Scalea "Pena illegale”: due anni e mezzo di sconto per l'imputato

L'avvocato penalista Antonio Crusco ha basato la sua istanza su una nuova sentenza della Corte Costituzionale


Un'aula di Tribunale

SCALEA – 12 ago. 19 - Si tratta della prima decisione in materia di “pena illegale”. E per tale motivo beneficerà di due anni e mezzo di sconto di pena, rispetto alla sentenza iniziale, chiudendo, di fatto i suoi conti con la giustizia. L'avvocato penalista Antonio Crusco ha presentato una articolata istanza al tribunale di Vallo della Lucania, competente per il caso di un uomo che, da tempo, vive nella città turistica del Tirreno cosentino. Si tratta di un uomo di origini campane, S.N., da tempo domiciliato a Scalea.

A seguito della sentenza della corte costituzionale, la numero 40 del 2019, che ha riformulato la pena in tema di spaccio di droga: non più da 8 a 20 anni ma da 6 a 20 anni, l'imputato potrà beneficiare della riduzione della pena, a suo tempo, comminata dal tribunale di Vallo della Lucania. L’uomo, infatti, prima della sentenza della corte costituzionale era stato condannato dal tribunale del comune in provincia di Salerno. I giudici, nel prendere la decisione, avevano posto come base della pena da infliggere gli otto anni previsti. L’avvocato Antonio Crusco, a cui subito l’uomo ha conferito l'incarico dopo la condanna, ha sostenuto che la pena era illegale a seguito della decisione della corte costituzionale che ha rideterminato i paletti entro i quali effettuare la valutazione della condanna per lo spaccio di droga. Quindi, il penalista Antonio Crusco ha chiesto al tribunale di rimodulare la pena. Ieri il Gip, Tringali, in totale accoglimento dell’istanza dell’avvocato penalista Antonio Crusco ha ritenuto illegale la pena inflitta all’uomo domiciliato a Scalea. Una decisione, che farà breccia nella giurisprudenza. L’uomo, anzichè uscire dalla detenzione nell’anno 2021 uscirà fra pochi giorni, il prossimo 15 agosto 2019. Grande soddisfazione professionale è stata espressa dall’avvocato Antonio Crusco che ha sostenuto: «Questa è una prima pronunzia giurisdizionale su istanza defensionale in materia di pena illegale a seguito della sentenza della corte costituzionale numero 40 del 2019».

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