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Isola Capo Rizzuto, confisca definitiva di un fabbricato da 300mila euro

Immagine del redattore: Matteo Cava
Matteo Cava
20 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

Il provvedimento riguarda la proprietà superficiaria di tre unità destinate ad abitazioni e attività commerciale. Disposta anche la sorveglianza speciale per tre anni nei confronti del destinatario e per due anni per il figlio

26 ottobre 2026 – 09:24


Isola Capo Rizzuto, fabbricato da 300mila euro confiscato: il decreto

ISOLA CAPO RIZZUTO – È diventata definitiva la confisca della proprietà superficiaria di un fabbricato composto da tre unità immobiliari, destinate ad abitazioni e attività commerciale, a Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese. Il bene, del valore complessivo di 300mila euro, è riconducibile a un uomo del luogo con precedenti penali. I militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro hanno eseguito il decreto del Tribunale di Catanzaro – Sezione Misure di prevenzione, confermato dalla Corte d’appello.

Lo rende noto la Procura della Repubblica di Catanzaro, Direzione distrettuale antimafia. Con lo stesso provvedimento, all’uomo è stata applicata la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per tre anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, sulla base di una valutazione di pericolosità sociale generica e qualificata risalente nel tempo.



Gli accertamenti sugli investimenti e sui redditi

La confisca nasce dagli accertamenti economico-patrimoniali condotti dal Nucleo di polizia economico-finanziaria – Gico di Catanzaro.

Le verifiche hanno ricostruito i consistenti investimenti sostenuti dall’uomo per la ristrutturazione complessiva del fabbricato già esistente. Gli investigatori hanno quindi documentato, secondo quanto riferito dalla Procura, una significativa sproporzione tra le somme impiegate e i redditi dichiarati.


Il coinvolgimento in “Malapianta” e le condanne

Il destinatario della misura era stato coinvolto nelle indagini del procedimento “Malapianta”, coordinate dalla Procura di Catanzaro, che hanno documentato l’operatività della cosca Mannolo di San Leonardo di Cutro.

Nel ricostruire la sua posizione, il comunicato riferisce dell’inserimento in un’organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Al termine del processo di appello bis, celebrato dopo il rinvio della Corte di cassazione, la pena è stata ridotta dagli iniziali 12 anni a 8 anni e 8 mesi di reclusione.

Nel 2019 l’uomo era stato inoltre raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per usura ed estorsione aggravate dal metodo mafioso. Per questa vicenda è stato poi condannato in via definitiva a 7 anni e 4 mesi di reclusione.

Secondo la ricostruzione riportata dalla Procura, i fatti si sono protratti dal 2014 al 2019, con gravi e ripetute pressioni sulla vittima per ottenere il pagamento del debito usurario. Le minacce sarebbero proseguite, attraverso altre persone, anche dopo l’esecuzione della misura cautelare, con l’obiettivo di indurre la persona offesa a ritrattare le accuse.



Sorveglianza speciale anche per il figlio

Il provvedimento dispone la sorveglianza speciale per due anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, anche nei confronti del figlio.

Coinvolto nella stessa vicenda usuraria, il figlio è stato condannato in via definitiva a 4 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione. Il comunicato riferisce inoltre di condanne per furto, detenzione e ricettazione di armi.

 
 
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