top of page

Paola, insulti e minacce all’avvocato Gaeta: la lettera della camera penale

  • Immagine del redattore: Matteo Cava
    Matteo Cava
  • 32 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

La Camera penale di Paola “Avvocato Enzo Lo Giudice” esprime solidarietà al difensore di Domenico e Umberto Orsino nell’inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta. Il direttivo richiama il diritto costituzionale alla difesa e il rispetto del processo.

23 agosto 2026 - Ore 16:10


Paola, minacce all’avvocato Gaeta: il richiamo sul diritto di difesa

La Camera penale di Paola “Avvocato Enzo Lo Giudice” ha espresso vicinanza e solidarietà all’avvocato Alessandro Gaeta, destinatario, secondo quanto riferito dall’organismo forense, di insulti e gravi minacce per avere assunto la difesa dei fratelli Domenico e Umberto Orsino.

I due sono assistiti dal penalista nell’inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta, l’uomo di Fuscaldo deceduto all’esterno della discoteca Il Castello di Sangineto. La presa di posizione è contenuta in una lettera datata 22 agosto 2026.

«Il direttivo della Camera penale di Paola Enzo Lo Giudice – si legge – esprime vicinanza e piena solidarietà all’avvocato Alessandro Gaeta, bersaglio nelle ultime ore di insulti e gravi minacce per aver svolto il proprio ruolo di avvocato e garantito ai propri assistiti l’esercizio del diritto costituzionale alla difesa, definito inviolabile dall’articolo 24 della Costituzione».



Il richiamo al diritto di difesa

L’intervento arriva mentre resta alta l’attenzione sulla vicenda giudiziaria legata alla morte di Antonio Perrotta, che ha profondamente colpito la comunità di Fuscaldo.

La Camera penale invita a mantenere distinti il dolore della famiglia, la legittima richiesta di giustizia e il ruolo esercitato dal difensore nel procedimento.

«L’avvocato difensore non si identifica con i propri clienti, né con le cause che patrocina», ribadisce il direttivo, sottolineando che «nessuna piazza e nessun social network potranno mai sostituirsi al processo».

I penalisti respingono così ogni sovrapposizione tra la funzione dell’avvocato e le condotte attribuite ai suoi assistiti. Il difensore, evidenziano, esercita un ruolo previsto dall’ordinamento e necessario affinché il procedimento si svolga nel rispetto delle garanzie costituzionali.

I fatti e le eventuali responsabilità al centro dell’inchiesta restano affidati agli accertamenti dell’autorità giudiziaria, nel rispetto della presunzione di innocenza.



«La difesa tecnica non è ostilità»

«La difesa tecnica non è ostilità ma resta il presidio essenziale della libertà di ciascuno», prosegue la lettera.

Il principio richiamato, precisa la Camera penale, non riduce la gravità dei fatti sui quali la magistratura è chiamata a fare luce e non attenua il dolore della famiglia Perrotta. Indica, invece, il confine tra la richiesta di verità e un giudizio anticipato.

La lettera si chiude con un richiamo alle parole di Piero Calamandrei: «La libertà e la civiltà giuridica di un Paese si misurano anche dall’indipendenza e dalla sicurezza dell’avvocato difensore».

Saranno gli accertamenti giudiziari e il processo a dover ricostruire quanto accaduto e a dare risposta alla domanda di giustizia della famiglia di Antonio Perrotta e della comunità di Fuscaldo.

bottom of page