top of page

Bentivoglio, confiscato ad un vibonese un fabbricato da 650mila euro: misura definitiva

Immagine del redattore: Matteo Cava
Matteo Cava
2 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Il bene è riconducibile a un narcotrafficante originario del Vibonese, trasferitosi nel Bolognese. Gli accertamenti patrimoniali hanno ricostruito la disponibilità dell’immobile, formalmente intestato a un’altra persona, e la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati

12 ottobre 2026 - 10:27


Bentivoglio, immobile da 650mila euro confiscato a un narcotrafficante

È diventata definitiva la confisca di un fabbricato di pregio a Bentivoglio, in provincia di Bologna, dal valore stimato di 650mila euro. I finanzieri dei Comandi provinciali di Catanzaro e Bologna hanno eseguito il decreto del Tribunale di Catanzaro relativo al bene, riconducibile a un narcotrafficante internazionale originario di Vibo Valentia e da tempo trasferitosi nella provincia bolognese.

A darne notizia è la Procura della Repubblica di Catanzaro, Direzione distrettuale antimafia. Il provvedimento arriva al termine di accertamenti economico-patrimoniali condotti dai GICO dei Nuclei di Polizia economico-finanziaria di Catanzaro e Bologna, sotto il coordinamento della Procura.



L’immobile intestato a un’altra persona

Secondo quanto si è appreso, le indagini hanno documentato l’effettiva disponibilità del fabbricato da parte del destinatario della misura, nonostante l’intestazione formale a un soggetto compiacente. È emersa anche una significativa sproporzione tra il valore dell’immobile e i redditi dichiarati dall’interessato.

La confisca è stata disposta nell’ambito di un procedimento di prevenzione. Il Tribunale di Catanzaro ha ricondotto l’uomo alla categoria dei soggetti caratterizzati da «pericolosità sociale qualificata», prevista dal Codice antimafia, sulla base delle numerose condotte delittuose richiamate dalla Procura.



L’operazione Decollo e i 541 chili di cocaina a Salerno

L’uomo era già stato coinvolto nell’operazione Decollo della DDA di Catanzaro, che aveva ricostruito un vasto traffico di cocaina dal Sudamerica attraverso spedizioni marittime dirette in Australia, Spagna e Italia.

La droga veniva nascosta nei container, simulando normali forniture commerciali: in tubi di plastica inseriti in blocchi di marmo e pietra, in latte contenenti tonno oppure in intercapedini ricavate nelle pedane di carico di mattonelle di granito.

Tra gli episodi ricordati nel comunicato figura il sequestro di 541 chili di cocaina, avvenuto nell’aprile 2002 nel porto di Salerno. Lo stupefacente si trovava in un container proveniente dalla Colombia che trasportava blocchi di marmo. Per la vicenda, l’uomo è stato condannato a 12 anni di reclusione.



Il procedimento Stammer e gli altri precedenti

La Procura lo descrive inoltre come uno storico intermediario del narcotraffico internazionale, con contatti qualificati con trafficanti colombiani.

Successivamente è stato indagato nel procedimento Stammer, condotto dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria e dal GICO di Catanzaro, con la collaborazione del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata e il coordinamento della Procura distrettuale.

In quel contesto è risultato coinvolto nel tentativo di importare dalla Colombia un ingente quantitativo di cocaina, che avrebbe dovuto raggiungere nel 2015 il porto di Genova oppure l’aeroporto di Lamezia Terme. Per questa vicenda, secondo il comunicato, è stato condannato a 11 anni, un mese e 10 giorni di reclusione.

La nota richiama anche il suo coinvolgimento nei procedimenti Decollo ter, Due Torri Connection e La Pigna d’Oro, relativi, oltre al traffico di stupefacenti, anche a estorsione e trasferimento fraudolento di valori.

 
 
bottom of page