Scalea, spari al mercato: l'indagato resta in carcere

Arresto convalidato per Massimo Pepe. Ieri l'udienza in tribunale #scalea


SCALEA – 5 nov. 19 - Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Andrea Massari, hanno ricostruito fedelmente buona parte dei fatti avvenuti al mercato di Scalea lunedì 28 ottobre. E lo stesso indagato, Massimo Pepe, cinquantenne, originario di Pagani, ma residente a Scalea, davanti all'evidenza dei fatti si è trovato ad ammettere quanto accaduto in pieno mercato settimanale. Il Gip del tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, ha convalidato il fermo di Massimo Pepe ed ha applicato la custodia cautelare in carcere. Il venditore ambulante, assistito dagli avvocati Giuseppe Bruno e Armando Sabato, è accusato di tentato omicidio per aver esploso diversi colpi di arma da fuoco con una pistola calibro 9, che, a quanto pare, non è stata ritrovata.

Tutto questo, per vendicare il pugno ricevuto dal fratello nel bar. I proiettili esplosi, alcuni andati a vuoto, hanno colpito Salvatore Maiorino, commerciante, anch'egli di origine campana, ma residente a Santa Maria del Cedro, alla gamba destra con foro di entrata e d'uscita e alla coscia sinistra intaccando l'arteria femorale. E' stato grazie ai presenti e agli immediati soccorsi che si è evitato il peggio. Secondo l'ipotesi d'accusa, l'indagato avrebbe compiuto, nei confronti della vittima: “atti idonei, diretti in modo non equivoco a cagionarne la morte. Evento non verificatosi per cause indipendenti dalla sua volontà e, in particolare, per essere stata, la vittima, prontamente soccorsa dai presenti. Con l'aggravante del fatto commesso per motivi futili, avendo agito per vendicare il fratello Carmine per le lesioni subite alcune ore prima, per mano di Salvatore Maiorino”. L'accusa contesta anche la detenzione in luogo pubblico di una pistola calibro 9.

Gli elementi raccolti dagli investigatori dell'Arma, al momento del fatto e successivamente, fanno sì che continuino a sussistere i gravi indizi di colpevolezza. I carabinieri hanno subito appreso dalla vittima che a sparare i colpi di pistola era stato l'indagato e che poi era fuggito su viale Carlo Alberto Dalla Chiesa, con la pistola in mano, terrorizzando i presenti. Almeno quattro i bossoli repertati sul posto. A rendere più concrete le indagini sulla lite avvenuta in mattinata nel bar, le immagini recuperate dal sistema di videosorveglianza che riprendono l'intera scena del litigio tra Salvatore Maiorino ed il fratello di Massimo Pepe. La provocazione è giunta ai familiari di Maiorino, che erano al banco per prendere il caffè, già all'ingresso nel bar del fratello dell'indagato che avrebbe pronunciato la frase: “Buongiorno ai buoni e ai malament”. Alle parole, dopo un confronto faccia a faccia, seguivano subito i fatti: prima degli schiaffi, poi il pugno, sferrato da Maiorino, ad un occhio del fratello di Massimo Pepe. La vicenda accaduta in mattinata fa ritenere che la successiva sparatoria rappresenti il regolamento di conti messo in atto dall'indagato. Il momento della sparatoria è stato ricostruito con le numerose testimonianze raccolte sul posto e successivamente dai carabinieri. Un momento di forte panico all'interno dell'area del mercato e, come hanno dichiarato diversi testimoni durante la sparatoria, molti hanno abbandonato i banchi dei venditori ambulanti scappando via, lasciando la merce. Si ritiene che i colpi esplosi siano stati almeno otto durante l'inseguimento della vittima, da parte di Massimo Pepe, che correva pistola alla mano.

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