"Zona grigia”: intercettazioni chiare sulle intenzioni di imprenditori e commercialisti - Video

Gli Interventi del procuratore Bruni e del Tenente colonnello Merulli


La conferenza stampa

PAOLA – 23 nov. 19 - «L'operazione rappresenta un ulteriore approfondimento investigativo che trae origine dall'operazione Matassa del 2017». Lo hanno confermato il Tenente colonnello Michele Merulli ed anche il capitano Luigi Pizzella del Nucleo economico e finanziario della Guardia di finanza di Cosenza. «Abbiamo portato all'evidenza un'organizzazione che, attraverso la costituzione di imprese inesistenti, puntava alla creazione di fittizi crediti Iva da destinare alle compensazioni. Questa indagine – ha detto il Tenente colonnello Merulli – testimonia il concorso di professionisti nella realizzazione dell'illecito. Si è giunti all'apposizione di visti di conformità sulle dichiarazioni, sempre in maniera consapevole e finalizzata a garantire la perpetrazione degli illeciti principali». Il tenente colonnello Merulli ha confermato il fatto che “senza l'apposizione del visto di conformità nelle dichiarazioni, non sarebbe stata possibile la compensazione. E' chiaro quindi che tutto questo presuppone la presenza di un professionista che rilasci la conformità di una dichiarazione e, nel caso di specie, la conformità è stata rilasciata su dichiarazioni che non erano in condizioni di essere conformi». Il capitano Luigi Pizzella ha poi spiegato che la seconda tranche dell'operazione è partita nel momento in cui gli investigatori si sono posti il problema di «chi fosse materialmente l'esecutore delle condotte dell'apposizione dei visti. L'attività di indagine è stata focalizzata a verificare il ruolo di questi soggetti che, per stessa ammissione del legislatore, dovrebbero essere i custodi della legalità. Coloro i quali dovrebbero difendere le entrate dello Stato».

IL VIDEO DEL TENENTE COLONNELLO MERULLI



LE INTERCETTAZIONI

Ci sono delle intercettazioni che confermano l'attività posta in essere. Conversazioni che, durante la conferenza stampa è stato sottolineato, danno un'idea ben precisa e in alcuni casi sono inequivocabili. Una in particolare, citata anche durante la conferenza stampa dal procuratore Pierpaolo Bruni, riguarda uno degli imprenditori indagati nell'operazione Matassa e uno dei commercialisti: «sei stato peggio della Bistefani non ce n'è uno uguale all'altro...» commenta uno dei commercialisti indagati riferendosi, secondo gli investigatori, ai dati contenuti nelle dichiarazioni fiscali. «...Le dichiarazioni proprio inventate, proprio da dove c.... l'ha presi i numeri non lo so...». L'imprenditore ipotizza che abbiano potuto confondere i dati tra le diverse società. Il commercialista continua dicendo che oltre alle compensazioni ci sono errori anche nelle liquidazioni. Nel corso della conversazione il commercialista conferma: «cifre inventate rispetto a quello che tu hai mandato” e l'imprenditore si discolpa dicendo di non averle neanche visionate. C'è un'altra intercettazione in cui due imprenditori dialogano fra loro e uno chiede all'altro di spiegare il problema ad uno dei commercialisti, raccomandandosi di non fare nomi. Il professionista viene informato che ci sono sei società amministrate formalmente dalla stessa persona secondo quanto comunicato alla Camera di Commercio, mentre risulterebbero amministrate da altri soggetti secondo i dati forniti all'Agenzia delle Entrate.

L'INTERVENTO DEL PROCURATORE PIERPAOLO BRUNI



L'OPERAZIONE MATASSA

La complessa indagine Matassa ha fatto emergere condotte penalmente rilevanti in ordine alla costituzione di una articolata associazione a delinquere finalizzata alla costituzione e gestione di un gruppo formato da 24 società riconducibili per rapporti di rappresentanza legale, partecipazioni sociali e rapporti di lavoro ai medesimi soggetti che figuravano di volta in volta, alternativamente, quali amministratori, soci o legali rappresentanti, condividendo in diversi casi, su tutto il territorio nazionale, anche la medesima sede legale. Le sedi delle società, a seguito delle attività di perquisizione svolte dalla Guardia di Finanza in data 28 settembre 2017 si sono rivelate tutte inesistenti e fittizie. Le investigazioni hanno dimostrato che la costituzione, gestione e amministrazione delle 24 società è stata, sin dall’origine, esclusivamente finalizzata, attraverso la rappresentazione nelle dichiarazioni Iva di rilevanti crediti di imposta totalmente inesistenti e privi di qualsiasi giustificazione causale (in gran parte maturati a seguito di operazioni sempre fittizie tra le medesime società riconducibili al “gruppo”) ad effettuare indebite compensazioni di debiti erariali e di contributi previdenziali verso soggetti terzi (Enti pubblici), secondo il meccanismo in quella sede illustrato, così lucrando indebiti vantaggi fiscali, contributivi e previdenziali, i crediti di imposta fittizi sono stati quantificati, dal 1 gennaio 2012 al 5 ottobre 2017, in 33.322.212 di euro.

473 visualizzazioni
  • Pagina Facebook miocomune
  • miocomune
  • Youtube miocomune
  • Instagram miocomune
  • LinkedIn
Iscriviti alle Newsletter
Segnalazioni e info
contatto mail: miocomune@gmail.com

Copyright © Miocomune. Tutti i diritti riservati. - quotidiano on line (Reg. inf. 01/2012, Trib. Paola)