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Belvedere Marittimo, il figlio di Capano: «Mio padre ancora senza sepoltura»

Immagine del redattore: Matteo Cava
Matteo Cava
2 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Da Belvedere Marittimo Francesco Capano riferisce che il padre, morto il 26 settembre, si trova nell’obitorio del cimitero per la mancanza di loculi. La famiglia chiede tempi certi e chiarimenti sui nuovi posti, che sarebbero stati annunciati per fine ottobre

17 ottobre 2026 – 10:43


Belvedere Marittimo, mancano loculi secondo la famiglia: l’appello di Capano

BELVEDERE MARITTIMO — Giovanni Capano è morto il 26 settembre 2026 e, secondo quanto riferisce il figlio Francesco, la sua salma si trova ancora nell’obitorio del cimitero comunale perché non ci sono loculi disponibili. La famiglia chiede una data certa per la sepoltura e informazioni sui nuovi posti che, stando al racconto del familiare, sarebbero stati prospettati per la fine di ottobre.

Dopo avere interessato le istituzioni, Francesco Capano ha deciso di rendere pubblica la vicenda. «La sepoltura dignitosa di una persona cara non è un privilegio», scrive nell’appello. Al centro della richiesta c’è il bisogno di avere un luogo in cui raccogliersi, pregare e portare un fiore.



Le comunicazioni alle istituzioni e le richieste al Comune

Capano riferisce di avere trasmesso comunicazioni formali al Comune, alla Prefettura di Cosenza e alla Diocesi, senza avere ancora ricevuto riscontri al momento della stesura della nota.

All’appello allega anche una Pec indirizzata al sindaco e al vicesindaco, con l’Ufficio servizi demografici per conoscenza. Ai destinatari domanda un intervento urgente e una risposta scritta con indicazioni verificabili.

Le richieste riguardano tre punti:

  • conoscere lo stato di avanzamento dei lavori per i nuovi loculi e i tempi della loro disponibilità;

  • ottenere una data attendibile per la sepoltura del padre;

  • avere un impegno diretto dell’amministrazione sul rispetto delle indicazioni fornite.

La fine di ottobre è il termine che, secondo il figlio, era stato prospettato alla famiglia. Capano chiede quindi di sapere se quella previsione possa essere rispettata e quando sarà possibile procedere alla sepoltura.



«Mio padre non è un numero»

Nella posta certificata il familiare riconosce le difficoltà tecniche e amministrative che possono accompagnare un’opera pubblica, ma sollecita una soluzione per chi sta affrontando un lutto.

«Le difficoltà organizzative possono esistere, ma non possono diventare una giustificazione sufficiente per lasciare una famiglia senza una soluzione certa», scrive.

Il passaggio più personale della lettera esprime il senso della richiesta: «Mio padre non è un numero, una pratica amministrativa o una salma in attesa di collocazione».

Capano descrive la sofferenza di non potersi recare sulla tomba del padre e chiede che all’attenzione per il problema seguano decisioni concrete, accompagnate da informazioni chiare e tempestive.

«Non intendo formulare accuse preventive né trasformare il dolore personale in una polemica», precisa nella nota. L’appello resta rivolto alle istituzioni perché indichino alla famiglia quando e attraverso quali passaggi potrà concludersi l’attesa.

 
 
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