Cosenza, slot e presunte soffiate sui controlli: 15 misure cautelari

Due persone ai domiciliari, sei destinatarie di misure non custodiali e sette del divieto di esercitare l’attività di gioco per un anno. Il secondo comunicato sull’inchiesta descrive un presunto patto corruttivo tra un imprenditore e un funzionario dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli
26 ottobre 2026 - 11:42
di Matteo Cava

COSENZA – Quindici persone destinatarie di misure cautelari nell’inchiesta sugli apparecchi da gioco con vincite in denaro: al centro degli accertamenti, oltre alla presunta alterazione delle slot machine per sottrarre giocate al prelievo erariale, ci sarebbe un accordo corruttivo che avrebbe consentito di conoscere in anticipo i controlli e nascondere le manomissioni. L’ordinanza, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza su richiesta della Procura, è stata eseguita oggi, 26 ottobre, dai Carabinieri del Comando provinciale insieme al personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Il secondo comunicato ufficiale aggiunge particolari alla notizia anticipata da miocomune.tv. Gli approfondimenti investigativi avrebbero ricostruito una rete composta da un imprenditore del settore, un funzionario referente della sede ADM di Cosenza, un fornitore di componenti e soggetti incaricati degli interventi tecnici sugli apparecchi.
Le accuse sono formulate a vario titolo e secondo le singole posizioni. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari: la ricostruzione accolta sul piano cautelare dovrà essere verificata nel contraddittorio con le difese.
Le quindici misure: due persone agli arresti domiciliari
Il provvedimento distingue tre gruppi di destinatari:
Due persone sottoposte agli arresti domiciliari.
Sei persone destinatarie di misure non custodiali.
Sette persone raggiunte dal divieto di esercitare l’attività di gioco per un anno.
Il comunicato non precisa la tipologia delle sei misure non custodiali né associa ciascuna misura ai singoli ruoli descritti nell’indagine.
Le ipotesi di reato comprendono l’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la Pubblica amministrazione, il patrimonio e l’amministrazione della giustizia. Sono inoltre contestati, per le rispettive posizioni, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, truffa aggravata ai danni dello Stato e favoreggiamento.
Il presunto accordo per anticipare le ispezioni
Uno degli elementi centrali delineati dagli investigatori riguarda il rapporto tra l’imprenditore attivo nella distribuzione delle slot machine e un funzionario referente presso la sede dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Cosenza.
Secondo l’ipotesi accusatoria, in cambio di periodiche somme di denaro, il funzionario avrebbe comunicato preventivamente date, orari e obiettivi delle ispezioni programmate.
Quelle informazioni avrebbero permesso di intervenire sugli apparecchi prima dell’arrivo degli addetti ai controlli: le schede illegali sarebbero state nascoste e le macchine temporaneamente riportate alla modalità di funzionamento regolare.
Il presunto patto corruttivo rappresenta, nella ricostruzione cautelare illustrata dalla Procura, un elemento caratterizzante dell’associazione ipotizzata. Al funzionario vengono contestati i delitti di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.
Le schede sequestrate sarebbero state sottratte dai depositi
L’indagine descrive anche una seconda condotta attribuita al funzionario: la presunta sottrazione, dai depositi dell’ufficio ADM di Cosenza, di cartoni sigillati contenenti schede di gioco AWP già sottoposte a sequestro.
Secondo gli inquirenti, i materiali sarebbero stati consegnati all’imprenditore e a un tecnico di fiducia per essere formattati, azzerati nei contatori e successivamente reimmessi sul mercato.
La ricostruzione riguarda dunque anche la gestione di componenti già acquisiti durante precedenti controlli. Tra i soggetti della rete tecnica, uno avrebbe avuto un ruolo specifico nella rimozione o nell’occultamento delle schede illecite durante le verifiche e negli interventi sugli involucri sigillati contenenti quelle sequestrate.
L’origine dell’inchiesta: le anomalie nei flussi di gioco
Gli accertamenti sono partiti dall’analisi dei flussi telematici e dei contatori di raccolta effettuata dall’Ufficio Controlli Giochi della Direzione Centrale dell’ADM di Roma.
L’esame avrebbe evidenziato vistose anomalie nei volumi di gioco di numerosi apparecchi da intrattenimento AWP. Da quei riscontri sono scaturiti controlli in esercizi commerciali situati in diversi comuni della provincia di Cosenza.
Le verifiche sono state svolte dal personale specializzato dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con il supporto operativo dei Carabinieri del Comando provinciale.
Nella prima fase sono stati sequestrati 145 apparecchi, per i quali era stato ipotizzato l’impiego di una doppia scheda o di una scheda manomessa. All’interno delle macchine sono stati trovati e sequestrati anche circa 80 mila euro.
La doppia scheda e le giocate sottratte alla registrazione
Il meccanismo descritto nel comunicato avrebbe consentito di creare una doppia registrazione delle somme giocate dai clienti.
Alla scheda regolare, collegata alla rete telematica statale, sarebbe stata affiancata una seconda scheda abusiva o clonata, attraverso la quale una parte delle giocate sarebbe rimasta fuori dalla registrazione sulla rete nazionale.
Secondo gli investigatori, il passaggio tra i due sistemi sarebbe stato gestito mediante telecomandi a distanza, cablaggi modificati, timer o interruttori sui monitor. In questo modo il flusso delle giocate avrebbe potuto essere deviato verso la scheda non autorizzata.
Per evitare il blocco automatico dovuto alla mancata comunicazione con la rete sarebbero stati impiegati anche componenti che riproducevano le smart card ufficiali. I sensori fisici antimanomissione, indicati come “tamper”, sarebbero stati bloccati con colla o fascette.
Il denaro sarebbe poi stato ritirato durante lo “scassettamento”, ossia il prelievo degli incassi dagli apparecchi, senza versare il corrispondente Prelievo unico erariale, il PREU, sulle somme non registrate.
Il precedente sequestro per oltre 12 milioni di euro
L’inchiesta aveva già avuto uno sviluppo patrimoniale il 6 novembre 2025, quando era stato eseguito un provvedimento di sequestro preventivo, anche per equivalente, per un importo superiore a 12 milioni di euro.
La misura, disposta dal GIP su richiesta della Procura di Cosenza, riguardava disponibilità finanziarie, beni e altre utilità nei confronti di un operatore economico del settore.
In quella fase era stata ipotizzata la fattispecie di peculato con riferimento alle somme relative al PREU sugli importi riscossi per le giocate.
Il secondo comunicato richiama quel passaggio come precedente sviluppo della stessa attività investigativa. Il sequestro patrimoniale del novembre 2025 e le quindici misure personali eseguite oggi appartengono quindi a momenti distinti dell’inchiesta.
Smartphone, documenti e appunti contabili negli approfondimenti
I successivi accertamenti sono stati condotti dai Carabinieri e dai funzionari della Direzione Centrale Giochi dell’ADM di Roma, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Cosenza.
Gli investigatori hanno utilizzato tecniche di analisi forense digitale per estrarre, conservare e studiare dati presenti in smartphone, tablet, computer e supporti di memoria sequestrati.
Le informazioni sono state incrociate con scritti, documenti e appunti contabili recuperati durante le perquisizioni, attraverso l’elaborazione e la decifrazione del materiale cartaceo e digitale.
Secondo la Procura, questi approfondimenti avrebbero consentito di ricostruire le modalità di alterazione degli apparecchi, la distribuzione dei presunti proventi illeciti e le strategie utilizzate per eludere le ispezioni.
I ruoli ipotizzati per fornitori, tecnici ed esercenti
Nella presunta organizzazione, un fornitore avrebbe messo a disposizione schede alterate, smart card clonate, componenti elettronici e assistenza tecnica informatica.
Altri soggetti avrebbero assicurato l’installazione, la manutenzione e la gestione degli apparati, occupandosi anche della loro rimozione, del ripristino e dell’occultamento. Gli interventi avrebbero riguardato schede, cablaggi, dispositivi di commutazione e sistemi di attivazione delle macchine.
La contestazione di truffa aggravata ai danni dello Stato riguarda, secondo le rispettive posizioni, sia i presunti partecipanti all’associazione sia esercenti, gestori o soggetti che avevano la disponibilità dei locali e degli apparecchi. A questi ultimi viene attribuito di avere consentito l’inserimento e il funzionamento stabile di AWP alterate nei propri esercizi commerciali.
L’ordinanza si fonda sulla ritenuta sussistenza di gravi indizi di reato.



