Sangineto, morte di Antonio Perrotta: Domenico Orsino resta in carcere, scarcerato il fratello Umberto
- Matteo Cava

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Il Gip di Paola non convalida il fermo dei due fratelli accusati inizialmente di omicidio volontario in concorso. La misura cautelare resta solo per Domenico Orsino, con l’accusa riqualificata in omicidio preterintenzionale
14 agosto 2026 - Ore: 14:08
di Matteo Cava

Il Gip del Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, ha disposto la custodia cautelare in carcere per Domenico Orsino, 22 anni, e l’immediata scarcerazione del fratello Umberto, 24 anni, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta, avvenuta dopo una colluttazione all’esterno della discoteca “Il Castello” di Sangineto nella notte tra il 9 e il 10 agosto.
Il giudice ha inoltre riqualificato l’ipotesi di reato nei confronti di Domenico Orsino: dall’accusa iniziale di omicidio volontario in concorso si passa a quella di omicidio preterintenzionale. Per entrambi i fratelli, assistiti dagli avvocati Alessandro Gaeta del foro di Paola e Francesco Gelsomino del foro di Cosenza, il fermo eseguito dai Carabinieri l’11 agosto non è stato convalidato per l’assenza del pericolo di fuga.
La ricostruzione della notte davanti al locale
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dei Carabinieri e della Squadra Mobile della Questura di Cosenza, la vicenda sarebbe iniziata all’interno del locale “Il Castello”, dove i due fratelli Orsino, originari di Belvedere Marittimo e residenti in Lussemburgo, stavano trascorrendo un periodo di vacanza.
Il motivo della discussione sarebbe stato legato all’accesso alla discoteca: i due giovani sarebbero stati allontanati perché privi del biglietto d’ingresso. La lite sarebbe poi proseguita all’esterno del locale, nella zona delle transenne.
Nel corso della colluttazione, Antonio Perrotta sarebbe stato colpito da un pugno e sarebbe caduto all’indietro, riportando un grave trauma alla testa.
Soccorso inizialmente da alcune persone presenti, il 33enne aveva chiesto di essere accompagnato a casa a Fuscaldo. Durante il tragitto, però, le sue condizioni sarebbero peggiorate.
Trasportato all’ospedale di Cetraro, i medici avevano riscontrato un “ematoma epidurale acuto” e una “frattura composta della base cranica”, disponendo il trasferimento urgente all’ospedale civile di Cosenza, dove Perrotta è deceduto alle ore 4:30 del 10 agosto dopo un intervento chirurgico.
L’interrogatorio e la posizione di Umberto Orsino
Un passaggio decisivo nell’inchiesta è arrivato durante l’interrogatorio di convalida del 13 agosto, quando Umberto Orsino ha fornito la propria ricostruzione dei fatti.
Secondo quanto si apprende, il fratello maggiore avrebbe riferito che “suo fratello Domenico sferrava un pugno in faccia a Perrotta, nella zona bocca-mento, a seguito del quale l’uomo cadeva a terra mentre loro si allontanavano velocemente dal posto”. Una versione ritenuta compatibile con gli elementi raccolti dagli investigatori e con gli accertamenti medico-legali.
Il Gip ha quindi escluso responsabilità a carico di Umberto Orsino, ritenendo che “alcuna condotta attiva lesiva ovvero diretta a percuotere è desumibile dagli atti a carico di Orsino Umberto”.
Per questo motivo è stata disposta la sua immediata liberazione.
Il fermo non viene convalidato: escluso il pericolo di fuga
La Procura aveva disposto il fermo dei due fratelli l’11 agosto ipotizzando il rischio di fuga, anche in relazione a un viaggio programmato verso il Lussemburgo.
Il Gip Maria Grazia Elia ha però ritenuto insussistente tale requisito, evidenziando che i due giovani erano stati rintracciati nella loro abitazione estiva di Belvedere Marittimo e che il viaggio risultava programmato prima dei fatti contestati.
Si richiama anche il principio secondo cui il pericolo di fuga deve essere fondato su elementi concreti e specifici e non può derivare soltanto dall’allontanamento temporaneo dal luogo del fatto.
Domenico Orsino resta in carcere
Diversa la posizione di Domenico Orsino, per il quale il Gip ha disposto la custodia cautelare nella Casa Circondariale di Paola. Secondo il giudice, nei suoi confronti sussistono gravi indizi di colpevolezza per il reato di omicidio preterintenzionale e un concreto rischio di reiterazione.
L’ordinanza parla di modalità del fatto “oggettivamente gravi ed allarmanti” e descrive Orsino come una persona “incapace di controllare le proprie azioni”.
Il Gip evidenzia inoltre che il giovane “non ha mostrato alcun segno di resipiscenza né sentimenti di pietà per la vittima”.
Per il magistrato, quindi, “l’unica misura adeguata alla salvaguardia delle esigenze cautelari riscontrate è solo quella della custodia in carcere”.
Le indagini della Procura di Paola proseguono per ricostruire ogni dettaglio della vicenda e definire il quadro complessivo delle responsabilità.


