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Scalea, don Michele Oliva: 14 anni dopo, la fede tra arte e formazione

Immagine del redattore: Matteo Cava
Matteo Cava
1 ora fa
Tempo di lettura: 4 min

Il sacerdote originario di Papasidero guidò le parrocchie di Verbicaro e Scalea, promuovendo cultura cristiana, partecipazione e pellegrinaggi. Nell’anniversario della scomparsa, il ricordo del suo servizio e dello storico collaboratore Giulio Vitale

8 ottobre 2026 – 11:59

Scalea, don Michele Oliva: formazione e pellegrinaggi, 14 anni dopo la sua morte

SCALEA – Ricorre oggi, 8 ottobre 2026, il quattordicesimo anniversario della morte di don Michele Oliva, sacerdote originario di Papasidero che guidò le parrocchie di Santa Maria del Piano a Verbicaro e di San Giuseppe Lavoratore a Scalea. Scomparso l’8 ottobre 2012 all’età di 68 anni, continua a essere ricordato con affetto e gratitudine dalle comunità nelle quali esercitò il suo ministero. La data della morte è documentata anche nella pagina diocesana del 18 ottobre 2012.

La sua azione pastorale può essere sintetizzata nell’espressione «evangelizzare attraverso la formazione, l’arte e i pellegrinaggi». Tre percorsi che don Oliva mise al servizio di un obiettivo comune: accompagnare le persone nella fede, favorire la partecipazione e costruire relazioni capaci di proseguire oltre la vita della parrocchia.



La formazione cristiana e le quattro lectio divina settimanali

La diffusione della cultura occupò un posto centrale nel suo impegno. Don Michele cercò di offrire a tutte le generazioni una formazione cristiana curata nei contenuti e nei metodi, nella convinzione che una preparazione adeguata aiutasse le persone a essere libere e ad affrontare le sfide del proprio tempo.

Per lui, approfondire la fede significava anche mettere i fedeli nelle condizioni di diventare evangelizzatori, capaci di trasmettere quanto avevano conosciuto e maturato nel proprio percorso.

Questa attenzione trovava espressione in una proposta particolarmente intensa: la lectio divina, con quattro appuntamenti alla settimana dedicati alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio.

Accanto a questi incontri, promosse momenti di approfondimento comunitario sui documenti conciliari e sulle encicliche dei pontefici. La formazione diventava così un impegno condiviso, attraverso il quale comprendere meglio gli insegnamenti della Chiesa e il loro rapporto con la vita quotidiana.



L’arte come percorso di fede: il significato dell’altare ovale

Un altro elemento distintivo del suo ministero fu l’utilizzo dell’arte nella catechesi. Don Oliva ideò percorsi di catechesi mistagogica, orientati alla comprensione del significato dei sacramenti, sviluppandoli anche attraverso itinerari artistici.

L’intuizione era rendere più immediata la comunicazione con persone di qualsiasi età e grado di istruzione. Le opere offrivano un percorso attraverso cui passare dalla realtà visibile a quella invisibile, avvicinandosi ai contenuti della fede attraverso forme e simboli.

La bellezza esteriore e l’armonia con i luoghi si accompagnavano, quindi, a una struttura simbolica. Ogni realizzazione rimandava a un significato più profondo, che entrava nel cammino formativo della comunità.

Tra gli esempi ricordati figura l’altare a forma di mensa ovale realizzato a Scalea, espressione della dimensione comunitaria dell’Eucaristia.

I fedeli riuniti intorno alla mensa per la celebrazione dei sacramenti erano chiamati a portarne idealmente il significato anche in strada: vivere relazioni di fraternità con tutti, vicini e lontani, traducendo nella quotidianità ciò che avevano celebrato insieme.



Il coinvolgimento dei fedeli nelle scelte pastorali

La partecipazione della comunità riguardava anche la programmazione delle attività e la realizzazione delle opere artistiche. Don Michele affiancava alla consultazione dei tecnici il coinvolgimento diretto dei fedeli.

Era un modo di lavorare che riconosceva valore alle competenze e al contributo delle persone. Le iniziative diventavano occasioni nelle quali la comunità poteva sentirsi parte del percorso pastorale.

Riletto oggi, questo metodo richiama i temi dell’ascolto e della partecipazione propri di un cammino sinodale. È in questa attenzione al confronto che emerge uno degli aspetti lungimiranti della sua esperienza.



I pellegrinaggi e le diverse realtà ecclesiali

Ogni anno don Oliva promuoveva numerosi pellegrinaggi, sia in ambito locale sia verso grandi centri di spiritualità come Lourdes, Fatima e Međugorje.

Considerava il pellegrinaggio un’opportunità per evangelizzare e costruire relazioni. Il viaggio condiviso entrava così nella proposta pastorale, affiancando gli incontri formativi e la vita delle parrocchie.

Fu inoltre promotore del Cammino Neocatecumenale nel territorio. Nelle comunità da lui guidate trovarono spazio anche altre realtà ecclesiali, tra cui l’Azione Cattolica e la Comunità Maria.

Questa pluralità si inseriva nella sua idea di accoglienza: valorizzare i diversi carismi e riconoscere che la fede poteva essere vissuta attraverso esperienze differenti.

Il suo servizio lo rese un punto di riferimento per le comunità affidategli, per il territorio e per i turisti che trascorrevano le vacanze nella zona.


Scalea, don Michele Oliva: l’altare ovale e il ricordo a 14 anni dalla morte

L’incarico di vicario foraneo e il servizio di monsignor Crusco

Alla guida della parrocchia si aggiunse un incarico di responsabilità territoriale: il vescovo monsignor Leonardo Bonanno nominò don Michele Oliva vicario della Forania di Scalea, come riportato nella pagina diocesana del 14 maggio 2011.

Nel ricordo del suo ministero trova posto anche la vicinanza di monsignor Domenico Crusco. Una volta diventato vescovo emerito, Crusco scelse di offrire il proprio servizio affiancando quello di don Michele.



L’aiuto riservato e l’attenzione ai ragazzi

Accanto alle attività pubbliche, il suo impegno comprendeva gesti di prossimità meno visibili. L’aiuto alle persone doveva essere prestato con riservatezza e intelligenza, attraverso un’attenzione concreta alle loro necessità.

Questa cura emergeva anche nelle indicazioni rivolte ai collaboratori sull’accompagnamento dei ragazzi. Per don Michele, offrire loro un luogo nel quale trascorrere il tempo non era sufficiente: senza una presenza educativa, una semplice aggregazione poteva persino esporli a situazioni di rischio.

Occorreva stare loro vicino, accompagnarli ed essere punti di riferimento. L’accoglienza richiedeva quindi una responsabilità continuativa, fatta di presenza e attenzione alle persone.

Nel suo percorso non mancarono prove e difficoltà. Le scelte pastorali non furono sempre condivise, ma al centro del suo servizio rimase l’intenzione di accogliere ciascuno e di valorizzarne il contributo alla comunità.



L’accoglienza e il ricordo di Giulio Vitale

L’idea di fondo era che ogni persona potesse sentirsi importante agli occhi di Dio. Un’accoglienza capace di riconoscere le diversità e i carismi, anche quando si esprimevano in modi differenti di vivere la fede.

Tra gli storici collaboratori di don Michele Oliva si ricorda anche l’accolito Giulio Vitale, recentemente venuto a mancare, che lo affiancò per molti anni nelle attività pastorali. Il loro legame è ricordato anche nel tributo dedicato a Vitale nell’agosto 2026.

A quattordici anni dalla scomparsa del sacerdote, la gratitudine delle comunità resta legata a questo insieme di esperienze: la formazione offerta alle diverse generazioni, l’arte come linguaggio della fede, i pellegrinaggi, la partecipazione dei fedeli e l’aiuto prestato con discrezione. Aspetti di un ministero che continua a occupare un posto nella memoria di Scalea e Verbicaro.

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