Sangineto, morte Perrotta: convalida fermi, autopsia e raccolta fondi

Umberto e Domenico Orsino, fermati con l’accusa di omicidio in concorso, sono attesi questa mattina a Paola. L’esame autoptico dovrà chiarire la causa del decesso. Intanto cresce la raccolta fondi per la compagna e i quattro figli della vittima.

SANGINETO – Udienza di convalida del fermo ed esame autoptico sono i due passaggi attesi questa mattina nell’inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta, il 34enne di Fuscaldo deceduto dopo il violento episodio avvenuto nella notte tra il 9 e il 10 agosto nei pressi della discoteca “Il Castello” di Sangineto.
Umberto Orsino, 24 anni, e Domenico Orsino, 22, entrambi originari del Lussemburgo e attualmente in stato di fermo, dovranno presentarsi alle 9.30 a Paola, assistiti dall’avvocato di fiducia Alessandro Gaeta.
I due potrebbero avvalersi della facoltà di non rispondere, come già avvenuto nella prima fase del fermo. Le indagini sono coordinate dal procuratore capo di Paola, Domenico Fiordalisi.
L’accusa contestata, che dovrà essere verificata nel corso del procedimento, è quella di omicidio in concorso. Secondo la ricostruzione investigativa, i due giovani avrebbero colpito Perrotta con pugni e calci. La sequenza sarebbe stata ricostruita anche attraverso le immagini registrate dalle telecamere.
Nel provvedimento si ipotizza che l’aggressione sia avvenuta “per motivi futili e abbietti consistiti nell’intento di punire la persona offesa per averli cacciati fuori dall’esercizio pubblico Il Castello poiché sprovvisti di biglietto”.
L’autopsia e i punti ancora da chiarire
Dopo il conferimento dell’incarico ai medici legali dovrebbe essere eseguita l’autopsia sul corpo di Perrotta. L’accertamento dovrà stabilire la causa precisa della morte e verificare la compatibilità delle lesioni riscontrate con le diverse ricostruzioni emerse.
Una prima versione riferisce di uno o due schiaffi seguiti dalla caduta. È stata prospettata anche l’ipotesi, finora non confermata, di un colpo inferto con un casco.
Gli esami dovranno chiarire soprattutto:
se la lesione mortale sia stata provocata dalla caduta sull’asfalto;
se sia stato utilizzato un oggetto;
quale sia stata l’esatta successione dei colpi;
quanto tempo sia trascorso tra l’episodio e il peggioramento delle condizioni del 34enne.
Secondo quanto ricostruito, Perrotta avrebbe ripreso conoscenza dopo la caduta. Sarebbe stato soccorso dal personale presente e accompagnato in automobile verso casa da un conoscente.
Durante il tragitto si sarebbe sentito male. Da quel momento sarebbero scattati prima il trasferimento a Cetraro e successivamente quello a Cosenza, dove il giovane è morto poco dopo.
Testimonianze, registrazioni delle telecamere e risultati dell’autopsia dovranno essere incrociati per definire la dinamica e accertare le eventuali responsabilità. Per gli indagati resta valida la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.
Il ruolo di Perrotta e le versioni sul locale
Un altro punto dell’inchiesta riguarda il ruolo svolto quella notte da Antonio Perrotta. Nel locale operano due agenzie: una incaricata della gestione dei parcheggi e degli accessi ai tavoli riservati, l’altra della vigilanza interna.
Il nome del 34enne non risulterebbe nell’elenco degli addetti trasmesso alla Questura di Cosenza. Perrotta, inoltre, non avrebbe partecipato al briefing organizzato alle 23.30 e sarebbe arrivato poco prima della mezzanotte insieme a un amico bodyguard.
Su questi elementi la gestione del locale fonda la propria posizione, sostenendo che il giovane quella sera non fosse impiegato nei servizi di sicurezza.
Una versione differente è stata fornita dall’Associazione italiana sicurezza sussidiaria, che ha descritto Perrotta come un addetto ai servizi di controllo: “Sabato notte Antonio è uscito di casa per andare a lavorare. Aveva 34 anni”.
L’associazione ha chiesto anche il riconoscimento della qualifica di incaricato di pubblico servizio per gli operatori e l’introduzione delle bodycam, da utilizzare nel rispetto di regole rigorose sulla tutela della privacy.
La proprietà della discoteca ha espresso cordoglio, precisando che Perrotta non apparteneva al personale del locale. Ha inoltre garantito “la massima collaborazione agli organi inquirenti”, mettendo a disposizione le registrazioni delle telecamere.
La gestione sostiene che “nessun episodio violento si sia verificato all’interno della discoteca né nel piazzale antistante la stessa” e afferma di aver appreso quanto accaduto soltanto il giorno successivo, dichiarandosi totalmente estranea ai fatti.
La ricostruzione investigativa riferisce, invece, di un precedente diverbio all’interno del locale: “Il personale addetto alla sicurezza aveva provveduto ad allontanare i due soggetti che all’interno avevano dato adito a contegni negativi”.
I due giovani sarebbero stati accompagnati oltre le transenne. Perrotta li avrebbe successivamente raggiunti e sarebbe stato colpito al volto, cadendo e battendo violentemente la testa sull’asfalto.
Raccolta fondi per la famiglia

Mentre proseguono gli accertamenti giudiziari, una mobilitazione solidale si è sviluppata attorno alla compagna di Perrotta e ai suoi quattro figli.
Con il consenso dei familiari è stata aperta una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe.
L’iniziativa punta a sostenere le necessità più urgenti della famiglia e, soprattutto, il percorso di crescita e di educazione dei quattro bambini rimasti senza il padre.
La raccolta è stata condivisa da cittadini, associazioni e lavoratori, raggiungendo persone residenti a Fuscaldo, lungo la costa tirrenica cosentina e anche fuori dalla Calabria.
L’udienza di convalida, l’autopsia e gli ulteriori approfondimenti sui filmati rappresentano ora i passaggi centrali dell’inchiesta. Da questi accertamenti potranno arrivare elementi utili per ricostruire la sequenza completa degli eventi e chiarire le cause della morte di Antonio Perrotta.



