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San Lucido, lo studio Enea sull’erosione: spiaggia ridotta del 62%

Immagine del redattore: Matteo Cava
Matteo Cava
2 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Un nuovo strumento sviluppato da ENEA con Cnr e ISPRA stima i danni ambientali ed economici dell’erosione costiera. Il primo test è stato condotto a San Lucido, dove tra il 1954 e il 2018 la superficie emersa della spiaggia si è ridotta da 414 mila a 159 mila metri quadrati.

06/11/2026 - 16:40


San Lucido, persi 255 mila metri quadri di spiaggia in 64 anni

SAN LUCIDO – L’erosione costiera può essere misurata anche nei suoi effetti economici, ambientali e infrastrutturali. È l’obiettivo di CoDeC, il Calcolo del Degrado Costiero sviluppato da ENEA in collaborazione con Cnr e ISPRA e sperimentato per la prima volta lungo la costa tirrenica calabrese, nel territorio di San Lucido.


Lo strumento consente di stimare gli impatti dell’arretramento delle spiagge considerando l’evoluzione della linea di costa, la presenza di infrastrutture e il trasporto naturale dei sedimenti. Il modello calcola anche i volumi di sabbia necessari per il ripascimento degli arenili, i costi delle opere di difesa costiera e le risorse utili per il ripristino di ecosistemi e infrastrutture danneggiati da eventi meteo estremi o da pressioni di origine antropica.



San Lucido caso di studio sulla costa tirrenica

Il tratto scelto per la sperimentazione presenta una criticità che dura da decenni. A San Lucido l’erosione e la pressione antropica rappresentano una minaccia per gli ecosistemi naturali, l’economia turistica e le infrastrutture della fascia costiera, tra cui la linea ferroviaria e la strada litoranea.


I risultati dell’analisi sono confluiti in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Land. La ricerca ricostruisce l’evoluzione della spiaggia attraverso ortofoto storiche e dati satellitari, mettendo in relazione il cambiamento della costa con la presenza delle opere di difesa e con il movimento dei sedimenti.


Secondo Sergio Cappucci, ricercatore ENEA del Dipartimento Sostenibilità e primo autore dello studio, «gli impatti ambientali e socioeconomici dell’erosione costiera sono spesso difficili da quantificare e mancano metodologie standardizzate». CoDeC, aggiunge, ha mostrato efficacia nella stima dei danni e dei costi degli interventi di protezione e ripristino.



Dal 1954 al 2018, una perdita di circa il 62%

Le analisi sulle immagini disponibili dal 1954 al 2018 hanno ricostruito l’evoluzione della linea di costa di San Lucido. Il quadro emerso segnala una riduzione della superficie emersa superiore al 60%.


Nel periodo considerato, la spiaggia è passata da 414 mila a 159 mila metri quadrati: una perdita complessiva stimata in circa il 62%. Tra il 1994 e il 2018, in coincidenza con la realizzazione delle opere di difesa costiera, la superficie si sarebbe ridotta di circa 120 mila metri quadrati.


Lorenzo Rossi, del Dipartimento ISPRA per il monitoraggio e la tutela dell’ambiente e per la conservazione della biodiversità, evidenzia che le ortofoto hanno consentito di analizzare «le variazioni spaziali e temporali della superficie della spiaggia emersa».



Ferrovie, strada litoranea e opere di difesa

La vulnerabilità del tratto costiero non riguarda solo l’arenile. Storicamente l’area è stata interessata da fenomeni erosivi sin dalla fine dell’Ottocento, in coincidenza con la costruzione della linea ferroviaria su strette terrazze costiere esposte al moto ondoso e all’instabilità dei versanti.

Nel tempo, l’erosione ha provocato danni alle infrastrutture e ricadute socioeconomiche. Il punto più critico viene individuato nell’evento del 1985, quando fu compromessa la linea ferroviaria, con interruzione del servizio e alterazione della linea di mareggiata.


Per proteggere un’infrastruttura strategica nazionale sono stati realizzati pennelli e altre opere di difesa costiera. Tuttavia, lo studio richiama l’attenzione sull’effetto che tali interventi possono avere sul trasporto naturale dei sedimenti.


«Le opere rigide, come muri e frangiflutti, sono state a lungo la principale strategia di difesa», osserva Cappucci. Possono però trasferire l’erosione verso aree vicine e richiedere manutenzione continua, aprendo un confronto sulla sostenibilità economica e ambientale di lungo periodo.



I costi stimati dal modello CoDeC

Sulla base dei dati raccolti, CoDeC ha stimato in circa 12,5 milioni di euro il costo necessario per il ripascimento con circa 540 mila metri cubi di sedimenti. Per la manutenzione, la stima indicata è di circa 300 mila euro all’anno, considerando un fabbisogno di circa 20 mila metri cubi annui di sabbia e un costo di 20 euro al metro cubo.


Maurizio Pollino, responsabile del Laboratorio ENEA Analisi e modelli per le infrastrutture critiche e i servizi essenziali, definisce San Lucido «un caso emblematico» per valutare gli effetti dell’erosione sulle infrastrutture e le possibili conseguenze dell’interruzione di servizi essenziali.


Il gruppo di ricerca punta ora a rafforzare CoDeC attraverso l’integrazione di ortofoto storiche, dati di monitoraggio in tempo reale e modelli di machine learning. L’uso di infrastrutture di calcolo avanzate potrebbe permettere di estendere le metodologie su scala nazionale e supportare la pianificazione e la gestione del rischio costiero.


Erosione, un tema nazionale e mediterraneo

Il fenomeno riguarda l’intero Paese. Negli ultimi cinquant’anni, secondo i dati richiamati nella ricerca, in Italia sono andati persi circa 40 milioni di metri quadrati di spiagge. Le conseguenze incidono anche sul turismo, settore che contribuisce per circa il 5% al Pil nazionale.


L’erosione interessa circa il 40% delle coste sabbiose e coinvolge tutto il Mediterraneo, sempre più esposto all’innalzamento del livello del mare e agli eventi estremi.

Per Emiliana Valentini, ricercatrice del Cnr-Irsp, la perdita di spiaggia riduce non soltanto il valore ricreativo della costa, ma anche la sua funzione di barriera naturale contro l’azione del mare. La ricerca richiama quindi l’attenzione su soluzioni di ingegneria “soft”, come il deposito periodico di sabbia compatibile con quella originaria, valutate caso per caso insieme alle opere necessarie per la protezione del territorio.

 
 
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