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Verbicaro, il laboratorio di analisi Nhaccp scomparso nel nulla

Doveva essere una inedita esperienza mondiale. Intervengono la Federconsumatori e i consiglieri di opposizione Riccetti e Amoroso #verbicaro


L'ex sede della comunità montana

VERBICARO – 25 ott. 19 - Del laboratorio analisi, in termini tecnici indicato come “Laboratorio Nhaccp”, presentato nel 2018 come “inedita esperienza mondiale” dopo pochi mesi se ne sono perse le tracce. Sulla questione c'è l'interessamento della Federconsumatori Calabria, ma anche una richiesta di accesso agli atti da parte dei consiglieri di opposizione Felice Amoroso e Arturo Riccetti.

Federconsumatori si chiede “che fine abbia fatto il laboratorio di analisi chimico-fisiche inaugurato a maggio del 2018 presso i locali della sede di Calabria Verde ex Comunità montana di Verbicaro. Presentato con enfasi quale laboratorio di frontiera “mondiale” nell’adozione del Protocollo Nhaccp (Nutrient & Hazard Analysis of Critical Control Point), ovvero, il sistema di analisi che, assieme alle caratteristiche igienico-sanitarie, avrebbe dovuto testare anche quelle nutrizionali dei prodotti agricoli, di fatto, non ha mai svolto alcuna analisi”. Pare che adesso, negli stessi locali, così affermano i consiglieri di opposizione Amoroso e Riccetti, sia presente la sede di una fondazione governativa denominata “Its Bact”. Il Pit 1, il piano integrato territoriale, avrebbe dovuto gestire i rapporti della struttura che, invece, ad oggi risulta chiusa e che avrebbe dovuto partecipare al Psr “misura 2” della Regione.

Secondo quanto fa rilevare Federconsumatori: se fosse stato in funzione: “avrebbe concretizzato un apprezzabile obiettivo di valorizzazione del territorio e dell’intera regione ricca di prodotti della tradizione e dell’innovazione agricola previa l’attestazione delle loro caratteristiche nutrizionali nonché, del rispetto della normativa in materia di sicurezza e di salute per i consumatori. Insomma, avrebbe potuto essere fattore di vantaggio per una più ampia e qualitativa commercializzazione dei prodotti della terra e correggere eventuali modelli di produzione dannosi per i consumatori, l’ambiente ed i lavori occupati nel settore. Peccato che il laboratorio, gestito da una Fondazione con dentro una pluralità di soggetti fra cui l’Università di Tor Vergata e che avrebbe dovuto accompagnare verso una salubre alimentazione definita dagli stessi 4.0, concepito nel 2012 all’interno della progettazione del Pit dell’Alto Tirreno Cosentino e accompagnato alla nascita dal Comune capofila con un bando successivo al primo andato deserto, risulterebbe non operativo e spoglio del materiale di laboratorio già dal 2018 beffando così anche le professionalità che avrebbe dovuto impegnare nelle attività precipue”. Ricorda ancora Federconsumatori che: “Il presidente della Fondazione Its Bact (Fondazione con modello di gestione pubblico-privato) con sede legale ed operativa a Napoli, aggiudicataria del bando Pit, con una molteplicità di soggetti aderenti fra soci e partner e proponente la sperimentazione di tecnologie innovative in diversi settori, proprio durante l’inaugurazione fissava l’obiettivo di mappare, attraverso l’adozione del Protocollo Nhaccp fondato dall’Istituto Controllo Qualità, ben 100 prodotti nell’arco di circa dieci anni”.

Per Mimma Iannello, presidente di Federconsumatori Calabria: «Non è tollerabile che nel presunto interesse dei consumatori si consumino vicende così poco trasparenti. Gli obiettivi posti a base del Progetto gestito dalla Fondazione ITS BACT, dall’evidenza dei fatti, risulterebbero falliti visto che del laboratorio fisico-chimico si sono perse le tracce nonostante abbia impegnato quasi 1 milione di euro gabbando, oltre che gli interessi e le aspettative collettive, anche i propositi delle amministrazioni locali.

All’imminente scadenza del ciclo di programmazione comunitaria 2014-2020 ed all’inizio della nuova, ci si chiede ancora chi e come vigila sui progetti posti a finanziamento della spesa comunitaria e come può accadere che nessuno chieda conto del perché un Laboratorio, posto all’interno di un Ente pubblico, possa sparire senza lasciare traccia. In questa direzione come Federconsumatori Calabria e Cgil del Comprensorio Pollino Sibari Tirreno che ne condivide la denuncia, chiediamo ed auspichiamo che le autorità di competenza facciano chiarezza sulle opacità che accompagnano questa vicenda e verifichino l’eventuale configurazione del reato di truffa ai danni della spesa pubblica.»

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