Alto Esaro, Diga incompiuta: il sopralluogo contro lo "scempio naturalistico"
- Matteo Cava

- 31 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Il consigliere regionale Orlandino Greco ispeziona la Diga dell'Esaro, un'infrastruttura ferma da decenni in Calabria. La richiesta di un'azione istituzionale congiunta per trasformare l'opera da simbolo di abbandono a fondamentale risorsa idrica e agricola

Il consigliere regionale della Calabria, Orlandino Greco, ha effettuato nelle scorse ore un sopralluogo presso la Diga dell'Alto Esaro. Attraverso un video, l'esponente politico ha documentato lo stato attuale dell'infrastruttura, denunciando una situazione definita come «non più tollerabile» e bollando la struttura come il simbolo delle occasioni perdute del territorio.
Secondo quanto evidenziato dal consigliere, il completamento dell'opera avrebbe un valore strategico fondamentale per la regione, potendo garantire:
Sicurezza idrica per le comunità locali.
Sostegno diretto e immediato al comparto agricolo.
Nuove prospettive di sviluppo economico e tutela del territorio.
«La politica – ha dichiarato Greco a margine della visita – deve dare segnali chiari e concreti per porre fine a questo scempio naturalistico. Non possiamo più limitarci agli annunci: servono interventi, responsabilità e una precisa volontà istituzionale».
L'appello per sbloccare i cantieri
L'infrastruttura idrica rappresenta, di fatto, da svariati decenni una delle più grandi incompiute del Mezzogiorno, costantemente bloccata da ritardi e inerzie. Per Greco, il tempo delle promesse è ormai giunto al termine ed è necessaria un'azione condivisa tra istituzioni nazionali, regionali e locali.
«Mi ci metto, come sempre, per primo – ha sottolineato il consigliere regionale – perché la politica ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità. Noi ci batteremo con forza affinché la diga dell’Esaro diventi finalmente efficiente e possa rappresentare una risorsa concreta per le comunità».
Gli sviluppi attesi riguardano ora l'apertura di un tavolo di confronto istituzionale che possa pianificare concretamente il riavvio dei lavori, trasformando l'attuale stato di abbandono in un motore di crescita economica e ambientale per l'intera Calabria.



