Operazione Smile, sei arresti tra Rosarno, Taurianova e Rose: smantellata rete di spaccio
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- 5 giu
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Operazione Smile, i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza cautelare nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Palmi. Contestate oltre 220 cessioni di droga e minacce per il recupero dei crediti

5 giugno 2026
I Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro hanno eseguito oggi 5 giugno 2026, un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei persone residenti tra Rosarno, Taurianova e Rose, in provincia di Cosenza, nell’ambito dell’operazione “Smile”. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi, ha colpito una presunta rete di traffico e spaccio di cocaina, hashish e marijuana, gestita secondo gli investigatori da padre e figlio e sostenuta da altri soggetti incaricati della logistica e della vendita al dettaglio.
Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Palmi su richiesta della Procura diretta da Emanuele Crescenti. Due degli indagati, indicati come promotori dell’attività illecita e legati da vincolo di parentela, sono stati destinatari della misura cautelare in carcere. Per altri quattro soggetti sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Altre cinque persone sono state deferite in stato di libertà; una di loro, secondo quanto riferito nella nota stampa, è stata rimpatriata lo scorso febbraio nel Paese d’origine.
L’operazione è stata condotta dai militari della Compagnia di Gioia Tauro con il supporto delle Compagnie di Rende e Taurianova e dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”.
L’inchiesta della Procura di Palmi
L’indagine è stata svolta dalla Sezione Operativa della Compagnia di Gioia Tauro e coordinata dal procuratore aggiunto Santo Melidona. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe dato vita a una vera e propria filiera dello spaccio attiva a Rosarno e nei comuni limitrofi, capace di rispondere con continuità alle richieste di una clientela stabile.
Il quadro ricostruito dagli inquirenti descrive un sistema rapido e organizzato. La droga sarebbe stata recuperata, nascosta e ceduta con modalità ritenute collaudate, anche attraverso nascondigli domestici improvvisati, indicati nelle conversazioni come “nella tazza” del bagno o “dietro la pianta” sul balcone.
Le consegne, secondo quanto emerso, avvenivano anche nei pressi delle abitazioni degli acquirenti o in punti di ritrovo prestabiliti, tra cui uffici postali e piazze cittadine.
Oltre 220 cessioni contestate
Il Gip ha contestato 225 capi d’imputazione relativi a singole cessioni e detenzioni di sostanza stupefacente. Le captazioni e gli accertamenti sul campo avrebbero consentito di documentare oltre 260 episodi di spaccio.
Per mascherare gli scambi, gli indagati avrebbero utilizzato un linguaggio convenzionale. Nelle conversazioni intercettate, la droga sarebbe stata indicata con termini come “sigarette”, “caffè” o “vino”, a seconda della tipologia e del quantitativo richiesto.
Durante l’inchiesta i Carabinieri hanno eseguito diversi interventi, sequestrando sostanza stupefacente in undici occasioni e procedendo anche all’arresto in flagranza di due persone.
Pagamenti in contanti, bonifici e Postepay
Un altro elemento emerso dalle indagini riguarda le modalità di pagamento. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il presunto gruppo non avrebbe incassato soltanto denaro contante, ma anche somme attraverso bonifici bancari e ricariche su carte Postepay.
Le carte, secondo quanto riferito nella nota, sarebbero state talvolta intestate a prestanome o a familiari degli acquirenti. Un sistema che, per gli inquirenti, confermerebbe il volume dell’attività contestata.
Minacce per il recupero dei crediti di droga
Uno degli aspetti più gravi dell’inchiesta riguarda il recupero dei crediti insoluti. Secondo la Procura, il gruppo avrebbe usato pressioni psicologiche, minacce e intimidazioni nei confronti dei clienti che non saldavano i debiti legati all’acquisto della droga.
Nell’ordinanza è contestato anche un episodio di estorsione: un debitore sarebbe stato costretto a consegnare uno smartphone di ultima generazione, del valore di circa 600 euro, come pagamento forzoso.
Le conversazioni captate dagli investigatori riportano frasi di forte intimidazione. In un passaggio, uno degli indagati avrebbe detto: “Guarda, 330 euro te li lasci - gli ho detto - non li voglio, te li regalo, credimi!... che nemmeno li calcolo questi... non mi guardare però - gli ho detto - che ti piglio e ti spacco tutte le ossa... con me tu hai finito - gli ho detto io - vai vai passeggia!”.
In un altro episodio, la pressione sarebbe sfociata in minacce ancora più esplicite: “Stasera ci devi dare i soldi sennò ti ammazziamo di botte [...] e può venire anche il Padre Eterno... voglio i soldi stasera e basta!”.




