Lamezia Terme, sfruttamento del lavoro: misure per due imprenditori di Pianopoli

Eseguita dalla guardia di finanza un'ordinanza di misura cautelare interdittiva nei confronti di due imprenditori. Disposti il controllo giudiziale d’azienda e il sequestro, per equivalente, di circa 187.000,00 euro


CATANZARO - 2 dic. 20 - Nel corso della mattinata odierna, i finanzieri del comando provinciale di Catanzaro hanno eseguito una misura cautelare personale e reale emessa da Rossella Prignani, Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Lamezia Terme, nei confronti di due soggetti, rispettivamente amministratore di diritto e di fatto di una società che opera all’interno di un noto centro commerciale del lametino. I due sono ritenuti responsabili del reato di sfruttamento del lavoro.

In particolare, i militari delle Fiamme Gialle lametine hanno notificato l’applicazione della misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare attività d’impresa o uffici direttivi di persone giuridiche e di imprese nei confronti di:

G. S., 70 anni, di Pianopoli (Cz);

M. A., 73 anni, di Pianopoli (Cz),

Notificato anche il decreto applicativo della misura del controllo giudiziale dell’attività commerciale. Contemporaneamente, i finanzieri hanno eseguito il sequestro preventivo di circa 187.000 euro, costituenti il profitto del reato.

L’operazione giunge all’esito di complesse indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Salvatore Curcio e dal Sostituto Procuratore Santo Melidona. Dall'attività di indagine sarebbe emerso che gli indagati, dal 2016, avrebbero impiegato manodopera per lo svolgimento dell’attività di commercio della loro azienda, sottoponendo otto dipendenti a condizioni di sfruttamento, corrispondendo loro retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali, violando la normativa relativa all’orario di lavoro e approfittando del loro stato di bisogno derivante dall’assenza di ulteriori opportunità occupazionali.

Le dipendenti dell’esercizio commerciale sono state assunte con contratto part-time che prevedeva prestazioni lavorative pari a 20 / 25 ore settimanali per le quali venivano retribuite. In realtà, effettuavano 48 / 55 ore di lavoro a settimana, compresi anche i giorni festivi per i quali non veniva corrisposta alcuna indennità. Inoltre, venivano costrette a rinunciare alla metà dei giorni di ferie previsti ed alla 14^ mensilità attraverso minacce, in alcuni casi esplicite, di licenziamento laddove non avessero accettato tali condizioni.

Attraverso la verifica della documentazione contabile sequestrata presso l’azienda, i militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme hanno accertato che le buste paga delle dipendenti venivano formate con modalità fraudolente poiché sulle stesse veniva certificata l’esecuzione di prestazioni lavorative in misura inferiore rispetto a quelle effettivamente svolte, nonché retribuzioni e ferie delle quali di fatto non godevano.

Per tale ragione, gli imprenditori sono indagati anche per il reato di autoriciclaggio in quanto hanno reimpiegato il denaro costituente il profitto delle condotte di sfruttamento del lavoro nell’attività imprenditoriale della società, ostacolando l’identificazione della sua provenienza delittuosa attraverso l’utilizzo delle buste paga artatamente formate allo scopo.

E’ stata, inoltre, contestata la responsabilità amministrativa della società poichè i due imprenditori hanno commesso i reati contestati a vantaggio dell’impresa nei confronti della quale è stato disposto il controllo giudiziario.Le indagini in rassegna rientrano nel più ampio progetto investigativo, studiato dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme e dalla Guardia di Finanza (denominato operazione “articolo 36”) attraverso il quale si intende fronteggiare il pervasivo fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori.

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