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Catanzaro, sequestro da oltre mezzo milione nell’inchiesta Basso Profilo

Immagine del redattore: Matteo Cava
Matteo Cava
1 ora fa
Tempo di lettura: 2 min

Il provvedimento eseguito da Direzione investigativa antimafia e Questura riguarda un imprenditore condannato in appello a 15 anni e 4 mesi per associazione mafiosa. Tra i beni sequestrati figurano cinque immobili, partecipazioni societarie, un’auto e un Rolex

12 ottobre 2026 - 10:11


Catanzaro, DIA e Questura sequestrano beni per oltre mezzo milione

La Direzione Investigativa Antimafia e la Questura di Catanzaro hanno eseguito un sequestro di beni per oltre mezzo milione di euro nei confronti di un imprenditore catanzarese attivo nella nautica e nella rappresentanza di ricambi industriali. Il decreto, finalizzato alla confisca, è stato emesso dal Tribunale di Catanzaro, Sezione Misure di Prevenzione, sulla base della ritenuta pericolosità sociale dell’uomo e degli accertamenti sul suo patrimonio.

L’imprenditore è stato condannato dalla Corte d’Appello di Catanzaro, con sentenza del 24 febbraio 2026, a 15 anni e 4 mesi di reclusione per associazione di tipo mafioso, nell’ambito dell’inchiesta “Basso Profilo” della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.



Gli accertamenti e i legami ricostruiti dagli investigatori

Il provvedimento nasce dagli accertamenti economico-patrimoniali disposti congiuntamente dal direttore della DIA e dal questore di Catanzaro. La ritenuta pericolosità sociale è stata fondata sul coinvolgimento dell’imprenditore in più procedimenti penali riguardanti contesti di criminalità organizzata.

Secondo le risultanze investigative, l’uomo è stato individuato come figura organica alla locale di ’ndrangheta di Cutro e di riferimento per l’articolazione riconducibile alla cosca Bagnato di Roccabernarda, nel Crotonese.

Gli investigatori gli attribuiscono, a partire dal 2005, un contributo di tipo “imprenditoriale” alla cosca su Catanzaro. L’imprenditore, secondo questa ricostruzione, si sarebbe posto al vertice di un’organizzazione capace di produrre sistematicamente fatture per operazioni inesistenti, destinata a soddisfare le esigenze di altri imprenditori riconducibili a consorterie mafiose alleate.



I beni sottoposti a sequestro

Gli approfondimenti patrimoniali hanno individuato beni intestati o riconducibili all’imprenditore, ritenuti frutto di attività illecite o del loro reimpiego. Dagli accertamenti è inoltre emersa una sproporzione tra il valore del patrimonio e i redditi dichiarati.

Il sequestro ha interessato:

  • un’attività d’impresa, costituita come società a responsabilità limitata, con sede a Catanzaro;

  • due quote societarie;

  • cinque immobili;

  • un’autovettura e un orologio Rolex;

  • tre rapporti finanziari, comprendenti polizze vita e buoni fruttiferi.

Il valore complessivo supera il mezzo milione di euro. Si tratta di un sequestro finalizzato alla confisca.

DIA e Questura collocano l’intervento nelle attività istituzionali di contrasto ai patrimoni di provenienza illecita riconducibili, direttamente o indirettamente, a contesti criminali, con l’obiettivo di tutelare il tessuto economico sano.

 
 
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