San Nicola Arcella, frana sulla provinciale 1, il Tar conferma: valida l’ordinanza del sindaco

Respinto il ricorso contro il provvedimento del febbraio 2023 che imponeva ai privati interventi sul versante di Vannefora. Per i giudici il pericolo richiedeva misure urgenti, necessarie anche a consentire i lavori sulla strada. Madeo rivendica la scelta e richiama le polemiche affrontate durante il mandato.
3 novembre 2026 - 11:58
di Matteo Cava

SAN NICOLA ARCELLA – Il Tar Calabria ha respinto il ricorso contro l’ordinanza con cui il sindaco Eugenio Madeo aveva imposto interventi di messa in sicurezza ai privati sul versante interessato dalla frana di Vannefora, sopra la strada provinciale 1. La sentenza pubblicata lo scorso 22 ottobre, riconosce la legittimità del provvedimento del 2 febbraio 2023: le opere richieste servivano a ridurre il rischio di nuove colate e a consentire in sicurezza i lavori di ripristino della viabilità.
Una decisione che il primo cittadino richiama per rivendicare l’intervento assunto in una vicenda segnata dalla chiusura della strada, dai disagi per i cittadini e dal confronto fra Comune, Provincia di Cosenza e proprietari dei terreni.
La frana di Vannefora e i primi provvedimenti del 2021
La vicenda risale al dicembre 2020, quando le precipitazioni interessarono il versante sul quale sorgono alcuni fabbricati in località Vannefora. Il dissesto coinvolse anche l’area sovrastante la provinciale, lungo un collegamento rilevante per la viabilità dell’alto Tirreno cosentino.
Già nell’articolo del 28 gennaio 2021 sullo sgombero di un’abitazione, miocomune.tv documentava un movimento di terreno con un fronte di circa quindici metri e un abbassamento verso valle di circa sei metri. Il provvedimento comunale disponeva in via precauzionale lo sgombero di un immobile del condominio Arcomagno, pur rilevando in quel momento l’assenza di segni visibili di cedimento del fabbricato.
Nello stesso precedente veniva riportata la chiusura del tratto della provinciale interessato dal dissesto, disposta dalla Provincia di Cosenza con un’ordinanza del 21 gennaio 2021.
La sentenza ripercorre anche il successivo aggravamento del fenomeno franoso e richiama l’ordinanza di sgombero n. 25 del 22 marzo 2021, adottata anche nei confronti dell’immobile della proprietaria che avrebbe poi impugnato il provvedimento del 2023.
Che cosa imponeva l’ordinanza del 2 febbraio 2023
Al centro del giudizio c’è l’ordinanza sindacale n. 4 del 2 febbraio 2023. Il provvedimento chiedeva ai destinatari di intervenire immediatamente e comunque entro novanta giorni dalla notifica, per evitare che le acque piovane raccolte dai fabbricati soprastanti e dalla strada di lottizzazione continuassero a riversarsi sull’area franata.
Venivano inoltre richieste opere di sistemazione del versante, necessarie per consentire l’avvio dei lavori e il ripristino della provinciale in condizioni di sicurezza.
A presentare ricorso era stata una proprietaria di un’abitazione del condominio Arcomagno Lato Mare. La ricorrente contestava l’esistenza dei presupposti per un intervento urgente, sostenendo che il fenomeno si fosse verificato ormai da anni.
Attribuiva inoltre la fonte del pericolo alla mancata manutenzione di una strada che riteneva comunale e negava che la situazione fosse riconducibile alla propria responsabilità. Il Comune, costituitosi in giudizio, aveva chiesto il rigetto del ricorso.
Per il Tar il pericolo era “attuale e persistente”
La prima sezione del Tar Calabria ha ritenuto infondate le contestazioni. Secondo i giudici, la situazione descritta negli atti costituiva una seria fonte di pericolo, aggravata dalle colate di detriti che avevano interessato la provinciale.
Il rischio, si legge nella sentenza, era “attuale e persistente”. Il tempo trascorso dalla prima manifestazione della frana non eliminava quindi la necessità di intervenire.
Il tribunale ha collegato le opere richieste anche alla sicurezza dei lavori sulla Sp1: la sistemazione del versante era necessaria per consentire l’esecuzione degli interventi sulla strada sottostante, fino a quel momento ostacolati proprio dai rischi presenti nell’area.
La finalità dell’ordinanza, nella ricostruzione dei giudici, era prevenire ulteriori colate e ridurre il pericolo. L’urgenza andava dunque valutata sulla base della gravità della situazione da affrontare, anche se il dissesto aveva avuto origine in precedenza.
Le acque piovane e la strada di lottizzazione
Un passaggio centrale riguarda la relazione geologica prodotta dalla stessa ricorrente. Il documento descriveva la raccolta delle acque provenienti dalla strada di lottizzazione, dalle superfici pavimentate e dalle canalizzazioni degli edifici, con il loro successivo deflusso e l’infiltrazione nei terreni.
Per il Tar, quella ricostruzione confermava il contributo delle acque provenienti dai fabbricati e dalle aree di loro pertinenza al fenomeno franoso. Intervenire su uno dei fattori che alimentavano le colate rappresentava quindi una misura idonea a ridurre il rischio.
I giudici hanno respinto anche la contestazione relativa alla manutenzione comunale della strada di lottizzazione. Un certificato dell’ufficio tecnico, datato 18 giugno 2026, attestava infatti che la strada non era mai stata collaudata né formalmente trasferita al Comune.
La strada risultava nella disponibilità dei destinatari dell’ordinanza, in quanto destinata all’accesso alle rispettive abitazioni.
Il tribunale ha inoltre richiamato il principio secondo cui un’ordinanza urgente per la tutela dell’incolumità può rivolgersi a chi ha la disponibilità delle aree interessate, senza richiedere un preventivo accertamento delle responsabilità per la creazione del pericolo. L’obbligo di intervenire risponde alla necessità di mettere in sicurezza i luoghi e non ha carattere sanzionatorio.
Il ricorso è stato respinto e le spese di giudizio sono state interamente compensate.
Il ruolo della provinciale 1 nella viabilità del territorio
Nelle motivazioni trova spazio anche la funzione della Sp1 come collegamento alternativo. I giudici ricordano che l’arteria costituisce l’unica via di transito per l’intera area qualora la statale debba essere chiusa a causa di eventi atmosferici eccezionali.
Una criticità emersa concretamente anche nel febbraio 2023. Nella cronaca della temporanea interruzione della statale 18 per il forte vento, miocomune.tv aveva raccontato i disagi provocati dal blocco di un mezzo pesante sul viadotto Canal Grande e dall’indisponibilità della provinciale come percorso alternativo.
È questo il contesto nel quale si inseriva l’ordinanza poi esaminata dal Tar: rendere possibile il ripristino di una strada importante anche per fronteggiare le interruzioni della viabilità principale.
Madeo: lo stallo con i privati, le critiche e il sostegno del gruppo
Dopo la pubblicazione della sentenza, Madeo rivendica la decisione di intervenire per superare il blocco fra i soggetti coinvolti.
“L'ordinanza si era resa necessaria per sbloccare lo stallo che si era creato nel rapporto fra la Provincia di Cosenza ed i proprietari dei terreni a seguito della frana che aveva impedito la circolazione veicolare lungo la strada provinciale SP1”.
Il sindaco sostiene di essersi assunto una responsabilità diretta per evitare che si prolungassero i disagi dei cittadini, pur trattandosi di una strada provinciale. Nella sua ricostruzione, l’eventuale annullamento dell’ordinanza lo avrebbe esposto personalmente al rischio di dover rispondere di danni alle casse comunali.
“Eppure ho dovuto anche in quella circostanza subire critiche ed invettive oltre ogni limite”, afferma.
La riflessione si allarga al bilancio dell’esperienza amministrativa e alle polemiche sulla gestione dell’Arcomagno. Il primo cittadino annuncia che tornerà su questo capitolo a conclusione dell’attività svolta nei cinque anni di mandato: “Di tutto ciò che ho dovuto subire per tutelare e rendere più sicuro un sito di estrema bellezza quale l'Arcomagno, parlerò a chiusura di tutta l'attività svolta nei cinque anni di esperienza amministrativa”.
Al gruppo consiliare attribuisce il sostegno ricevuto nei passaggi più difficili: “La vicinanza ed il sostegno del gruppo consiliare mi sono stati di estremo aiuto per tenere la barra dritta, senza mollare di un centimetro”.



