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Scalea, le casematte della Seconda guerra mondiale possono diventare un percorso della memoria costiera

  • 14 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

L’associazione “Cara, vecchia Scalea” propone al Comune la valorizzazione delle strutture militari ancora visibili lungo la vecchia Statale 18 e nell’area frangivento


Casamatta della Seconda guerra mondiale a Scalea lungo il litorale e la vecchia Statale 18


3 giugno 2026


L’associazione culturale “Cara, vecchia Scalea”, presieduta da Vincenzo de Vito, ha presentato al sindaco e all’amministrazione comunale di Scalea una proposta per trasformare alcune casematte della Seconda guerra mondiale in un percorso della memoria costiera. L’obiettivo è valorizzare manufatti militari ancora presenti sul territorio, collegando storia locale, paesaggio e turismo culturale attraverso interventi leggeri e a basso costo.


Le strutture individuate si trovano lungo il tracciato della vecchia Statale 18 e nell’area frangivento, sul litorale scaleoto. Si tratta di opere in cemento armato realizzate tra il 1942 e il 1943, durante la fase più critica del conflitto, quando le coste italiane furono fortificate per fronteggiare il rischio di uno sbarco alleato.



Cosa sono le casematte e perché sono importanti per Scalea

Le casematte erano postazioni militari di difesa e osservazione, spesso mimetizzate nel paesaggio e dotate di feritoie per armi automatiche. Venivano costruite in punti considerati sensibili: spiagge, promontori, strade e aree costiere esposte.

Secondo l’associazione, la loro presenza rappresenta una testimonianza concreta del ruolo assunto da Scalea e dal tratto tirrenico calabrese durante la guerra nel Mediterraneo. Il territorio, infatti, si trovava su una direttrice ritenuta strategica nel sistema difensivo costiero dell’epoca.

Nella proposta inviata al Comune, Vincenzo de Vito richiama anche gli studi e i contributi degli storici locali, tra cui Stefano Vecchione, che hanno approfondito la diffusione di queste opere lungo la costa calabrese.



Il riferimento storico: luglio 1943 e il bombardamento di Scalea

Il contesto storico richiamato dall’associazione è quello del luglio 1943, mese dello sbarco alleato in Sicilia con l’operazione Husky. Pochi giorni dopo, il 27 luglio, Scalea subì un pesante bombardamento aereo-navale.

A essere colpito fu in particolare l’aeroporto militare. In quella circostanza si registrarono diverse vittime, anche tra i civili. Nella zona, invece, non avvenne alcuno sbarco diretto.

Per l’associazione, proprio questa memoria storica rende le casematte un patrimonio da conoscere, segnalare e restituire alla comunità, evitando che restino elementi isolati e poco riconoscibili del paesaggio costiero.



Come potrebbe nascere il percorso della memoria costiera?

La proposta prevede un intervento definito «leggero e a basso costo». Tra le azioni indicate ci sono la pulizia dei siti, l’installazione di pannelli o paline informative nei pressi delle strutture individuate e l’eventuale utilizzo di QR Code collegati a contenuti digitali di approfondimento.

Le schede potrebbero contenere mappe, descrizioni storiche, documentazione fotografica e testi del dottor Stefano Vecchione, da inserire, per sua concessione, nel progetto “Explore Scalea” dell’associazione Eclectica di Andrea Fama e della Pro Loco.

L’idea è costruire un piccolo itinerario della memoria, integrato nell’offerta culturale e turistica della città, senza interventi invasivi e con un recupero rispettoso del contesto.



Il progetto tra storia locale, turismo culturale e paesaggio

Il percorso consentirebbe di collegare la memoria del Novecento alla fruizione turistica del litorale, offrendo a residenti e visitatori una lettura diversa del territorio. Le casematte, oggi poco note e non segnalate, potrebbero diventare tappe di un racconto storico diffuso.

«L’iniziativa proposta, pur nella sua semplicità, vuole promuovere la conoscenza della memoria del territorio anche attraverso le casematte. Questi manufatti, seppure oggi poco noti e non segnalati, a nostro avviso, non dovrebbero essere considerati solo resti militari ma testimonianze storiche, elementi del paesaggio, memoria materiale del Novecento. Le casematte possono essere ritenute veri e propri beni culturali diffusi. Il loro recupero e valorizzazione, quali elementi poco conosciuti del patrimonio storico locale, rappresentano un’opportunità concreta per restituirli alla comunità e ai visitatori», afferma Vincenzo de Vito.


Perché la proposta riguarda anche l’identità della città?

La richiesta dell’associazione punta a inserire le casematte in una narrazione più ampia del patrimonio storico locale. Non soltanto resti militari, dunque, ma segni materiali di una stagione che ha inciso anche sulla vita della comunità scaleota.

La decisione ora passa all’amministrazione comunale, chiamata a valutare la possibilità di avviare un intervento di recupero e valorizzazione compatibile con i luoghi e con le risorse disponibili.



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