Diamante, aggressione sindaco, le reazioni: Liserre cita Veltri, Pascale chiede coerenza

Dopo il racconto del sindaco Ordine dell’episodio avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 settembre, intervengono l’ex consigliere Francesco Liserre e il consigliere di minoranza Giuseppe Pascale. Il primo lancia un appello alla pacificazione sociale; il secondo contesta la posizione del sindaco e richiama un precedente scontro politico
16 settembre 2026 - 13:04
di Matteo Cava

A Diamante, dopo la diffusione del racconto del sindaco Achille Ordine sull’episodio avvenuto intorno alle 2:15 della notte tra l’11 e il 12 settembre nei pressi di Piazza Di Maio, arrivano due distinti interventi politici. L’ex consigliere comunale Francesco Liserre chiede una «pacificazione sociale», legando il proprio appello alla morte del medico Mario Veltri durante la Marcia della Pace del 13 settembre. Il consigliere di minoranza Giuseppe Pascale, invece, contesta le parole del primo cittadino e invoca coerenza rispetto a quanto accaduto in passato nel Consiglio comunale.
Secondo quanto riferito pubblicamente da Ordine, un giovane lo avrebbe spinto facendolo cadere sulle scale dopo che il sindaco gli aveva rivolto l’invito a mantenere la calma. Il primo cittadino ha dichiarato di non aver riportato ferite e di aver scelto di non presentare querela. La ricostruzione disponibile dell’episodio resta quella fornita dal sindaco attraverso i social.
Liserre: «Questo è il tempo del silenzio e della concordia»

Francesco Liserre, ex consigliere comunale eletto con Nuova Era, affida il proprio intervento a un appello alla distensione. Il punto di partenza è la morte del medico Mario Veltri, colto da un improvviso malore il 13 settembre durante la terza Marcia della Pace tra Diamante e Buonvicino.
«C’è un tempo per il clamore e un tempo per il silenzio. C’è un tempo per la contesa e un tempo per la concordia. Questo è il tempo del silenzio e della concordia», scrive Liserre.
L’ex consigliere ricorda quindi quanto accaduto durante la manifestazione:
«Abbiamo appreso, con profondo e sincero cordoglio, della scomparsa del dottor Mario Veltri, occorsa il 13 settembre durante la Marcia della Pace tra Diamante e Buonvicino. Colto da improvviso malore lungo il cammino, è deceduto proprio mentre, con la sua presenza, testimoniava il valore più alto: la pace».
Liserre definisce l’accaduto un «singolare e tragico paradosso del destino» e aggiunge: «Un uomo muore mentre marcia per la pace».
Nel suo intervento richiama anche la decisione assunta dagli organizzatori dopo la tragedia:
«Il Comitato Cittadino Festa San Ciriaco Abate, con encomiabile sensibilità istituzionale, ha sospeso le attività. Gesto che onora la comunità. Ora tocca a noi onorarla».
L’appello contro la «lacerazione» della comunità
Dal ricordo di Veltri, Liserre passa alla situazione politica e sociale di Diamante, senza entrare nel merito delle singole responsabilità.
«Da troppo tempo il nostro paese è attraversato da una dolorosa lacerazione che sta arrecando un significativo vulnus alla sua gloriosa storia democratica. Non intendo, né mi compete, entrare nel merito dei fatti e delle singole ragioni. Mi compete, quale cittadino ed ex consigliere di Nuova Era, rilevare lo smarrimento che ne è derivato».
L’ex consigliere cita Tucidide per descrivere il deterioramento del confronto pubblico: «Mutarono il significato delle parole per giustificare i fatti». Quindi osserva: «Ciò che è polemica è stata chiamata verità. Ciò che è insulto, coraggio».
Il passaggio centrale dell’intervento è un invito a interrompere lo scontro:
«È il momento di fermarsi. Ci ammonisce Cicerone che “Nihil tam populare quam concordia”: nulla è più gradito al popolo della concordia. E ci ricorda il Vangelo: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”».
Secondo Liserre, «la polis non si misura dalle sue mura, ma dalla capacità dei suoi cittadini di essere giudici di se stessi prima che degli altri». La morte di Veltri, prosegue, «ci impone questa auto-giurisdizione morale».
«Un uomo è caduto sulla via della pace. Non possiamo, per rispetto alla sua memoria e alla sua testimonianza, proseguire sulla via della discordia», afferma.
La conclusione è un esplicito appello rivolto alla comunità:
«Rivolgo, pertanto, un accorato appello alla pacificazione sociale. Non una pacificazione di convenienza o di facciata, ma una tregua alta, istituzionale e cristiana. Che la marcia tra Diamante e Buonvicino non resti interrotta, ma diventi la marcia che, insieme, riprendiamo verso una comunità riconciliata».
Pascale a Ordine: «Le stesse regole devono valere per tutti»

Di segno diverso è l’intervento del consigliere di minoranza Giuseppe Pascale, rivolto direttamente al sindaco Achille Ordine.
«Caro Achille, leggo le tue parole sulla violenza, sul rispetto, sulla responsabilità e sul dovere di saper chiedere scusa», esordisce Pascale.
Per il consigliere, però, questi richiami assumerebbero «un significato diverso quando vengono pronunciati da chi oggi ricopre un ruolo istituzionale e dovrebbe, prima di tutto, ricordare e riconoscere anche i propri comportamenti».
Pascale contesta apertamente un passaggio della ricostruzione politica seguita all’episodio:
«Parli di “calma”, di responsabilità e di mani che non devono mai essere alzate. Nessuno ha alzato le mani».
Il consigliere richiama poi un precedente episodio avvenuto durante una seduta del Consiglio comunale. Si tratta di una contestazione politica formulata da Pascale, che nel proprio intervento la presenta in questi termini:
«Permettimi di ricordarti che, secondo quanto da tempo viene contestato e discusso pubblicamente, sei stato tu ad avere un comportamento fisicamente aggressivo nei confronti di un consigliere durante una seduta del Consiglio comunale».
Il materiale disponibile non contiene nuovi elementi di accertamento su quell’episodio. Pascale lo utilizza per sostenere la necessità di applicare gli stessi criteri di giudizio a ogni situazione.
«Se oggi invochi il principio secondo cui “nulla può giustificare la violenza”, quel principio deve valere sempre. Non soltanto quando siamo noi a sentirci vittime e la vicenda ci riguarda personalmente. E soprattutto non può esistere una morale diversa a seconda di chi compie il gesto e di chi lo subisce».
«Il rispetto delle istituzioni si dimostra»
Pascale concentra quindi il proprio intervento sul ruolo pubblico ricoperto dagli amministratori:
«La politica dovrebbe essere prima di tutto esempio: se chiediamo responsabilità, scuse e condanna della violenza, dobbiamo essere i primi a farlo, sempre e senza distinguo. Il rispetto delle istituzioni non si proclama: si dimostra, dentro e fuori dal Consiglio comunale».
Il consigliere precisa di non voler alimentare ulteriori tensioni o trasformare il confronto in uno scontro personale.
«Non accetto neppure che si pretenda di stabilire chi debba dare lezioni di comportamento e chi debba riceverle, soprattutto quando esistono episodi che meritano di essere ricordati e chiariti», aggiunge.
La richiesta rivolta al sindaco è quella di riconoscere eventuali responsabilità personali:
«La coerenza, in politica, è una cosa semplice: le stesse regole che chiediamo agli altri devono valere anche per noi. E allora, prima di parlare del coraggio di non alzare le mani, servirebbe quello di riconoscere i propri errori».
Pascale conclude richiamando il tema delle scuse e della pacificazione:
«Chiedere scusa non è debolezza, ma responsabilità. La vera pacificazione non passa da like o post, ma dalla coerenza e dalla capacità di usare con gli altri lo stesso metro con cui giudichiamo noi stessi».



