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Sant'Eufemia d'Aspromonte, confiscati 5 milioni a un imprenditore: sigilli alla cosca Alvaro

  • Immagine del redattore: miocomune.tv
    miocomune.tv
  • 23 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

L'imprenditore edile, già condannato in via definitiva a oltre 15 anni nell'ambito dell'operazione "Eyphemos", ricopriva un ruolo apicale nella 'ndrangheta locale. Il provvedimento colpisce aziende, immobili, terreni e conti correnti


Sant'Eufemia d'Aspromonte: disposta la confisca di società e immobili per 5 milioni di euro a un boss della 'ndrangheta condannato nell'operazione Eyphemos

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha eseguito un provvedimento di confisca di beni per un valore stimato in oltre 5 milioni di euro. Destinatario della misura è un imprenditore di Sant'Eufemia d'Aspromonte, attivo principalmente nel settore edilizio e ritenuto figura di spicco della criminalità organizzata locale.

L'operazione, condotta dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, rappresenta lo sbocco patrimoniale dell'inchiesta denominata "Eyphemos". L'indagine aveva già svelato le dinamiche della "locale" di 'ndrangheta di Sant'Eufemia, strettamente legata alla cosca Alvaro.



Il ruolo apicale e la condanna nell'inchiesta Eyphemos

L'imprenditore colpito dal provvedimento è stato condannato in via definitiva a 15 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione per una lunga serie di reati: associazione di stampo mafioso, illecita coltivazione di stupefacenti, detenzione illegale di armi, ricettazione, estorsione e trasferimento fraudolento di valori.

Secondo quanto emerso dalle indagini e confermato in sede giudiziaria, l'uomo non era un semplice affiliato, ma ricopriva un ruolo di vertice. Gli inquirenti lo definiscono: "capo, promotore ed organizzatore di una fazione mafiosa all'interno del locale di ndrangheta di Santa Eufemia, [...], con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere, degli obiettivi da perseguire e delle attività economiche da avviare e attraverso cui riciclare il denaro".



Il patrimonio illecito: aziende, immobili e terreni

Le successive indagini patrimoniali hanno fatto emergere una netta sproporzione tra i redditi ufficialmente dichiarati dall'imprenditore e l'effettivo patrimonio a sua disposizione, in parte intestato a prestanome. Per gli investigatori, tali beni costituiscono il frutto delle attività illecite del clan o il loro reimpiego nell'economia legale.

La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha quindi disposto l'applicazione della sorveglianza speciale e la confisca definitiva di un vasto impero economico. I sigilli sono scattati per una ditta individuale, due società del settore costruzioni, 6 fabbricati, 3 terreni e svariati rapporti bancari, finanziari e assicurativi, per un valore totale che supera i 5 milioni di euro.



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