Uccise il padre con due colpi di fucile: confermata la pena a 9 anni per Manzi
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- 4 dic 2021
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Aggiornamento: 7 dic 2021
Il delitto nel 2017 a novembre, nella città di Corigliano Rossano. Per manzi confermata la pena inflitta in secondo grado. La soddisfazione dell'avvocato Ettore Zagarese

CORIGLIANO ROSSANO – 4 dic. 21 - Risulta confermata la sentenza di secondo grado per Alessandro Manzi, 30 anni. Il giovane, poco più di quattro anni fa sparò due colpi di fucile ed uccise il padre, Mario Manzi, all'epoca dei fatti cinquantenne. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di secondo grado emessa dalla Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro, applicando quindi una condanna a nove anni di reclusione, riducendo, in pratica, di oltre la metà, la condanna inflitta in primo grado. In quell'occasione, il pubblico ministero di udienza aveva chiesto la condanna all'ergastolo per il trentenne con l'isolamento diurno. La prima sezione della Corte di Cassazione, accogliendo le tesi formulate dall’avvocato di fiducia dell'imputato, Ettore Zagarese, ha respinto il ricorso che la Procura generale di Catanzaro aveva proposto contro la sentenza della Corte di Assise di Appello di Catanzaro. Sono state condivise dalla Cassazione le ragioni portate avanti dall'avvocato di fiducia, Ettore Zagarese. Il procuratore generale aveva invece proposto alla Corte di Cassazione un articolato ricorso. Nella documentazione si chiedeva di applicare all’imputato l’aggravante della premeditazione, con l'esclusione del beneficio delle circostanze attenuanti generiche e dell’attenuante della provocazione, invece contestate dal pubblico ministero.
Gli Ermellini hanno quindi confermato la decisione di secondo grado. Ieri, Alessandro Manzi, avendo appreso dell’esito del processo, accompagnato dal suo difensore, Ettore Zagarese, si è costituito, volontariamente, alla locale casa circondariale per poter espiare la pena residua: “avendo voluto evitare – si apprende - l’inoltro di ogni richiesta volta al differimento della condanna o alla sua sostituzione con altra”. «Il giovane Manzi, interpellato dal mio studio - ha confermato l'avvocato Ettore Zagarese - perché valutassimo la proposizione di richiesta a pene alternative che lo sottraessero al regime carcerario, ha inteso non attivare alcuna istanza, volendo pagare il suo debito con la giustizia e non intendendo sottrarsi alle sue responsabilità, così come fatto sin dall’inizio della triste vicenda». Nella tragica serata di quel venerdì 17 novembre del 2017, Alessandro Manzi imbracciò il fucile e sparò due colpi mortali contro il padre Mario sull'uscio di casa. Subito dopo, il giovane, allora 26enne si era costituito dai carabinieri assumendosi la responsabilità dell’accaduto e spiegando le ragioni che lo avevano portato a compiere quel gesto estremo.
Un momento di sfogo incontrollabile, dopo anni di vessazioni che avrebbe subito all'interno delle mura domestiche che condivideva con il padre, conosciuto alle forze dell'ordine. Mario aveva messo al mondo 4 figli; e in quella casa si andava avanti alla meno peggio con scarse possibilità di guadagno e quindi con un'economia familiare ristretta. Uno dei fratelli di Alessandro è disabile e per lunghi anni, a causa delle condizioni di indigenza, non è stato curato. Il contesto ambientale narra di continui litigi tra padre e figlio che trovano riscontro nelle condizioni di povertà e nell’impossibilità di poter trovare un posto di lavoro. Mentre era in corso il processo era stato sorpreso a detenere un’arma, che aveva dichiarato di aver posseduto per ragioni di difesa in seguito ad alcune minacce ricevute che lo avevano portato a temere per l’incolumità dei suoi cari.











