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Sequestro di 2,7 tonnellate di cocaina e 3 arresti: operazione della guardia di finanza

Complessa operazione della guardia di finanza, 3 arresti e sequestro di 2,7 tonnellate di cocaina: coinvolti funzionari dell'agenzia delle dogane e una dipendente di una società


Complessa operazione della guardia di finanza, 3 arresti e sequestro di 2,7 tonnellate di cocaina: coinvolti funzionari dell'agenzia delle dogane e una dipendente di una società

Reggio Calabria, 20 febbraio 2024 – 3 arresti a Reggio Calabria e sequestro di 2,7 tonnellate di cocaina da parte della Guardia di finanza: due funzionari dell'agenzia delle dogane e un dipendente di una società alteravano i controlli per favorire la 'ndrangheta. L'attività investigativa dei finanzieri del comando provinciale di Reggio Calabria, con il supporto operativo dello Scico e con la collaborazione di Europol e della Dcsa, hanno dato esecuzione ad un provvedimento che dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti di 2 funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in servizio presso l’Ufficio delle Dogane di Gioia Tauro e gli arresti domiciliari nei confronti di una dipendente di una società di spedizione che sarebbero coinvolti in un traffico internazionale di sostanze stupefacenti aggravato dalla finalità di agevolare la ‘ndrangheta.





Le indagini

Le misure sono state disposte dal Gip.presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica, Direzione Distrettuale Antimafia, coordinata da Giovanni Bombardieri.

Sono complessivamente 7 i soggetti indagati dalla DDA reggina, con il supporto di Eurojust, nell’ambito della complessa operazione. C'è anche un terzo funzionario doganale, già tratto in arresto nel corso di una distinta e convergente operazione svolta, nel mese di ottobre 2022.

I funzionari avrebbero fatto parte di un sodalizio criminale, ora disarticolato, costituito dal responsabile di una ditta di spedizioni, da portuali infedeli e dai referenti delle principali cosche di ‘ndrangheta operanti nell’area della “piana di Gioia Tauro”.


L'organizzazione

Nel dettaglio, i doganieri, in servizio in punti nevralgici del dispositivo di controllo, quali il controllo scanner e quello “visivo” mediante apertura dei container, avrebbero consentito l’uscita dal porto di ingenti quantitativi di cocaina, alterando gli esiti delle ispezioni o omettendo rilevazione di anomalie nei carichi controllati.

Tra i documenti rinvenuti dai finanzieri figurano anche precise istruzioni, fornite dai funzionari doganali, su come i narcos sudamericani avrebbero dovuto collocare i panetti di cocaina all’interno dei carichi di copertura, al fine di ridurre sensibilmente la possibilità che questi venissero individuati nel corso degli ordinari controlli. Peraltro, laddove il carico fosse stato comunque scoperto, gli stessi doganieri avrebbero provveduto a fornire all’organizzazione i relativi verbali di sequestro al fine di giustificare la perdita del narcotico, evitando il pagamento di quanto pattuito.


Inoltre, uno dei funzionari doganali si sarebbe preoccupato di avvertire i sodali in merito ad eventuali operazioni condotte dalle fiamme gialle, con l’intento di evitarne l’arresto.

Le indagini, condotte anche con la collaborazione di personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, hanno, inoltre, consentito di ricostruire il coinvolgimento del personale dell’ADM in 5 importazioni di stupefacente, realizzate tra giugno 2020 e ottobre 2022, per oltre 3 tonnellate di cocaina, delle quali 2,7 intercettate dai finanzieri e sottoposte a sequestro.

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