Grisolia, Morte di Pietro Novellis, la Cassazione riapre il caso: nuovo esame sull’iter diagnostico
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Accolto il ricorso dell'avvocato Antonio Crusco dei familiari del giovane di Grisolia. Annullata con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro che aveva escluso la responsabilità del medico

La Corte di Cassazione ha riaperto il caso sulla morte di Pietro Novellis, il giovane di Grisolia deceduto il 31 luglio 2022 per arresto cardiaco, annullando con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro che aveva escluso la responsabilità del medico M.C. La decisione della Suprema Corte, assunta il 21 aprile scorso, accoglie il ricorso presentato dall’avvocato penalista Antonio Crusco nell’interesse dei ventidue prossimi congiunti della vittima.
La vicenda nasce dall’accesso di Novellis al pronto soccorso della casa di cura “Istituto Ninetta Rosano” di Belvedere Marittimo. Secondo quanto ricostruito negli atti, il giovane si era presentato su indicazione del medico curante lamentando dolore alla regione mandibolare irradiato al torace, senso di costrizione e familiarità per infarto del miocardio.
Dopo la valutazione clinica, limitata a elettrocardiogramma e prelievo ematico per il dosaggio della troponina, il medico dispose le dimissioni. È su questo passaggio che si è concentrato il contenzioso giudiziario.
Gli accertamenti al centro del procedimento
Secondo la prospettazione dei familiari, in quella fase non sarebbero stati eseguiti ulteriori accertamenti ritenuti necessari: la ripetizione dell’elettrocardiogramma, nuovi prelievi per troponina ed enzimi cardiaci, una radiografia del torace, una visita cardiologica con ecocardiografia e, soprattutto, una Tac del torace.
Il caso era approdato davanti al Tribunale di Paola. I periti nominati dal giudice avevano concluso che il decesso era stato causato da un ematoma intramurale, poi evoluto in rottura aortica del tratto intrapericardico, con conseguente emopericardio e arresto cardiaco.
La vicenda era poi arrivata alla Corte d’Appello di Catanzaro. I giudici di secondo grado, pur evidenziando la superficialità dell’iter diagnostico, avevano escluso il nesso di responsabilità tra la condotta del medico e la morte di Novellis.
Il ricorso dei familiari e i passaggi peritali
Da qui il ricorso per Cassazione redatto dall’avvocato Antonio Crusco. Il penalista ha sostenuto che la prova del nesso causale non dovesse essere ricercata soltanto nell’elaborato scritto dei periti, ma anche nell’esame, nel controesame e nei chiarimenti resi in udienza il 6 febbraio 2024.
Secondo il ricorso, quei passaggi non sarebbero stati adeguatamente valorizzati dalla Corte d’Appello. In particolare, veniva richiamato un punto ritenuto centrale: i periti, pur non potendo collocare con precisione la fase della patologia, avrebbero chiarito che i sintomi riferiti erano compatibili con la fase acuta della sindrome aortica.
Nel ricorso veniva inoltre evidenziato il ruolo della Tac del torace. Alla domanda sulla capacità dell’esame di intercettare l’ematoma intramurale, sarebbe stato precisato che l’accertamento avrebbe potuto consentire la diagnosi con valori “fino al 96%” e prossimi al “98% quanto alla certezza diagnostica in termini pratici”, secondo le linee guida.
Perché la Cassazione ha annullato la sentenza d’appello?
La Cassazione ha ritenuto fondate le doglianze del ricorrente, censurando la sentenza d’appello per non avere fornito una risposta adeguata su questo punto. Nel ricorso veniva anche contestato il travisamento della prova rispetto alla mancata insorgenza dell’ematoma al momento dell’accesso in pronto soccorso.
La Suprema Corte ha ritenuto inoltre inconferente la motivazione relativa al successivo passaggio del paziente dal medico di base. Secondo la prospettazione accolta dai giudici di legittimità, il dolore toracico era in atto e poteva costituire sintomo dell’avvio della rottura dell’ematoma intramurale, compatibile con una sindrome aortica acuta poi evoluta lentamente nei giorni successivi fino al decesso.
Per la difesa dei familiari, dunque, già al momento dell’accesso alla struttura sanitaria vi sarebbero stati elementi clinici tali da imporre un approfondimento diagnostico.
La Tac indicata come accertamento decisivo
La Suprema Corte ha valorizzato i passaggi dell’esame peritale richiamati dall’avvocato Crusco. In quei passaggi, l’iter diagnostico seguito dal medico veniva qualificato come “assolutamente carente” e la Tac veniva indicata come accertamento decisivo.
A questi rilievi si aggiungono, secondo la Cassazione, i chiarimenti sulle percentuali diagnostiche e sulla sensibilità dell’indagine rispetto alla sindrome aortica acuta. Nella valutazione della Suprema Corte rientrano anche le indicazioni sulle probabilità di esito favorevole in caso di tempestivo invio in cardiochirurgia e di sollecita valutazione chirurgica.
Cosa succede ora dopo l’annullamento con rinvio?
L’annullamento con rinvio non equivale a una condanna. La decisione della Cassazione impone però un nuovo esame della vicenda davanti ai giudici di merito.
Sarà ora un’altra sezione della Corte d’Appello a dover rivalutare il caso alla luce dei principi indicati dalla Suprema Corte e dei passaggi peritali che, secondo i giudici di legittimità, non erano stati adeguatamente considerati nella precedente decisione.
Il procedimento sulla morte di Pietro Novellis resta quindi aperto. Al centro del nuovo giudizio ci saranno l’iter diagnostico seguito al momento dell’accesso nella struttura sanitaria, la mancata esecuzione di ulteriori accertamenti e la valutazione del possibile nesso causale tra la condotta contestata e il decesso del giovane di Grisolia.











