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Paola, Tfr non pagati ai forestali ex Valle Lao: Pugliese pronto ad incatenarsi

  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

L’ex lavoratore del Consorzio di Bonifica di Scalea denuncia tre anni di attesa per la liquidazione. Nella lettera aperta parla di arretrati per oltre 25 milioni di euro e annuncia una possibile protesta davanti alla Regione Calabria


Francesco Pugliese denuncia i Tfr non pagati ai forestali in pensione del Consorzio di Bonifica di Scalea


31 maggio 2026



Quarantaquattro anni nei cantieri forestali del Consorzio di Bonifica di Scalea e, a tre anni dal pensionamento, una liquidazione ancora non pagata. È la denuncia di Francesco Pugliese, conosciuto come “Scicco”, che da Paola ha indirizzato una lettera aperta alla consigliera regionale Filomena Greco per riportare al centro del dibattito la vertenza dei forestali in pensione e dei Tfr arretrati.


Nella missiva, datata 30 maggio 2026 e inviata agli organi di stampa, Pugliese ringrazia la consigliera regionale, vicepresidente della Sesta Commissione Agricoltura, per essere intervenuta sulla situazione del Consorzio unico di bonifica e sulle conseguenze per lavoratori e cittadini.


“Voglio ringraziare pubblicamente la consigliera regionale Filomena Greco, vicepresidente della Sesta Commissione Agricoltura, per aver denunciato con coraggio e senza mezzi termini l’ennesimo schiaffo inferto ai lavoratori e ai cittadini calabresi”, scrive l’ex forestale.



Il nodo dei Tfr non pagati

Il punto centrale della lettera riguarda i trattamenti di fine rapporto non ancora liquidati. Secondo quanto denunciato da Pugliese, la vicenda coinvolgerebbe centinaia di pensionati forestali, con pagamenti fermi “addirittura al 2021” e una massa di arretrati che supererebbe i 25 milioni di euro.

“La consigliera Greco ha sollevato un punto cruciale che la maggioranza continua a ignorare: la questione dei Tfr non pagati e la totale mancanza di tutele per i lavoratori”, si legge nella lettera.


Pugliese lega la propria vicenda personale a una vertenza più ampia, che riguarda il sistema della forestazione calabrese, il riordino dei Consorzi di bonifica e la gestione delle spettanze maturate dai lavoratori andati in pensione.

“Mi chiamo Francesco Pugliese, per tutti ‘Scicco’. Ho lavorato per 44 anni nei cantieri forestali del Consorzio di Bonifica di Scalea. Ho passato una vita intera nel fango e sotto il sole per difendere e proteggere le nostre montagne, i nostri fiumi e i nostri boschi”, scrive.

Poi l’accusa rivolta alle istituzioni: “Oggi, a tre anni dal pensionamento, lo Stato e la Regione Calabria mi stanno negando ciò che mi spetta di diritto: la mia liquidazione”.




Una vertenza che riguarda centinaia di pensionati forestali

Nella lettera aperta, l’ex lavoratore descrive la situazione come un “limbo burocratico” che peserebbe su molti forestali in pensione. Il tema, secondo Pugliese, non è soltanto contabile, ma sociale.

“Come me, ci sono centinaia di pensionati forestali bloccati in un limbo burocratico vergognoso, con pagamenti fermi addirittura al 2021. Parliamo di oltre 25 milioni di euro di arretrati”, afferma.


Il passaggio più duro riguarda le conseguenze concrete dei ritardi. “Dietro questi numeri ci sono persone in carne e ossa, padri di famiglia che, come me, hanno problemi di salute e non hanno nemmeno i soldi per curarsi. Ci stanno togliendo la dignità, trattandoci come un peso invisibile dopo aver sfruttato il nostro lavoro per quasi mezzo secolo”.



Cosa chiede Francesco Pugliese?

La richiesta è il pagamento delle somme maturate dopo una vita di lavoro nei cantieri forestali. Pugliese non rivendica nuove misure, ma lo sblocco dei Tfr arretrati e una risposta istituzionale sulla condizione dei pensionati forestali.

I punti richiamati nella lettera sono:

  • pagamento delle liquidazioni arretrate;

  • tutela dei forestali in pensione;

  • chiarezza sulle responsabilità istituzionali;

  • attenzione alle ricadute sociali dei ritardi;

  • risposte immediate da parte della Regione Calabria.



La riforma della legge 39 e il Consorzio unico di bonifica

La denuncia si inserisce anche nel dibattito sulla riforma della legge 39 e sul riordino del sistema dei Consorzi di bonifica in Calabria. Pugliese critica il percorso approvato in Commissione, sostenendo che la riduzione di vigilanza e controlli non affronti le responsabilità politiche ed economiche della vicenda.

“La riforma della legge 39 approvata in Commissione, che elimina vigilanza e controlli, dimostra solo la volontà di fuggire dalle proprie responsabilità politiche ed economiche”, scrive.

Il riferimento è al quadro istituzionale che riguarda il Consorzio unico di bonifica, al centro di polemiche e tensioni per gli effetti prodotti sui lavoratori e per la gestione delle spettanze arretrate.



Possibile protesta davanti alla Cittadella Regionale

La lettera si chiude con l’annuncio di una possibile mobilitazione. Pugliese si dice pronto a una protesta davanti alla sede della Regione Calabria, chiedendo risposte immediate sulla liquidazione non ancora corrisposta.

“Cara consigliera Greco, le sue parole ci danno la forza di non mollare. Sappia che in questa battaglia fuori e dentro le istituzioni lei non sarà sola”, scrive l’ex forestale.

Poi l’avvertimento: “Se non riceveremo risposte immediate, sono pronto ad attuare una protesta civile estrema e a incatenarmi davanti alla Cittadella Regionale. E insieme a me si mobiliteranno tutti quei forestali stanchi di subire questo silenzio assordante”.

La conclusione sintetizza il senso della vertenza: “Vogliamo solo ciò che ci spetta per legge. Né più, né meno. La lotta continua!”.



Perché il caso dei Tfr forestali resta aperto?

La vicenda sollevata da Francesco Pugliese riporta in primo piano il tema delle spettanze maturate dai lavoratori forestali e non ancora liquidate dopo il pensionamento. Al centro ci sono la sostenibilità del sistema dei Consorzi di bonifica, le responsabilità della Regione Calabria e l’impatto sociale dei ritardi su pensionati che attendono somme considerate dovute.

Per Pugliese, il caso personale diventa il simbolo di una questione collettiva. Una vertenza che, dopo anni di attese, rischia ora di trasformarsi in una nuova protesta pubblica davanti alle istituzioni regionali.



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