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Verbicaro, omicidio in officina: domiciliari con braccialetto per Biagio Lofrano

  • Immagine del redattore: Matteo Cava
    Matteo Cava
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

La Corte d'Assise di Cosenza ha scarcerato il 42enne, condannato a 12 anni per l'uccisione dello zio Ugo. I giudici, superando il parere contrario del PM, hanno valorizzato le attenuanti legate alle vessazioni lavorative subite dall'uomo


Biagio Lofrano, condannato a 12 anni per l'omicidio dello zio Ugo all'interno di un'officina di Verbicaro, lascia il carcere di Paola per passare ai domiciliari


Biagio Lofrano lascia la casa circondariale di Paola. A poco più di un anno e mezzo dall'omicidio dello zio 74enne Ugo Lofrano, avvenuto il 20 novembre 2024 a Verbicaro, la misura cautelare in carcere per il 42enne è stata sostituita con gli arresti domiciliari, accompagnati dall'applicazione del braccialetto elettronico.

La decisione della Corte d'Assise di Cosenza arriva in accoglimento dell'istanza depositata lo scorso 21 luglio dagli avvocati difensori Giuseppe Bruno e Ugo Vetere.



Lo scontro in aula e la decisione dei giudici

Il passaggio ai domiciliari è stato concesso nonostante il parere nettamente contrario espresso dal pubblico ministero nella giornata di giovedì.

Prima di emettere il provvedimento, la Corte ha richiesto e acquisito le informazioni dei carabinieri di Verbicaro, necessarie per certificare l'idoneità dell'abitazione destinata a ospitare l'imputato e la fattibilità dei futuri controlli. Secondo quanto emerso, la Procura non concorderebbe con la decisione e sarebbe pronta a presentare appello.


Verbicaro: concessi gli arresti domiciliari a Biagio Lofrano; uccise lo zio Ugo in officina

Le motivazioni: le vessazioni e il "gesto d'impeto"

Nella loro istanza, i difensori avevano posto l'accento su tre elementi chiave: il tempo trascorso in custodia cautelare, il fatto che Lofrano fosse incensurato prima della tragedia e, soprattutto, il riconoscimento in sentenza dell'attenuante della provocazione e delle attenuanti generiche.

Proprio quest'ultimo punto ha assunto un peso decisivo. Per la Corte, il pericolo di reiterazione del reato è ridotto grazie alla "specificità della causale del delitto". I giudici hanno richiamato gli atti del processo, sottolineando come la tragedia sia maturata "dalla condizione di vessazione in cui l'imputato ha convissuto per tutto il percorso lavorativo con la vittima". Una pressione che, secondo i magistrati, avrebbe spinto il 42enne all'"efferato gesto d'impeto".



I divieti assoluti per l'imputato

La permanenza a Verbicaro sarà soggetta a regole estremamente stringenti. La Corte ha imposto a Lofrano divieti categorici:

  • Impossibilità di allontanarsi dall'abitazione e dalle pertinenze senza preventiva autorizzazione dell'autorità giudiziaria.

  • Divieto di avere contatti con chiunque non sia convivente o addetto all'assistenza.

  • Divieto assoluto di possedere telefoni cellulari e qualsiasi altra strumentazione elettronica che consenta l'accesso a internet o ai social network.



Il riepilogo: l'omicidio in via Manzoni

L'omicidio si consumò la sera del 20 novembre 2024 all'interno dell'officina meccanica di via Manzoni, a Verbicaro, dove zio e nipote lavoravano fianco a fianco. Al culmine di una discussione scaturita per questioni lavorative, il 74enne venne colpito mortalmente alla testa con un oggetto metallico.

Al termine del processo di primo grado conclusosi a marzo, il pubblico ministero aveva chiesto per Biagio Lofrano una pena di 21 anni di carcere. I giudici, riconoscendo le attenuanti, avevano ridotto la condanna a 12 anni di reclusione.




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