Scalea, revocati i domiciliari a Vito Della Gatta in attesa della Cassazione
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La Corte d’appello di Catanzaro ha accolto l’istanza dei difensori Gianluca Acciardi ed Egidio Rogati. Il procedimento riguarda una vicenda di usura ed estorsione con presunta aggravante mafiosa

26 maggio 2026
La Corte d’appello di Catanzaro, seconda sezione, ha revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari applicata a Vito Della Gatta, originario della Campania e da anni residente a Scalea. La decisione è arrivata dopo l’istanza presentata dagli avvocati Gianluca Acciardi, del Foro di Cosenza, ed Egidio Rogati, del Foro di Paola, in attesa del giudizio della Cassazione.
I giudici hanno accolto la richiesta della difesa riconoscendo la fondatezza dei motivi indicati nell’istanza. Al centro della valutazione, secondo quanto emerge, il “decorso del tempo di applicazione della misura cautelare” e il comportamento dell’imputato, che “non ha mai violato la misura cautelare”.
Vito Della Gatta era sottoposto agli arresti domiciliari fuori regione dopo l’arresto avvenuto nell’aprile del 2022, nell’ambito dell’inchiesta nata da una denuncia. L’accusa riguardava una presunta vicenda di usura ed estorsione con metodo mafioso contestata ai fratelli Vito e Tammaro Della Gatta.
La decisione della Corte d’appello di Catanzaro
La revoca della misura cautelare non incide sul merito del procedimento penale, che resta pendente davanti alla Corte di Cassazione. I fratelli Della Gatta sono stati condannati in primo grado a 14 anni di reclusione, con sentenza successivamente confermata in appello.
In questa fase, la Corte d’appello ha valutato esclusivamente la permanenza delle esigenze cautelari nei confronti di Vito Della Gatta. La decisione arriva dopo un periodo prolungato di applicazione della misura e dopo la verifica dell’assenza di violazioni delle prescrizioni imposte.
L’inchiesta partita nel 2022 a Scalea
La vicenda giudiziaria risale all’aprile del 2022, quando i carabinieri della Compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Andrea D’Angelo, eseguirono il provvedimento nell’ambito di un’indagine su presunti prestiti privati concessi a tassi usurari.
L’inchiesta era coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Il fascicolo era affidato al pubblico ministero antimafia Romano Gallo. L’ordinanza era stata emessa dal Gip distrettuale, che aveva accolto le richieste condivise dall’allora procuratore Nicola Gratteri e dall’aggiunto Vincenzo Capomolla.
I reati contestati, secondo l’impianto accusatorio, erano usura in concorso, estorsione ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria nel territorio del Comune di Scalea, con l’aggravante del metodo mafioso. Gli indagati si erano sempre professati innocenti e tali devono essere considerati fino a sentenza definitiva.
La sentenza di primo grado del Tribunale di Paola
Il 15 novembre 2024 il Tribunale collegiale di Paola, presieduto da Salvatore Carpino, con a latere Sara Cominato e Anna Iadicicco, ha pronunciato la sentenza di primo grado nel processo relativo alla vicenda di usura ed estorsione avvenuta a Scalea.
Nel procedimento risultavano anche altri indagati. La parte offesa era un imprenditore di Scalea, che si era rivolto a privati per ottenere un prestito.
Secondo la ricostruzione processuale, nel 2021 l’imprenditore, dopo avere ricevuto una minaccia di morte, si era rivolto alle forze dell’ordine con l’assistenza dell’associazione antiracket Ferrami. Da quella denuncia era partita l’attività investigativa coordinata anche dalla Dda di Catanzaro.
Le condanne decise nel novembre 2024
Il Tribunale di Paola ha dichiarato Vito Della Gatta responsabile dei reati contestati, condannandolo alla pena di 14 anni e tre mesi di reclusione, oltre a 11mila euro di multa. La sentenza ha disposto anche il pagamento delle spese processuali e di quelle di mantenimento durante la custodia cautelare in carcere.
Sono state inoltre applicate pene accessorie, tra cui l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale durante l’esecuzione della pena e l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per due anni.
Cosa cambia ora?
Il procedimento, tuttavia, non è concluso. La vicenda resta legata al passaggio davanti alla Corte di Cassazione, che dovrà pronunciarsi sulla sentenza di condanna già confermata in appello.
La decisione dei giudici di Catanzaro su istanza degli avvocati Gianluca Acciardi, del Foro di Cosenza, ed Egidio Rogati, del Foro di Paola riguarda quindi la misura personale e non la responsabilità penale definitiva, che sarà stabilita solo all’esito dell’ultimo grado di giudizio.






























