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Reggio Calabria, il Sappe denuncia: otto agenti in ospedale ad Arghillà

Immagine del redattore: Matteo Cava
Matteo Cava
12 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

Il sindacato riferisce di aggressioni al personale e scontri tra detenuti in due distinti episodi. Chiesto l’invio del Gruppo di Intervento Operativo e l’istituzione di sezioni dedicate ai reclusi violenti.

19 ottobre 2026 - 16:23


Reggio Calabria, agenti feriti ad Arghillà: la denuncia del Sappe

REGGIO CALABRIA – Otto agenti della polizia penitenziaria in ospedale dopo una serie di aggressioni e scontri tra detenuti nel carcere di Arghillà. È il bilancio riportato dal Sappe, che denuncia due episodi di violenza e chiede interventi urgenti per la sicurezza dell’istituto. La nota non specifica le date degli accadimenti e descrive ferite gravissime, senza fornire prognosi o documentazione sanitaria.

A ricostruire quanto sarebbe avvenuto sono Franco Denisi e Giusy Scordo, indicati nel comunicato rispettivamente come segretario provinciale del Sappe di Reggio Calabria e delegata di Arghillà, sulla base dei racconti raccolti tra i colleghi in servizio.



La videochiamata e gli scontri tra detenuti

Secondo il racconto diffuso dal sindacato, il primo episodio sarebbe nato dalla richiesta di un detenuto di effettuare una videochiamata, in quel momento non possibile per problemi burocratici.

L’agente avrebbe cercato di spiegare la situazione, ma il recluso avrebbe reagito colpendolo con due pugni e sputandogli in faccia. Sarebbe quindi scoppiata una violenta lite tra detenuti.

Il presunto autore dell’aggressione sarebbe stato spostato in un’altra sezione detentiva, dove avrebbe avuto una nuova colluttazione con altri reclusi. Il Sappe riferisce di scontri a colpi di bastone e di un agente raggiunto alla testa. Altri operatori sarebbero rimasti feriti, uno dei quali colpito alla nuca.

«I detenuti scivolavano nel loro stesso sangue», è la testimonianza di un agente presente riportata nella nota sindacale.



Le chiavi sottratte e le nuove aggressioni

In un successivo episodio, un detenuto sarebbe riuscito a sottrarre le chiavi all’agente della sezione, che secondo il Sappe si trovava da solo. L’intenzione dei reclusi, nella ricostruzione sindacale, sarebbe stata quella di raggiungere e picchiare il detenuto coinvolto nella precedente rissa.

Gli agenti sarebbero riusciti a recuperare le chiavi, ma a quel punto sarebbero iniziate nuove aggressioni contro il personale.

Un poliziotto sarebbe stato afferrato al collo e sollevato da terra; un altro sarebbe stato colpito violentemente. Anche due agenti arrivati in aiuto ai colleghi sarebbero stati aggrediti: uno alla schiena, l’altro con ripetuti pugni al volto e alla testa.

«Aveva la faccia gonfia e tumefatta», riferiscono i colleghi citati dal sindacato. Secondo lo stesso racconto, dopo i colpi l’operatore avrebbe lamentato di non sentire più da un orecchio.



Il Sappe chiede l’intervento del GIO

Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Francesco Ciccone, segretario nazionale, contestano la gestione dell’istituto e accusano l’amministrazione di non aver adottato iniziative concrete per impedire il ripetersi delle violenze.

I due rappresentanti sindacali chiedono perché il detenuto indicato come responsabile della prima aggressione non sia stato immediatamente trasferito. Nella nota prospettano anche uno spostamento a San Pietro, richiamando la direzione unica dei due istituti.

«Chiediamo che ad Arghillà venga inviato il GIO, Gruppo di Intervento Operativo, al fine di ripristinare le ordinarie regole di legalità e sicurezza», afferma il Sappe, che sollecita inoltre il Dipartimento a istituire sezioni dedicate ai detenuti violenti.

La ricostruzione e le contestazioni sono contenute nel comunicato sindacale. Nel materiale fornito non figurano riscontri sanitari né una replica dell’amministrazione penitenziaria.

 
 
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