Scalea, lettera aperta al commissario alla Sanità Longo

Aggiornato il: 10 dic 2020

Inviata da Pino Cardillo di "Cara, vecchia Scalea", e diretta anche a Gino Strada di Emergency. Ennesimo grido d'allarme

SCALEA - 3 dic. 20 - I problemi della sanità, nell'alto Tirreno cosentino, sono ben noti. Da tempo, i cittadini subiscono l'assenza di presidi importanti e sempre più spesso per patologie più gravi preferiscono “emigrare” in altre strutture.

L'ennesimo grido di dolore proviene da un cittadino che, di emigrazione sanitaria, ne sa qualcosa. Pino Cardillo dell'associazione “Cara, vecchia Scalea”, scrive una lettera aperta al nuovo commissario ad acta per la sanità calabrese, Luigi Longo, e al fondatore di Emergency, Gino Strada, in questo periodo impegnato nella nostra regione. L'obiettivo è quello di esporre “i fatti di una malasanità (per meglio dire assente) nell’alto Tirreno cosentino. Costretti a curarci fuori regione e a fare i viaggi della speranza”. Cardillo non manca di sottolineare il suo pensiero tornando indietro nel tempo: “Giuseppe Scopelliti, presidente e commissario Asp della Regione Calabria, con una scelta scellerata per contenere i costi decide di chiudere circa 15 ospedali, tra i quali Praia a Mare, ospedale di frontiera, unico a presentare i conti in attivo, lasciando aperti Paola e Cetraro, distanti tra loro circa 25 km e lasciando l'alto Tirreno cosentino per oltre 50 km letteralmente scoperto da ogni assistenza sanitaria”.

E' una questione dibattuta tante volte: la tabella chilometrica delle distanze è impietosa: un intervento d'urgenza in piena estate potrebbe, ed è accaduto varie volte, voler dire morte per un paziente in gravi difficoltà. Ricorda ancora Pino Cardillo: “Come ex Asl n. 1 eravamo numerosi, come abitanti, e distanti numerosi km dagli altri ospedali, e da giugno a settembre la nostra zona è interessata da un turismo numeroso. Cito il solo dato di Scalea, circa 150 mila presenze che intasano le strade. Per raggiungere Cetraro oltretutto con una strada che attraversa tutti i paesi rivieraschi, con un disagio enorme, sia dai paesi dell'entroterra (Tortora, Aieta, Papasidero) con curve pericolose da percorrere ci vuole un'eternità”. Prosegue Cardillo: “Nessuno ha fatto niente, nel mentre molte associazioni, cittadini, per anni hanno denunciato questi disastri; dei cittadini sono morti per strada per mancanza di sanità”. L'abolizione dei servizi primari per risanare i conti ha generato il fenomeno della migrazione: “aggravando le casse dell'Asp. Non ci vuole uno stratega – afferma Cardillo - per capire che per risanare i conti, bisogna investire in modo che le persone non vadano fuori regione per curarsi a spese proprie, con un reddito da fame, facendo i viaggi della speranza, quando tutto questo si può fare da noi. La mia associazione si è sempre battuta per una sanità d'eccellenza.Eravamo assertori di una sanità che partisse dalla medicina di base, chiedevamo gli ospedali riuniti Praia-Scalea, per fare i poli d’eccellenza; solo così si riducono i costi, nel dare più assistenza alla nostra zona e cercare di portare dalla Basilicata pazienti da assistere. L'ex presidente del Asp di Cosenza il Dr. Franco Petramala, aveva approvato Praia come polo d’eccellenza, Scalea così come altre zone, casa della salute, in modo che gli ospedali non rimanessero intasati da ricoveri anomali. Bisogna sfruttare questi ospedali chiusi, cattedrali nel deserto, vedi Scalea, finito ma mai aperto. Il nostro appello è di organizzare una sanità a portata d'uomo; i progetti si iniziano sempre dalla testa mai dalla fine, quindi creare i poli d'eccellenza base primaria, poi organizzare la sanità di base, strumento indispensabile”.

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