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Scilla, inquinamento fognario, concluse le indagine preliminari nei confronti di 4 tecnici comunali

  • 30 lug 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

L’attività investigativa ha svelato che i tecnici comunali responsabili dell’impianto, avvicendatisi negli anni quali responsabili del servizio pubblico, non eseguivano atti del loro ufficio che, per ragioni di igiene, sanità e sicurezza pubblica, dovevano essere svolti senza ritardo


SCILLA – 30 lug. 20 - Si è conclusa, con il provvedimento di “avviso di conclusione delle indagini preliminari” emesso dal sostituto procuratore di Reggio Calabria, Giulia Maria Scavello, l’indagine nei confronti di quattro tecnici del Comune di Scilla (RC), avvicendatisi dal 2013 al 2018 come responsabili del servizio tecnico, ed accusati di omissione di atti di ufficio e abbandono ed immissione di rifiuti liquidi sul suolo.

L’indagine, condotta dai carabinieri forestali di San Roberto su disposizione della procura della città capoluogo, ha preso avvio da un esposto di alcuni cittadini in cui si segnalavano situazioni di degrado ambientale ed inquinamento causato dal reiterato malfunzionamento di un impianto di sollevamento delle acque fognarie ubicato in contrada “Buzzurro-Strada Selle” della frazione Melia del Comune di Scilla (RC).

L’attività investigativa ha svelato che i tecnici comunali responsabili dell’impianto, avvicendatisi negli anni quali responsabili del servizio pubblico, non eseguivano atti del loro ufficio che, per ragioni di igiene, sanità e sicurezza pubblica, dovevano essere svolti senza ritardo.



Nello specifico omettevano, ciascuno per i periodi di propria competenza, di compiere i necessari periodici provvedimenti di adeguamento, potenziamento, manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché la riparazione delle pompe di sollevamento delle acque reflue. Tale inspiegabile condotta omissiva avrebbe causato, nel tempo, il continuo malfunzionamento dell’impianto, con il conseguente sversamento e ruscellamento dei liquami nei terreni limitrofi sui quali ristagnavano, con tutte le conseguenze che è facile immaginare e che prefigurano il reato, per il tecnico responsabile nel periodo di propria competenza, di “attività di raccolta, abbandono ed immissione di rifiuti liquidi sul suolo in assenza di autorizzazione”.

 
 
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