Sibaritide, Dima: il nuovo ospedale sia più della somma dei due presidi

L’ex deputato e assessore regionale chiede una programmazione capace di ampliare le opportunità di cura a Corigliano-Rossano. Tra le priorità, il collegamento con Insiti e il riutilizzo degli ospedali Compagna e Giannettasio. Riconosciuto l’impegno del Governo regionale, con un richiamo al percorso dell’opera.
13 ottobre 2026 - 16:47
di Matteo Cava

CORIGLIANO-ROSSANO – Un’offerta sanitaria più qualificata, con professionalità, specialità e servizi che superino il semplice trasferimento delle attività degli ospedali Compagna e Giannettasio. È questa la richiesta di Giovanni Dima, già deputato e assessore regionale, nella sua riflessione sul futuro del nuovo ospedale della Sibaritide. Accanto alla programmazione delle cure, Dima indica due questioni da affrontare prima della piena operatività del presidio: il collegamento stradale con Insiti e la destinazione delle due strutture esistenti.
Il punto centrale riguarda ciò che il nuovo ospedale sarà in grado di offrire ai cittadini. Per Dima, il completamento dell’edificio deve accompagnarsi a scelte precise sull’organizzazione sanitaria, sul personale e sulle prestazioni disponibili. La portata dell’investimento, nella sua valutazione, si misurerà soprattutto nella capacità di rispondere ai bisogni del territorio.
«Il nuovo ospedale della Sibaritide è un punto di partenza. La vera sfida sarà ciò che riusciremo a metterci dentro: professionalità, specialità, servizi e capacità di cura», afferma.
«Questo territorio aspetta molto più del trasferimento dei reparti del Compagna e del Giannettasio in un edificio nuovo. Aspetta una sanità all’altezza dei suoi bisogni».
Il credito dello Ionio e le risposte attese dai cittadini
Dima richiama le parole del presidente della Regione Roberto Occhiuto in occasione dell’inaugurazione della prima ala del nuovo ospedale. Un passaggio che, secondo l’ex assessore, deve trovare seguito nelle decisioni sull’offerta sanitaria.
«Il presidente Occhiuto, nel giorno dell’inaugurazione della prima ala, ha riconosciuto che lo Ionio è in credito sul versante della sanità e merita di essere risarcito. È un’affermazione importante, che condivido e che ora deve tradursi in programmazione».
La richiesta è che il nuovo presidio consenta un ampliamento delle possibilità di cura rispetto a quelle garantite dalle due strutture attuali. Dima lega questa prospettiva alle esigenze delle famiglie della Sibaritide e alla necessità di trovare nel territorio risposte oggi cercate altrove.
«Se questo territorio deve recuperare ciò che gli è mancato, il nuovo ospedale deve essere messo nelle condizioni di offrire qualcosa di più rispetto alla semplice somma dei due presidi esistenti».
Il tema, dunque, riguarda il livello e la qualità dei servizi che accompagneranno l’entrata in funzione dell’ospedale. Una prospettiva sulla quale Dima sollecita un confronto concreto.
L’auspicio di un’offerta sanitaria oltre il semplice spoke
Nella riflessione dell’ex deputato trova spazio anche il ruolo che il nuovo ospedale potrà assumere nella rete sanitaria. Dima auspica un’offerta che vada oltre quella di un semplice spoke e invita ad affrontare subito le scelte sulle specialità, sulle competenze e sui servizi da potenziare.
«L’auspicio è che la nuova struttura possa assumere un ruolo e sviluppare un’offerta sanitaria che vadano oltre quelli di un semplice spoke. Occorre aprire adesso un confronto concreto sulle specialità, sulle competenze e sui servizi da potenziare».
Quella espressa da Dima è una richiesta di programmazione: nel suo intervento non vengono indicate nuove specialità già approvate né una diversa classificazione formalmente assegnata al presidio. L’obiettivo proposto è utilizzare la nuova struttura per accrescere le risposte sanitarie disponibili.
«Le famiglie della Sibaritide devono poter trovare qui risposte che oggi sono costrette a cercare altrove. Il credito dello Ionio si restituisce attraverso il diritto alla cura».
Il riconoscimento alla Regione e il richiamo alla storia dell’opera
Dima riconosce l’accelerazione impressa al cantiere negli ultimi quattro-cinque anni e il forte impegno del Governo regionale. Allo stesso tempo, invita a ricostruire il percorso dell’ospedale tenendo conto anche del lavoro precedente e degli ostacoli incontrati.
«Riconosco senza difficoltà l’accelerazione impressa negli ultimi quattro-cinque anni e il forte impegno del Governo regionale. Il lavoro svolto merita di essere apprezzato. Non bisogna liquidare gli anni precedenti come se nulla fosse stato fatto».
Per spiegare la complessità dell’intervento, l’ex assessore richiama i tempi necessari alla realizzazione di strutture ospedaliere. Nella sua ricostruzione, il percorso della Sibaritide è stato condizionato da più imprevisti.
«Mediamente, in Italia, per realizzare un ospedale occorrono quattordici anni, anche senza imprevisti. Noi ne abbiamo avuti più di uno. La storia di questo ospedale è stata lunga, articolata e segnata da ostacoli che hanno pesato sulla sua realizzazione».
Il richiamo ai quattordici anni è riportato da Dima a sostegno della propria valutazione sui tempi dell’opera. Il suo invito è a riconoscere i contributi delle diverse fasi, senza ridurre il percorso a una contrapposizione tra passato e presente.
«Riconoscere i meriti di oggi non autorizza a cancellare il lavoro di ieri».
Espropri, difficoltà di Tecnis e passaggio alla D’Agostino
Tra i problemi ricordati da Dima figurano le controversie sugli espropri, con ricorsi arrivati fino al Consiglio di Stato, e le difficoltà che interessarono Tecnis, l’impresa inizialmente impegnata nella realizzazione dell’ospedale.
Secondo la ricostruzione dell’ex assessore, questi passaggi rallentarono e bloccarono il percorso. Furono necessari ulteriori adempimenti amministrativi e l’intervento del Ministero dell’Economia nella ridefinizione del portafoglio dei lavori, prima del successivo affidamento alla D’Agostino.
«C’erano già state attività di allestimento del cantiere, scavi e lavorazioni preliminari – sottolinea –. Poi sono intervenuti blocchi e difficoltà che hanno imposto tempi e procedure ulteriori».
Per Dima, ricordare questi elementi serve a restituire la complessità di un’opera che ha attraversato fasi differenti, ciascuna con contributi e responsabilità.
Accanto al ruolo delle istituzioni, l’ex assessore riconosce il lavoro dell’impresa D’Agostino, dei tecnici e delle maestranze. Un ringraziamento specifico è rivolto al project manager Domenico Petrone.
«Va riconosciuta l’importante azione organizzativa che ha consentito di portare avanti il cantiere. Un ringraziamento particolare va al project manager Domenico Petrone, che ha vissuto intensamente questo lavoro e ne ha accompagnato la realizzazione con dedizione».
Prestazioni e personale: le decisioni da preparare prima della consegna
Guardando alla fase successiva al completamento dei lavori, Dima chiede che la consegna definitiva trovi una programmazione sanitaria già definita. Le questioni da chiarire riguardano le prestazioni disponibili, i servizi aggiuntivi e il personale necessario a garantirli.
«Alla consegna definitiva dei lavori bisogna arrivare con una programmazione chiara. Dobbiamo sapere quali prestazioni saranno disponibili, quali servizi verranno aggiunti e con quale personale saranno garantiti».
È su questi aspetti che l’ex deputato individua il salto di qualità atteso dalla popolazione. L’entrata in funzione del presidio, nella sua prospettiva, deve tradursi in un ampliamento concreto delle opportunità di cura.
«Un ospedale moderno deve diventare anche un ospedale capace di ampliare le opportunità di cura».
Il collegamento con Insiti e il rapporto con la nuova statale 106
Tra le priorità infrastrutturali, Dima indica la strada di collegamento tra Insiti e il nuovo ospedale. Un intervento che considera strategico per l’accessibilità del presidio e che, nel suo richiamo, è strettamente legato alla vicenda della nuova statale 106.
L’ex assessore riconosce le difficoltà organizzative e le esigenze di coordinamento, ma chiede che il progetto del collegamento venga definito.
«Sappiamo che questo intervento è strettamente legato alla vicenda della nuova statale 106 e che esistono difficoltà organizzative e necessità di coordinamento. Ma il collegamento ha un valore strategico e il suo progetto deve essere definito».
L’accessibilità viene collegata alla funzionalità dell’ospedale, ai tempi degli spostamenti e alla sicurezza dei cittadini. Per Dima, il tema deve avanzare insieme alla realizzazione della struttura sanitaria.
«È una questione che deve procedere insieme alla realizzazione del presidio».
Un progetto per il futuro del Compagna e del Giannettasio
Un altro nodo riguarda la destinazione degli ospedali Compagna e Giannettasio dopo il trasferimento delle attività. Dima invita a decidere per tempo il loro riutilizzo, individuando funzioni sanitarie e assistenziali coerenti con i bisogni delle comunità e con la rete territoriale.
«Il trasferimento delle attività deve accompagnarsi a un progetto per il riutilizzo delle due strutture. Occorre individuare funzioni sanitarie e assistenziali utili, coerenti con i bisogni delle comunità e con l’organizzazione della rete territoriale».
Nel suo intervento non viene proposta una destinazione specifica già definita. La richiesta è che il futuro dei due presidi entri nella programmazione complessiva della sanità cittadina e sia reso conoscibile alle comunità.
«Corigliano e Rossano devono conoscere la prospettiva dei loro ospedali storici: questa scelta è parte integrante del futuro della sanità cittadina».
La proposta di conservare i nomi dei due ospedali
Alla questione del riutilizzo si affianca una proposta sulla denominazione della nuova struttura: mantenere i nomi Compagna e Giannettasio accanto a “Ospedale della Sibaritide”.
Dima riconosce nella denominazione comprensoriale la vocazione del nuovo presidio. Affiancare i nomi dei due ospedali, sostiene, consentirebbe di conservare un legame con la storia sanitaria di Corigliano-Rossano e con il lavoro svolto dalle generazioni di professionisti al servizio dei cittadini.
«Ospedale della Sibaritide esprime giustamente la vocazione comprensoriale della struttura. Affiancargli i nomi Compagna e Giannettasio permetterebbe di custodire una traccia della storia dalla quale nasce questo nuovo ospedale, realizzato nel comune di Corigliano-Rossano».
Nella conclusione, Dima riunisce i punti del suo intervento: riconoscimento del lavoro compiuto, rispetto del percorso dell’opera e decisioni concrete sui servizi futuri.
«Abbiamo davanti una grande opportunità. Il lavoro compiuto va riconosciuto, la storia rispettata e il futuro costruito con scelte concrete. Lo Ionio è in credito: il nuovo ospedale deve essere il luogo nel quale quel credito comincia finalmente a tradursi in servizi e diritti».



