Praia a Mare, operazione Baia Bianca: domiciliari per un altro indagato
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Il Riesame di Catanzaro ha riformato la misura cautelare per il 46enne di Praia a Mare, indagato nell’inchiesta Baia Bianca sul presunto traffico di droga tra Tirreno cosentino e Basilicata

6 giugno 2026 ore 11.10 - miocomune.tv
Praia a Mare, Baia bianca, Sagario ai domiciliari dopo il Riesame
Giuseppe Sagario, 46 anni, di Praia a Mare, lascia il carcere e passa agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta “Baia Bianca”, scattata il 19 maggio sul Tirreno cosentino. La decisione è arrivata ieri dopo l’accoglimento del Riesame di Catanzaro, che ha riformato la misura della custodia cautelare in carcere. L’indagato è assistito dall’avvocato Tommaso Morelli.
Sagario resta coinvolto nel procedimento che ipotizza, a vario titolo, l’esistenza di una rete dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti tra Scalea, Praia a Mare, Maratea, la Valle del Noce e altri territori limitrofi.
Il quadro accusatorio è ancora nella fase delle indagini preliminari e dovrà essere verificato nelle successive fasi del procedimento, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
Che cosa viene contestato nell’inchiesta Baia Bianca?
Secondo l’impostazione accusatoria, Sagario sarebbe indicato insieme ad altri soggetti tra coloro che, “in qualità di presunti partecipi dell'associazione, si occupavano dello smercio di sostanze stupefacenti di vario genere, nei territori di Scalea, Praia a Mare, Maratea e nei territori limitrofi”.
Agli indagati viene inoltre contestato, sempre secondo l’ipotesi investigativa, di avere dato supporto all’organizzazione “per l'assolvimento di incombenze di vario genere, comunque funzionali alla realizzazione delle attività illecite del sodalizio”.
L’indagine ipotizza un’associazione per delinquere finalizzata alla produzione, detenzione, traffico e spaccio di droga, con particolare riferimento alla cocaina. Nel fascicolo compaiono anche contestazioni relative a presunti episodi di estorsione tentata e consumata, aggravata dal metodo mafioso, collegati al recupero dei crediti maturati per la cessione dello stupefacente.
Tra le ipotesi investigative figura anche l’accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti.
Le indagini tra Scalea, Praia a Mare e Maratea
L’operazione “Baia Bianca” è il risultato di circa venti mesi di attività investigative, tecniche e tradizionali, coordinate dalla Compagnia carabinieri di Scalea.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il presunto gruppo avrebbe avuto una struttura organizzata su più livelli. Al vertice, nell’ipotesi della Procura, vi sarebbero stati due promotori, un uomo e una donna, affiancati da un supervisore operativo.
Gli investigatori avrebbero inoltre individuato corrieri incaricati del trasporto della droga dalla Campania e una rete di pusher attiva tra il Tirreno cosentino e la vicina Basilicata.
Come avrebbe funzionato la rete secondo gli investigatori?
La ricostruzione investigativa descrive un sistema con presunte basi logistiche a Scalea e modalità di approvvigionamento fondate su acquisti frazionati. Secondo gli inquirenti, questa strategia sarebbe servita a limitare le perdite in caso di sequestri.
L’attività di spaccio, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe interessato più centri dell’area tirrenica, con collegamenti tra Scalea, Praia a Mare, Maratea e la Valle del Noce.
Il linguaggio in codice nelle intercettazioni
Un passaggio significativo dell’inchiesta riguarda il linguaggio utilizzato nelle conversazioni intercettate. Negli atti si evidenzia che i dialoghi “spiccano per il linguaggio a tratti consapevolmente camuffato e dissimulato e con l'uso di metafore ed allusioni”.
Secondo gli investigatori, gli interlocutori sarebbero stati consapevoli del rischio di parlare apertamente al telefono dei traffici illeciti e avrebbero quindi fatto ricorso a espressioni convenzionali.
Nella lettura degli inquirenti, la droga sarebbe stata indicata con termini come “servizio”, “macchina”, “panini”, “cotto”, “crudo”, oppure attraverso riferimenti a oggetti e quantità espresse in euro.
Il procedimento resta nella fase preliminare
Il passaggio di Sagario dal carcere ai domiciliari rappresenta un nuovo sviluppo cautelare nell’ambito dell’inchiesta, ma non incide sul merito delle accuse, che restano da accertare nel contraddittorio processuale.
La vicenda giudiziaria proseguirà nelle sedi competenti, dove saranno valutati gli elementi raccolti dagli investigatori e le posizioni dei singoli indagati.











