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Confiscati beni per 600mila euro in provincia di Siena: la Dda li collega alla cosca Tegano-De Stefano

  • 51 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su proposta della Procura antimafia. La misura non è definitiva


Confiscati in provincia di Siena beni per 600mila euro riconducibili, secondo la Dda di Reggio Calabria, a un soggetto vicino alla cosca Tegano-De Stefano


La Guardia di Finanza ha eseguito in provincia di Siena la confisca di una villa, un’autorimessa e terreni per un valore complessivo di circa 600mila euro, riconducibili secondo la Procura di Reggio Calabria a un soggetto ritenuto contiguo alla ’Ndrangheta, cosca “Tegano-De Stefano”. Il provvedimento, datato 1 luglio 2026, è stato disposto dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su proposta della Direzione distrettuale antimafia reggina.



Il provvedimento della Sezione Misure di prevenzione

A eseguire la misura patrimoniale sono stati i finanzieri del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Firenze, con il supporto del Gico di Reggio Calabria e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata.

La confisca riguarda beni immobili ubicati in Toscana: una villa, un’autorimessa e terreni di oltre 900 metri quadrati, per un valore stimato in circa 600mila euro.

Secondo quanto comunicato dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, le indagini economico-patrimoniali svolte dalla Guardia di Finanza hanno fornito al Tribunale elementi ritenuti sufficienti per configurare, nei confronti del soggetto interessato dal procedimento, “indizi di pericolosità sociale cd. qualificata”.



Le indagini patrimoniali dopo i sequestri del 2025

La misura arriva dopo i ricorsi presentati e dopo il contraddittorio con il proposto e con i cosiddetti “terzi interessati”. Per la Procura, il provvedimento costituisce la conferma dell’originaria ricostruzione patrimoniale e delle ulteriori osservazioni formulate dalla Guardia di Finanza.

Il riferimento è ai sequestri eseguiti nell’aprile 2025 su disposizione dello stesso Tribunale di Reggio Calabria. L’attività investigativa si è concentrata sulla ricostruzione della disponibilità dei beni e sulla loro riconducibilità patrimoniale.



La misura non è definitiva

Il procedimento, precisa la Procura guidata da Giuseppe Borrelli, “non ha ancora assunto carattere di definitività”. La persona destinataria del provvedimento potrà quindi far valere le proprie ragioni difensive nell’ambito della procedura prevista dal “Codice Antimafia”.

La confisca rientra nel filone delle misure di prevenzione patrimoniale, strumenti utilizzati per aggredire patrimoni ritenuti collegati a contesti di criminalità organizzata anche al di fuori del territorio di origine delle cosche.



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