Omicidio Prisco a Tortora, assolto Jonathan Russo: «Non ha commesso il fatto»
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- 23 giu
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La Corte d’Assise d’appello di Catanzaro ha ribaltato il quadro processuale per il 42enne di Scalea assistito dall'avvocato Giuseppe Bello, decisivo il passaggio in Cassazione sul concorso di persone nel reato

Assolto Jonathan Russo nel processo per l’omicidio di Francesco Prisco
Jonathan Russo, 42 anni, di Scalea, è stato assolto con formula piena nel processo per l’omicidio di Francesco Prisco, il 32enne di Tortora morto il 27 febbraio 2023, dieci giorni dopo l’agguato avvenuto nella notte del 17 febbraio nei pressi della sua abitazione. La Corte d’Assise d’appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Battaglia, con giudice a latere Ciriaco, ha accolto l’istanza dell’avvocato Giuseppe Bello e ha assolto Russo «per non aver commesso il fatto».
La decisione rappresenta una svolta rilevante rispetto ai precedenti gradi di giudizio. Nell’aprile 2024 il Tribunale di Paola aveva condannato Russo a 15 anni di reclusione, ritenendolo concorrente nell’omicidio. In appello la pena era stata poi ridotta a 9 anni e 8 mesi.
Il successivo ricorso in Cassazione, presentato dal difensore, ha portato all’annullamento della sentenza e a una nuova valutazione davanti alla Corte d’Assise d’appello di Catanzaro.
Perché la Cassazione ha inciso sulla nuova decisione?
Il nodo centrale riguarda il concorso di persone nel reato e il valore da attribuire alla presenza dell’imputato sul luogo dell’agguato.
Secondo l’impostazione accolta dopo il passaggio davanti alla Suprema corte, la sola presenza sul luogo del delitto non è sufficiente, di per sé, a dimostrare un contributo causale all’azione omicidiaria.
Nella motivazione richiamata dalla difesa, la Cassazione ha evidenziato che Russo «non è stato l’ideatore o organizzatore dell’impresa criminale; non è stato il portatore del movente omicidiario e neanche lo sparatore», aggiungendo che il suo apporto avrebbe inciso «sul risultato finale dell’azione omicidiaria in maniera del tutto marginale, al punto da risultare trascurabile».
Un passaggio ritenuto decisivo riguarda proprio la distinzione tra presenza fisica e partecipazione effettiva al delitto. I giudici hanno rilevato che la presenza nell’automobile e sul luogo del fatto non «è un elemento univoco dell’individuazione di un contributo causale all’esecuzione dello stesso».
Quando la presenza sul luogo del reato integra il concorso?
La Suprema corte accogliendo la tesi dell'avvocato Giuseppe Bello ha ricordato che «secondo la giurisprudenza di legittimità, in tema di concorso di persone, la presenza sul luogo dell’esecuzione del reato è sufficiente ad integrare gli estremi di una forma di compartecipazione criminosa ideale, allorché palesi chiara adesione e incitamento ulteriore alla condotta dell’esecutore materiale, fornendogli stimolo all’azione e maggiore senso di impunità e sicurezza».
Secondo la Cassazione, però, questo passaggio logico non era stato adeguatamente motivato nella precedente sentenza, «che non ha motivato, se non in modo assertivo con una mera affermazione di principio, sull’incitamento e lo stimolo all’azione da parte del ricorrente, cui sarebbe conseguito il maggiore senso di impunità e sicurezza da parte dei correi».
Da qui la rivalutazione degli atti e la nuova decisione della Corte d’Assise d’appello di Catanzaro, che ha assolto Jonathan Russo dall’accusa di concorso nell’omicidio di Francesco Prisco.
Il quadro processuale per gli altri imputati
Resta distinto il quadro già definito per gli altri imputati.
Angelo Lentini, 45 anni, di Scalea, è stato condannato inizialmente a 15 anni di reclusione ed è ritenuto l’autore materiale dell’omicidio. La pena è stata poi ridotta a 10 anni. Secondo quanto emerso nel procedimento, sarebbe stato lui a esplodere i colpi di fucile calibro 12 che raggiunsero Francesco Prisco al torace, alle braccia e alle gambe.
Michele Tufano, 42 anni, originario di Ottaviano, in provincia di Napoli, ma residente a Tortora, era invece alla guida della Lancia Ypsilon grigia a bordo della quale si trovavano gli imputati. Per lui è stata pronunciata una condanna a 16 anni.
L’agguato del 17 febbraio 2023 a Tortora
La vicenda risale alla notte del 17 febbraio 2023. Secondo quanto ricostruito nel processo, dopo un litigio avvenuto a Praia a Mare, i tre imputati giunsero nei pressi dell’abitazione di Francesco Prisco, a Tortora. Da lì partirono diversi colpi di arma da fuoco.
Prisco fu soccorso e trasferito all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza. Morì il 27 febbraio 2023, dopo dieci giorni di ricovero.
Nel primo passaggio processuale il giudice per le indagini preliminari Roberta Carotenuto non aveva accolto la richiesta di derubricazione del reato da omicidio volontario a lesioni aggravate provocate dall’uso dell’arma, avanzata all’epoca dalle difese.
Per Russo cade l’impianto accusatorio
Per Jonathan Russo, la nuova decisione cancella l’impianto accusatorio che aveva sostenuto la condanna nei precedenti gradi di giudizio.
Dopo il rinvio disposto dalla Cassazione, la Corte d’Assise d’appello di Catanzaro ha ritenuto che non vi siano elementi sufficienti per attribuirgli un contributo effettivo all’omicidio di Francesco Prisco. Da qui l’assoluzione con formula piena: «per non aver commesso il fatto».




