Locale di Altomonte, e per il clan Abruzzese di Cassano allo Ionio.

Per le pregresse contestazioni è intervenuta una condanna definitiva. Il 12 gennaio 2023 la Corte d’Appello di Catanzaro ha emesso un provvedimento di esecuzione di pene concorrenti, determinando una pena complessiva di 27 anni e 6 mesi di reclusione.

Il rientro in Italia chiude la fase delle ricerche internazionali. Restano ora gli adempimenti giudiziari legati alla pena definitiva e alla misura cautelare emessa nel distinto procedimento “Gentleman II”.




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