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Sequestro preventivo per tre imprenditori cosentini eseguito dalle fiamme gialle

Beni mobili ed immobili per un valore di 350mila euro per il presunto utilizzo illegittimo di fondi pubblici



COSENZA - 18 gen. 23 - La Guardia di Finanza di Cosenza ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip del Tribunale di Cosenza, nei confronti di tre imprenditori cosentini, e inerente a disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per un totale di 350 mila euro.

In particolare, le indagini di polizia giudiziaria svolte dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cosenza su delega della locale Procura della Repubblica sono state indirizzate a riscontrare, nello specifico, l’utilizzo ritenuto illegittimo di fondi pubblici erogati ad una Onlus cosentina demandata alla gestione di un “Centro di Accoglienza Straordinaria” (C.A.S.) per cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, ubicato in un Comune della Provincia.

Dalle indagini eseguite dai finanzieri è emerso che tre soggetti appartenenti ad una nota famiglia di imprenditori cosentini, nelle loro rispettive qualità di presidente del consiglio di amministrazione e rappresentante legale della onlus (uno) e consiglieri (gli altri due), avrebbero distratto, nel tempo, dalle finalità pubbliche previste, gran parte delle risorse finanziarie ministeriali, traendone beneficio personale.



Di fatto, tra gli anni 2015 e 2020, i tre, mediante artifizi contabili, consistiti, secondo la ricostruzione dei finanzieri, nell’artata creazione di scritture e poste di bilancio recanti costi e/o finanziamenti alla Onlus stessa da parte di soci, rivelatisi di fatto inesistenti, avrebbero trasferito indebitamente su conti correnti bancari personali, intestati ad altre imprese da loro amministrate, circa 350 mila euro, integrando le ipotesi di reato di “Malversazione di erogazioni pubbliche” e “Autoriciclaggio”.

Tali risultanze hanno consentito alla Procura della Repubblica di Cosenza di formulare ed ottenere dal competente Tribunale l’applicazione dell’odierna misura cautelare reale che, ha riguardato, nello specifico, conti correnti bancari intestati ai tre denunciati e a imprese a loro riconducibili, per il totale complessivo del profitto ritenuto illecito.