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Farmacisti nel mirino della procura, nelle province di Cosenza e Crotone. Tre arresti. Video

La procura di Castrovillari ed i gas di Cosenza e Napoli impegnati nell'attività di indagine che ha portato a 3 misure in carcere, 1 ai domiciliari e 15 misure interdittive a carico di farmacisti, divulgatori scientifici e collaboratori



CORIGLIANO ROSSANO – 11 nov. 22 - Individuata una presunta associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni del Servizio sanitario nazionale. Misure cautelari nei confronti di medici e farmacisti. L'attività è avvenuta principalmente nella Sibaritide e nel crotonese. I carabinieri del Nas di Cosenza e del gruppo tutela salute di Napoli con l’ausilio dei carabinieri dei comandi provinciali di Cosenza e Crotone hanno dato esecuzione a 19 misure cautelari nei confronti di medici e farmacisti, emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari su richiesta della Procura della Repubblica di Castrovillari, diretta dal procuratore Alessandro D'Alessio, nell’ambito di un’indagine svolta dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Cosenza e coordinata dalla stessa Procura della Repubblica di Castrovillari.

Le ipotesi d'accusa

Si procede per una ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. Disposte numerose perquisizioni presso abitazioni, ambulatori medici e farmacie nelle province di Cosenza e Crotone con il sequestro preventivo di beni. Si tratta, viene evidenziato, della fase delle indagini preliminari, per cui allo stato sono ravvisabili elementi, ritenuti dal PM e dal giudice per le indagini preliminari che ha emesso i provvedimenti cautelari, indicativi di una rilevante probabilità di sussistenza dei fatti ipotizzati.



Il provvedimento prevede l’applicazione di tre misure di custodia cautelare in carcere

disposte nei confronti di due informatori farmaceutici e di un medico di medicina generale, una misura degli arresti domiciliari nei confronti della moglie di quest’ultimo mentre per gli altri 15 indagati, tra i quali figurano alcuni farmacisti della fascia ionica cosentina, è stata applicata la misura interdittiva del divieto di esercizio della professione di titolare, gestore, collaboratore di farmacia.

Le indagini

Le indagini, condotte dal Nas di Cosenza attraverso intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche, nonché servizi di controllo e pedinamento, hanno permesso di ipotizzare l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, compiuta mediante la redazione di false ricette mediche relative a costose specialità medicinali, non collegate ad alcuna necessità terapeutica di ignari pazienti, a cui sarebbero state prescritte al solo scopo di percepire il relativo profitto grazie al totale rimborso delle spese da parte del Servizio Sanitario.



Il sistema di frode sin qui ipotizzato, e salve le doverose verifiche di cui sopra, sarebbe il seguente. Secondo quanto ricostruito, l’informatore farmaceutico avrebbe indicato al medico di famiglia l’elenco dettagliato dei farmaci da prescrivere, secondo esigenze di profitto aziendale. Il medico, con l’aiuto della moglie, avrebbe provveduto a redigere le prescrizioni di farmaci concordate con l’informatore, attribuendole a suoi pazienti ignari, e le recapitava ai titolari delle farmacie compiacenti, che provvedevano a rifornirsi dei farmaci.

L'utilizzo delle "fustelle"

Una volta ricevuti i prodotti, i farmacisti o i loro collaboratori avrebbero rimosso i bollini identificativi (c.d. “fustelle”) dalle scatole dei medicinali e li avrebbero applicati sulle false prescrizioni. Queste ultime, una volta completate delle “fustelle” delle scatole dei singoli prodotti, costituiscono il titolo con cui ogni farmacista richiede ed ottiene il rimborso del prezzo del farmaco prescritto dal Servizio Sanitario Nazionale. Secondo l’ipotesi accusatoria, il farmacista avrebbe avuto anche il vantaggio di incassare dal S.S.N. il prezzo pieno dei farmaci, anche costosi, quando in realtà li acquistava dall’azienda con sconti superiori del 45%. Le attività svolte da parte dei militari hanno permesso di ipotizzare un danno al Servizio Sanitario pari ad almeno un milione di euro, circostanza che ha determinato il sequestro preventivo dei beni degli indagati in via equivalente.



Lo smaltimento dei medicinali scaduti

L’ultima parte dell’attività illecita posta in essere dagli associati riguardava le singole modalità di smaltimento delle centinaia di confezioni di farmaci che, ormai privi della “fustella”, non erano più regolarmente commercializzabili. Si ha ragione di ritenere infatti che, quando si trattava di polveri, liquidi o compresse di piccole dimensioni, i titolari delle farmacie si sarebbero disfatti dei medicinali gettandoli in scarpate o nei wc delle farmacie. Nella maggior parte dei casi invece, sarebbe stato il medico prescrittore, in prima persona o per il tramite dell’informatore farmaceutico, a gettarli tra i rifiuti indifferenziati.

“Si ribadisce – spiega una nota - che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono essere considerati innocenti fino ad eventuale sentenza passata in giudicato.

Tale indagine costituisce l’ulteriore dimostrazione del rigoroso controllo sull’osservanza delle norme, specialmente in tema di tutela della salute pubblica e dell’erogazione di risorse dello Stato, che la Procura della Repubblica di Castrovillari ha posto a fondamento primario della propria azione, in sinergica e virtuosa collaborazione con l’ Arma dei Carabinieri.

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